Antitrust. Google riceve un’ammenda di 4,34 miliardi di euro

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La Commissione europea ha inflitto a Google un’ammenda di 4,34 miliardi di euro per violazione delle norme antitrust dell’UE. Dal 2011 Google impone ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di reti mobili restrizioni illegali volte a consolidare la propria posizione dominante nel comparto delle ricerche generiche su Internet.
Nel giugno 2017 la Commissione aveva già inflitto a Google una multa di 2,42 miliardi di € per aver abusato della posizione dominante del proprio motore di ricerca, concedendo un vantaggio illegale al proprio servizio di acquisto comparativo. La Commissione sta attivamente monitorando il rispetto di Google di tale decisione.
Google ottiene la maggior parte delle proprie entrate dal suo prodotto di punta, il motore di ricerca Google Search. L’impresa ha presto compreso che il passaggio dai computer desktop all’Internet mobile, cominciato a metà degli anni 2000, avrebbe rappresentato un cambiamento fondamentale per Google Search ed ha quindi messo a punto una strategia per anticipare gli effetti di tale cambiamento e far sì che gli utenti continuassero ad usare Google Search sui loro dispositivi mobili.
La decisione della Commissione riguarda tre tipi specifici di restrizioni contrattuali che Google ha imposto ai produttori di dispositivi e agli operatori di reti mobili e che hanno permesso a Google di utilizzare Android come strumento per consolidare la posizione dominante del proprio motore di ricerca. In altri termini, la decisione della Commissione non riguarda il modello open source né il sistema operativo Android per se.
La decisione della Commissione conclude che Google occupa una posizione dominante sui mercati dei servizi di ricerca generica su Internet e dei portali di vendita di applicazioni per il sistema operativo Android. Google detiene una posizione dominante sui mercati nazionali della ricerca generica su Internet in tutto lo Spazio economico europeo . In gran parte degli Stati membri del SEE, Google detiene quote superiori al 90%. Tali mercati sono caratterizzati da notevoli barriere all’ingresso. Le barriere sono dovute a l numero di utenti che usa un sistema che causa una maggiore attenzione da parte degli sviluppatori, e ciò a sua volta attrae un numero maggiore di utenti. Inoltre, per sviluppare un sistema operativo per dispositivi mobili sono necessarie risorse ingenti. La Commissione ha comunque svolto indagini per valutare in che misura la concorrenza per gli utenti finali tra dispositivi Apple ed Android e ha concluso che questo tipo di concorrenza non limita sufficientemente Google.
Detenere una posizione dominante non è di per sé illegale ai sensi delle norme antitrust dell’UE. Tuttavia, le imprese dominanti hanno la particolare responsabilità di non abusare di tale potere limitando la concorrenza nel mercato in cui sono dominanti. Google ha adottato tre distinti tipi di pratiche, tutti funzionali al consolidamento della propria posizione dominante nel comparto dei servizi di ricerca generica su Internet: l’abbinamento illegale delle applicazioni Google relative alla ricerca e al browsing, pagamenti illegali in cambio della preinstallazione di Google Search, ostruzione illecita dello sviluppo e della distribuzione di sistemi operativi Android concorrenti.
le pratiche di Google hanno danneggiato la concorrenza e la ricerca di ulteriori innovazioni nel più ampio contesto dei dispositivi mobili, al di là delle semplici ricerche su Internet, avendo impedito ad altri browser per dispositivi mobili di competere efficacemente con il browser preinstallato Google Chrome. Infine, Google ha ostacolato lo sviluppo delle versioni di Android non autorizzate da Google, che avrebbero potuto costituire una piattaforma in grado di stimolare l’attività di altri sviluppatori di applicazioni.
L’ammenda di €4.342.865.000 inflitta dalla Commissione tiene conto della durata e della gravità dell’infrazione.

Giacomo Pigni
Francesco Laera