Ripartiamo dal digitale. Sdoganare lo smartphone a scuola non è una grande idea

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di Ninni Bonacasa

La Ministra Valeria Fedeli ha sdoganato lo smartphone in classe con il suo decalogo sull’uso del digitale a scopo didattico (leggi: 22-01-18-decalogo.pdf ), ed anche se esso è redatto con buon senso e tende a non demonizzare il “giocattolo”, fermo restando quanto ho avuto modo di scrivere nei mesi scorsi e non ultimo nell’articolo pubblicato il 22 gennaio scorso (leggi: soluzione-smartphone ), si sprecano le opinioni a favore, ma altrettanto quelle contro.
Scontato che didattica ed elettronica vadano a braccetto, ma nessuno osi affermare che non ci sono rischi per usi inopportuni, perché fra dire e fare … c’è di mezzo il mare!
E di “mare di guai” parla il professore Giuseppe Maiolo, docente di Psicologia dell’età della vita dell’università di Trento, il quale affronta questo complesso e delicato tema con due domande davvero elementari ma chiarificatrici del suo pensiero.
Domanda n. 1: Fareste andare il giro per strada un bambino in bicicletta senza avergli insegnato le prime regole di circolazione stradale?
Risposta n. 1: Certamente no!
Domanda n. 2: Dareste in mano un ciclomotore ad un ragazzino, permettendogli di andare in giro senza patentino e senza aver ricevuto adeguate informazioni sul comportamento da tenere sulla strada?
Risposta n. 2: Certamente no!
E allora, si chiede il docente universitario, perché i genitori e la famiglia danno in mano ai figli il telefonino senza dare informazione alcuna sull’uso corretto, mettendo regole, non controllandone l’utilizzo, non accompagnandoli nella conoscenza della rete? E così i bambini ed i ragazzini si arrangiano da soli e gli adulti spesso non conoscono quello che fanno i minori con il cellulare quando navigano da soli, magari a tarda ora della notte!
Nessuno parla di educazione digitale, osserva ancora il docente universitario trentino, però ora si “decreta” che con lo smartphone si può studiare, fare ricerca e formarsi, dimenticando però che il tablet, il cui utilizzo è sicuramente meno distraente e, come strumento di comunicazione, può essere davvero utile sia a livello didattico che educativo! E soprattutto perché non si cominciano a sviluppare sistematiche azioni di prevenzione dei tanti rischi ch i minori corrono in Internet, a partire dal cyberbullismo, ma non solo?
Per concludere, aggiungo io, per quale motivo, nonostante il PNSD della Buona Scuola, l’aggiornamento dei docenti è all’anno zero ed i docenti sanno solo usare maldestramente la Lim, se e quando la usano? Per vincere la sfida educativa dell’era digitale bisogna cominciare dall’inizio e non dalla fine, ma parecchi, a quanto pare, non lo capiscono! Ed allora? Spero solo nei professori e nel loro riconosciuto buon senso!