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La sentenza del CdS ha determinato una situazione di totale disordine che mette a rischio
non solo il legittimo inserimento in graduatoria, ma anche i posti di ruolo già conquistati

Oggi, alle 15:00 presso il Miur – Salone dei Ministri, avrà luogo un incontro con la presenza del sottosegretario Vito De Filippo, per esaminare la situazione determinatasi a seguito della sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato nell’adunanza plenaria n. 11/2017.
Viene accolta la richiesta prontamente avanzate dalle OO.SS. Scuola di affrontare immediatamente la questione in sede politica, essendo difficilmente prevedibili i tempi e gli esiti di un’eventuale riproposizione del contenzioso ad altro livello.
La convocazione formale per l’incontro, firmata dal Vice Capo di Gabinetto, Rocco Pinneri, di cui abbiamo dato notizia nella seconda edizione di ieri (leggi la lotta dei maestri diplomati) smentisce platealmente tutte le voci farlocche girate in questi giorni che annunciavano il fallimento dell’incontro, con rinvio sine die.
Certo è che ha fatto notizia la sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso con cui si stabilisce che chi è in possesso di un diploma per l’insegnamento nella scuola primaria ante 2001/2002 non può essere inserito nelle GaE e, di conseguenza, non dovrebbe mantenere il posto di ruolo conquistato da anni!
Si tratta di una sentenza che, al di là delle motivazioni, peraltro alcune abbastanza fragili, pur se pienamente formali, quanto inadeguate nei contenuti essenziali (sic!), smonta gli insegnanti diplomati ante 2002, in quanto legittimamente abilitati, che da 15 anni si sono iscritti nelle GaE, hanno avuto accesso alle supplenze annuali ed anche ai posti di ruolo accantonati per loro.
Adesso, sotto il profilo giuridico ed amministrativo, la sentenza ha determinato una situazione di totale disordine che mette a rischio, come già detto, non solo il legittimo inserimento in graduatoria, ma anche i posti di ruolo già conquistati, mentre già le associazioni professionali e gli stessi sindacati invocano una sponda europea.
Quindi, che ben venga il tavolo politico di oggi pomeriggio, a condizione che tutti restino con i piedi per terra, tenendo conto 2 considerazioni essenziali:
1) questa sentenza ed i molteplici problemi connessi, sono la prova provata – ove ce ne fosse bisogno! – che il governo della scuola non può essere affidato all’esito di un ricorso, dei controricorsi e via di seguito, in assenza di norme precise;
2) parlare di decentramento e sburocratizzazione della scuola e poi ri-centralizzare le regole di reclutamento, dopo una deriva di 15 anni, è grave ed è colpevole da parte dei governi che si sono alternati a Palazzo Chigi e che hanno lasciato andare la barca secondo corrente … anzi secondo ricorso, rinunciando a decidere, a dirimere, a dare regole certe a tutti e per tutti. (n.b.)

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