Gli impegni leghisti sulla scuola in 5 punti

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di Ninni Bonacasa

Sembra tutta robetta facile da poter chiudere in fretta, invece sono problemi enormi!

Il segretario della Lega (ex Nord), Matteo Salvini, in conferenza a Strasburgo ha parlato anche di scuola ed ha strombazzato le sue ipotesi di modifica: cicli scolastici, docente prevalente ed altro ancora, riprendendo pari pari tutte le ipotesi già portate avanti in campagna elettorale dal suo Responsabile federale all’Istruzione, Mario Pittoni.
Giusto per fare un dettaglio, li elenco in sintesi:
1 – Unificazione di 5 anni di scuola primaria e 3 anni di scuola medi inferiore in ciclo unico ciclo implica l’introduzione del cosiddetto “maestro e professore prevalente” che si occuperà delle materie principali (italiano, storia, geografia, scienze) e seguirà la classe per tutta la durata degli studi; sarà affiancato dagli insegnanti delle materie specifiche (matematica, lingue, discipline sportive, discipline artistiche, musica). Quanto alle gestione delle cattedre nessuna parola né in campagna elettorale, né adesso, solo un laconico: “Ci stiamo lavorando, ma prima di tutto dobbiamo rimettere la macchina organizzativa del ministero che oggi è ingessata”. Semplice no?

2 – Attivare tutti gli strumenti a disposizione per riavvicinare i docenti al loro territorio per assicurare la “continuità didattica” e la “continuità affettiva”; il che significa superare l’attuale sistema di reclutamento.
3 – Per i futuri insegnanti, la Lega torna all’ipotesi dei concorsi su base regionale (non più nazionale); la Lega vuole anche eliminare la “chiamata diretta” dei docenti da parte dei dirigenti scolastici ed abrogare la regola che prevede che dopo 36 mesi da precario, senza assunzione definitiva, il docente non possa proseguire nell’insegnamento e per i docenti non abilitati la Lega vuole riattivare i Pas (Percorsi abilitanti speciali), oggi superati dalla Buona Scuola.

4 – Per i diplomati magistrali, che rischiano di non poter più insegnare dopo la sentenza sfavorevole del Consiglio di Stato la Lega ipotizza una modifica legislativa che estenda anche ad essi il principio della “graduazione”, oggi previsto solo per la scuola secondaria. Gli abilitati dell’infanzia e della primaria andranno inseriti in un elenco che diventerebbe una sorta di terza gamba rispetto alle GaE e alle GM del concorso 2016.

5 – Non manca, il ripristino della bocciatura secondo la logica tutta padana che lo “scarso impegno ed i comportamenti scorretti vanno sanzionati sul nascere, prima che degenerino”.
Sembra robetta di poco conto, ma i problemi sono enormi ed è inutile negarlo, e quindi ora che la campagna elettorale è finita (e male per giunta, almeno dal mio punto di vista! ndr) sarebbe opportuno non sparare più balle e fanta-programmi roboanti e piuttosto che continuare a proporre cose irrealizzabili, perché sulla scuola non cominciano a fare proposte più realizzabili che, comunque, implicano coraggio?
Qualche ideuzza random? Perché no!
– Perché non parlare di valorizzazione del personale della scuola?
– Perché non parlare di edifici scolastici sicuri (e non solo imbellettati!) e soprattutto adeguati alla nuova didattica?
– Perché non parlare di innalzamento dell’obbligo a 18 anni?
– Perché non parlare di allungamento del tempo scuola su scala nazionale?
– Perché non parlare del tempo pieno che al Sud (che è stato generoso in fase elettorale! ndr) riguarda solo un bambino su dieci?
– Perché non parlare di riduzione degli alunni per classe?
– Perché non aprire le scuole anche di pomeriggio, ovviamente pagando docenti e personale, per consentire ai ragazzi di accedere alle biblioteche ed ai laboratori informatici? Ha senso continuare a tenerli chiusi sempre nelle ore extrascolastiche? Le palestre perché non si aprono agli alunni piuttosto che darle in concessione alle associazioni sportive che, guarda caso, fanno pagare gli stessi alunni della scuola per fare pallavolo o basket o judo?
– Perché non parlare dei compiti a casa, che sarebbe meglio si facessero a scuola?
– Perché non parlare di rendere obbligatorio il quinto anno della scuola dell’infanzia?
– Perché non abolire la sperimentazione del liceo breve? Oppure l’argomento e tabù perché fa comodo agli industriali?
– Perché non parlare di revisione radicale dell’attuale modello di Alternanza Scuola-Lavoro?
– Perché non parlare della riforma del sistema scolastico nel suo complesso invece di parlare solo di ciclo unico tralasciando tutta la scuola secondaria di secondo grado?
In ultima analisi i parlamentari vecchi e nuovi che oggi occuperanno gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama si rendono conto che parlare di istruzione, scuola e cultura, significa formare le future leve che saranno al potere nei prossimi venti o trenta anni?