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Proseguendo nell’evoluzione iniziata negli scorsi anni, con la Legge di Bilancio 2018, il Governo ha istituito l’obbligatorietà della Fatturazione Elettronica tra privati a partire dal 1 gennaio 2019.

Dal 1 luglio 2018 scatterà l’obbligo per i subappaltatori della PA e gli operatori della filiera dei carburanti mentre dal 1° gennaio 2019 l’obbligo sarà esteso a tutte le operazioni economiche tra aziende attraverso il sistema di interscambio Sdi, lo stesso utilizzato per le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione già dal 2014.

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Con la novità si vogliono semplificare le procedure di fatturazione, dematerializzare i documenti ma, soprattutto, si vorrebbe controllare meglio il flusso di denaro tra le aziende al fine di ridurre l’evasione fiscale.

Ma non tutti sono pronti, fra questi la categoria dei benzinai,  i quali il 26 giugno incroceranno le braccia scioperando.

La protesta si svolgerà per il corso dell’intera giornata: quindi a partire dalla mezzanotte del giorno precedente fino alle 24.00 di martedì 26 giugno.

Aggrava la situazione il fatto che lo sciopero avvenga in estate, tempo di partenze e spostamenti intensi.

A rendere note le agitazioni sono le organizzazioni dei gestori degli impianti di rifornimento – Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc-Anisa-Confcommercio – che evidenziano che il blocco coinvolgerà sia la rete ordinaria sia la viabilità autostradale.

Inoltre le associazioni informano che saranno coinvolti nello sciopero tutte le tipologie di carburante: Diesel, Metano, Gpl e Benzina.

I motivi della protesta portati avanti dalle tre organizzazioni le quali rappresentano  20.000 lavoratori  scaturisce dal’imminente obbligatorietà della fatturazione elettronica.

Secondo i sindacati ci sarebbero stati troppi ritardi e le indicazioni fornite si sarebbero rivelate poco chiare sia per quanto riguarda le modalità operative sia per la fornitura di supporti tecnologici che l’amministrazione pubblica aveva promesso; pertanto se l’obbligo partisse come previsto la rete distributiva sarebbe a rischio di blocco e paralisi.

Pertanto le organizzazioni sindacali chiedono un decreto urgente con cui si rinvii la scadenza troppo vicina del 1° luglio,  malgrado le ripetute sollecitazioni avanzate anche direttamente verso il Ministero dell’Economia.

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