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Lo scorso 29 novembre la Commissione europea ha presentato un progetto con l’obiettivo di dare nuova linfa alla politica agricola comune (PAC) dell’UE – une delle politiche “storiche” dell’Europa – in modo tale da renderla adeguata alle esigenze future.

Si tratta cioè di introdurre norme più semplici e un approccio più flessibile in grado entrambi di garantire risultati più concreti a sostegno degli agricoltori, favorendo al tempo stesso uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura nell’UE.

 

“La comunicazione di oggi garantisce che la PAC raggiungerà obiettivi nuovi ed emergenti come la promozione di un settore agricolo intelligente e resiliente, il rafforzamento della tutela ambientale, dell’azione per il clima e del tessuto socioeconomico delle aree rurali. Segna inoltre un importante cambiamento di scala nell’implementazione della PAC: un nuovo sistema sostituirà quello attuale dando agli Stati membri e alle regioni un maggiore grado di sussidiarietà.”

Con queste parole il commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan ha lanciato la nuova politica, che sostanzialmente manterrà alla base i due pilastri della PAC: integrare il regime di pagamenti diretti agli agricoltori e le misure che consentono di gestire i mercati agricoli (primo pilastro) e aiutare le regioni rurali dell’Unione ad affrontare le sfide economiche, ambientali e sociali del XXI secolo (secondo pilastro). A ciò però si aggiungerà la definizione delle azioni necessarie al raggiungimento di obiettivi comuni convenuti a livello dell’UE ma lasciando ad ogni Statmo Membro la prerogativa di definire il proprio piano strategico (previa approvazione della Commissione) per il conseguimento di tali obiettivi. Passando dunque da un sistema di sorveglianza regolamentare ad un di controllo e valutazione sia dei risultati ottenuti sia dell’impiego coerente ed efficace dei finanziamenti ottenuti, le politiche saranno effettivamente su misura e percepite come più efficaci da chi le implementa, gli agricoltori appunto. Questo nuovo approccio risulta necessario alla luce delle sfide ambiziose che l’agricoltura si trova e si troverà ad affrontare in termini di produzione alimentare, quali i cambiamenti climatici e le pressioni sulle risorse naturali.

Altre proposte derivanti dalla rinnovata politica agricola sono:

  • Incoraggiare l’utilizzo di tecnologie moderne a sostegno degli agricoltori sul campo e garantire maggiore trasparenza del mercato e sicurezza
  • Maggiore attenzione agli sforzi per incoraggiare i giovani a diventare agricoltori, da coordinarsi con le competenze proprie degli Stati membri in settori quali la tassazione fondiaria, la pianificazione e lo sviluppo delle competenze
  • Rispondere alle preoccupazioni dei cittadini in merito alla produzione agricola sostenibile, incluse salute, alimentazione, sprechi alimentari e benessere degli animali
  • Ricercare azioni coerenti in linea con la dimensione globale della PAC tra le politiche, in particolare in materia di commercio, migrazione e sviluppo sostenibile
  • Creare una piattaforma a livello dell’UE sulla gestione del rischio per aiutare al meglio gli agricoltori a far fronte all’incertezza dovuta ai cambiamenti climatici, alla volatilità del mercato e ad altri rischi

Dal 2007 al 2013 l’UE ha stanziato 98 miliardi di euro per lo sviluppo rurale negli Stati Membri; stanziamento che è aumentato di 2 miliardi per il periodo 2014-2020. In linea con la necessità di maggiore semplificazione e flessibilità richiesta alla PAC, il 22 gennaio scorso la Commissione ha aperto una consultazione pubblica della durata di tre mesi con lo scopo di raccogliere le opinioni dei cittadini e delle parti interessate sui programmi di sviluppo rurali previamente citati attuati tra il 2007 e il 2013. L’obiettivo è quello di identificare punti di forza e debolezze dei programmi  agricoli UE in forma diretta, dimostrando l’importanza che riveste l’opinione di chi effettivamente attua e usufruisce di tali politiche.

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