Unicredit. A Messina cresce il malcontento dei lavoratori, sindacati sul piede di guerra

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Venti di guerra a Messina in Unicredit e monta la protesta delle rappresentanza sindacali aziendali Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin, come si legge in una nota trasmessa a tutti gli organi di stampa.

La protesta va fuori dai tavoli negoziali è diventa pubblica.

“I lavoratori del settore del credito di Unicredit Messina – dichiarano congiuntamente in una nota  i sindacati Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin, –  giorno 14 Giugno si sono riuniti in assemblea, alla presenza di tutte le rappresentanze sindacali aziendali  per fare il punto sullo stato dell’arte in relazione a tutte le problematiche  presenti nei luoghi di lavoro cittadini”.

“Da tempo  – stigmatizzano i sindacati – abbiamo denunciato il costante abbandono del territorio da parte di Unicredit, che pur definendosi  Banca del Territorio,  non esita a chiudere, in maniera costante, agenzie in città e provincia, non tenendo conto del ruolo sociale che svolge anche in quelle realtà dove con la chiusura viene meno il contatto con la comunità locale”.

“Basta ricordare  –  aggiungono – che Unicredit nasceva dall’unificazione del vecchio Credito Italiano con il gruppo Capitalia (Banco di Sicilia e Banco di Roma) ed aveva assunto, nel tempo, un ruolo riconosciuto di banca di riferimento regionale, che oggi si è perso,  motivo per cui riteniamo che sia ancora più profonda l’opera di ristrutturazione a cui stiamo assistendo”.

“Gli argomenti affrontati nell’Assemblea hanno riguardato – spiegano Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin –  organici ridotti a causa degli esodi e dei ricorrenti piani industriali che hanno ormai cadenza annuale, chiusura delle agenzie, vendita di pezzi di azienda come il pegno, pressioni commerciali esagerate con ripetuti e costanti messaggi al limite della violazione della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori,l’abitudine dell’azienda a svolgere, spesso, riunioni e mansioni lavorative fuori orario di lavoro non riconoscendo alcuna forma di retribuzione straordinaria, organizzazione del lavoro deficitaria , come stampanti dislocate lontano dalle postazioni di lavoro e condivise tra più colleghi, carenza di carta per le stampanti, carenza di toner per le stesse, spesso assenza di normative per le nuove linee di lavoro, carenze igienico sanitarie dei locali adibiti al lavoro, rallentamenti nella trasmissione dati relativi sia alle operazioni di sportello che a quelle commerciali con tempistiche che creano disagi sia ai lavoratori che all’utenza costretta a tempi lunghi per effettuare qualsivoglia operazione , pur perseguendo la banca il trasferimento dei servizi sui canali telematici che, comunque, si appoggiano sugli stessi server obsoleti”.

“ Tutto ciò –  concludono –  lede i diritti dei lavoratori creando un clima di tensione sul lavoro, diventando terreno fertile per i disservizi e lo stress da lavoro correlato, e  in mancanza di risposte adeguate e celeri, siamo pronti su mandato dei lavoratori ad  attivare una mobilitazione che possa anche concretizzarsi in azioni di lotta quali manifestazioni pubbliche e sciopero”.