Pagamenti in contanti: è giusto limitarli o liberalizzarli  come in Germania e Austria?

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Negli ultimi giorni il tema della soglia limite per il pagamento in contanti è tornata fortemente in auge per effetto delle dichiarazioni del vice presidente del consiglio e ministro degli interni Matteo Salvini che, durante una breve intervista in Piazza Montecitorio, ha dichiarato che per lui il limite all’uso dei contanti può essere totalmente abolito.

Ma ricordiamo quali sono le regole regole e sanzioni,  e qual è l’importo limite per i pagamenti in contanti del 2018.

Il limite all’uso dei contanti 2018 è 3.000 euro (2.999,00 euro per la precisione), salvo per il money transfer che è fermo al limite dei 1.000 euro.

Tale limite comporta che:

fino a 2.999 euro è possibile dare soldi in contanti ad un’altra persona/azienda;

da 3.000 euro in su è necessario l’utilizzo di strumenti tracciabili (bonifico bancario, carta di credito, ecc.) per poter trasferire risorse da un soggetto ad un altro.

Le sanzioni in caso di violazione del limite all’utilizzo dei contanti sono state recentemente riformate dal D.Lgs. 90/2017:

Soglia limite pagamento contanti Sanzioni parti contraenti Sanzioni professionisti obbligati alle segnalazioni
Fino a 250.000 euro Da 3.000 a 50.000 euro Da 3.000 a 15.000 euro
Oltre 250.000 euro Da 15.000 a 250.000 euro Da 3.000 a 15.000 euro

Le sanzioni vengono commisurate all’effettivo importo della violazione commessa.

La normativa attualmente vigente prevede quindi il divieto di pagare ad uno stesso soggetto e nella stessa giornata, importi in contanti pari o superiori ad euro 3.000.

Tuttavia, la stessa normativa consente il pagamento rateizzato in contanti di operazioni economiche che fisiologicamente si prestino a tale situazione: si pensi ad una cura medica presso il dentista per esempio.

Questo è il contesto legislativo in cui si inserisce la proposta del leader della Lega Matteo Salvini di abolire il limite dei contanti, passando dai 3.000 euro attuali a nessun limite.

In Europa vi sono grandi Paesi – Germania e Austria in primis – che non hanno alcun limite all’uso dei contanti, oppure che ce l’hanno ma a livelli abbastanza alti.

Eppure in questi Paesi il tasso di evasione fiscale è basso, o comunque non paragonabile a quello che abbiamo in Italia.

Pertanto  la ratio legis di tutte le normative che comportano il limite all’uso dei contanti per i pagamenti è proprio quella di ridurre il rischio di evasione fiscale (oltre che di riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite).

Di conseguenza, da questo punto di vista Salvini ha gioco facile a dire che i limiti all’uso dei contanti per i pagamenti in vigore nel 2018 sono eccessivamente restrittivi e rischiano di non produrre alcun effetto reale di contrasto all’evasione fiscale.

Tuttavia, dall’altro lato occorre considerare come molti studi empirici evidenzino che i Paesi con un limite (anche non eccessivamente) basso all’uso dei contanti riescono a contrastare meglio le associazioni criminali dedite al riciclaggio.

Circa due anni fa, per esempio, l’ex ministro Pier Carlo Padoan (economista che ha lavorato all’Ocse e al FMI) disse che il limite ai contanti accompagnato da incentivi all’uso di pagamenti tracciabili ha prevedibili effetti positivi sui consumi.

La stessa Agenzia delle Entrate, nonché la dottrina giuridico-tributaria prevalente affermano da sempre che “l’uso eccessivo del contante rende possibile una buona parte dell’evasione e che le organizzazioni mondiali dedite a criminalità organizzata, riciclaggio e corruzione hanno la vita più facile grazie all’assenza di limiti all’uso dei contanti”.