Palermo. Trattativa tra Stato e mafia, depositate motivazioni della sentenza

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Sono state depositate questa mattina le motivazioni della sentenza sul processo sulla trattativa tra Stato e Mafia dalla corte d’assise presieduta da Alfredo Montalto (a latere Stefania Brambille). Le motivazioni (5252 pagine) per una sentenza che il 20 aprile scorso ha condannato (come richiesto dai pm Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi) a dodici anni gli ex generali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni; stessa condanna anche per l’ex senatore Marcello Dell’Utri; 8 anni per l’ex colonnello Giuseppe De Donno; ventotto per il boss Leoluca Bagarella. E assoluzione dall’accusa di falsa testimonianza per l’ex ministro Nicola Mancino, “perché il fatto non sussiste”. Condannato anche Massimo Ciancimino, supertestimone del processo, a 8 anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, è stato invece assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Motivazioni che sono arrivate in una giornata particolare, ovvero il 26esimo anniversario della strage di via d’Amelio, dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. E la trattativa, secondo le motivazioni della sentenza, potrebbe avere dato una accelerazione alla decisione di organizzare la strage di Via D’Amelio.

Secondo i giudici “non c’è dubbio quell’invito al dialogo pervenuto dai carabinieri attraverso Vito Ciancimino costituisca un sicuro elemento di novità che può certamente avere determinato l’effetto dell’accelerazione dell’omicidio di Borsellino” con la finalità di approfittare “di quel segnale di debolezza proveniente dalle istituzioni dello Stato e di lucrare, quindi, nel tempo dopo quell’ulteriore manifestazione di incontenibile violenza concretizzatasi nella strage di via d’Amelio, maggiori vantaggi rispetto a quelli che sul momento avrebbero potuto determinarsi in senso negativo”.