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Negli ultimi 3 anni quasi 1200 senza ricambio  “turnover”

Lasciano il lavoro con incentivi perché stanchi e stremati da ritmi inumani. Stress, minacce e disorganizzazione inducono i lavoratori ad abbandonare il servizio pur non avendo i requisiti pensionistici. Ormai siamo al collasso. Ogni giorno è una lotta. L’ uno contro l’altro. Qualità del servizio e del lavoro che lascia a desiderare. Clima aziendale pessimo. Purtroppo siamo sempre in attesa di decisioni centrali ma nulla arriva. Anzi la parola d’ordine è:  “Siamo sempre in eccedenza”. 

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Molto facile dichiararlo osservando solo slide,  monitoraggi, parametri, tutti rigidamente riservati. Un’ azienda alle prese con nuovi progetti, piani strategici, industriali e mentre si attendono novità, nelle province siciliane si affonda. Si fa finta che tutto va bene. Sempre meno personale. 

Lavoratori presenti, diventati “tappabuchi” per colmare falle evidenti. Direttori e personale (tutto) che non reggono lo stress giornaliero dei capi che, malgrado le difficoltà palesi, minacciano ritorsioni e procedimenti disciplinari per il mancato raggiungimento di obiettivi, umanamente impossibili e sempre più “sfidanti”. Riorganizzazione del settore postale che lascia molto a desiderare. 

Naturalmente ci rendiamo conto che cambia il lavoro, la richiesta del cliente, del Business, strategie,  mercato, ricavi, ecc., ecc. ma il minimo, ribadiamo il minimo di risorse e strumenti l’azienda 

È obbligata”.  È un dovere. Se poi in aggiunta alla mancanza di risorse l’azienda non riconosce diritti (vedi sicurezza, serenità, ferie, trasparenza, attuazione accordi sottoscritti) quasi diventa una richiesta obsoleta per il datore di lavoro, allora il quadro è completo e dovrebbe fare seriamente riflettere gli addetti ai lavori. Naturalmente evidenziare numeri e fatti all’ opinione pubblica è O.O.S.S. per i citati motivi, adesso aspettiamo l’esito dei tavoli nazionale, dopo la positiva firma del contratto di lavoro,   sulle politiche attive del lavoro, per dare il giusto riconoscimento a questa regione e intraprendere un dialogo costruttivo per il bene comune. 

Occorrono fatti ! 

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