PALERMO nell’anno della speranza – la prospettiva di una cosmopolita

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Vista di Palermo dal Monte Pellegrino
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Di Dorina Achelaritei

“Chi ha il lavoro a Palermo è fortunato”, mi ha detto un immobiliarista l’anno scorso quando pensavamo di comprare un appartamento in città…

FORTUNA è la parola giusta… la vita in Italia attrae e inganna tanto, specialmente per le apparenze così idilliache…  e questo non si vede quando si va a spasso sulla (adesso) pedonale Via Maqueda, ma quando si va, per esempio, dal Giardino della Zisa verso il Palazzo dei Normanni, sulla Via Colonna Rotta… e non solo… strade che fanno parte del passato, di una Palermo che avevo visto nei film degli anni 90.  
Questa è stata la mia quarta volta a Palermo e ho cercato di notare i miglioramenti subiti dalla urbe millenaria negli ultimi anni… ce ne sono, ma pochi rispetto ai bisogni. Forse questi aspetti si vedono più chiaramente quando si viene da fuori, da un mondo soltanto diverso, certamente non migliore.

Dovrei innanzitutto precisare che tutto questo viene detto da una viaggiatrice molto soggettiva nei confronti dell’Italia.
Dalla prima volta che ho messo piede sulla penisola (più di 12 anni fa), c’è stato questo fascino nutrito dalle mie letture, dalla storia, dal cinema italiano (dal neorealismo ai film di Verdone) – un fascino concretizzato nella realtà: le palme, gli uomini, la lingua che avevo imparato velocissimo… la mia immagine dell’Italia era così ben definita… sembrava il paese della dolce vita, delle promesse, sentivo che c’era qualcosa che mi aspettava… e sì, le emozioni sono importanti… da quel primo momento a Roma, non ho potuto staccarmi mai più dal sud italiano – è diventato la mia ossessione, un’attrazione irresistibile che mi faceva e mi fa ancora tornare… così ho iniziato a “indagare”, a girare questa terra che esercitava tanta influenza su di me…

Comunque, questo fascino non può compensare o cancellare quello che accade di negativo a Palermo o nelle più belle città italiane del Sud: la negligenza per quanto riguarda la pulizia. Il patriottismo locale ci deve essere, ed è giusto che ci sia, ma senza il benedetto spirito critico, le cose non migliorano…

E pochissimi turisti sono anche degli esploratori…

Io faccio parte della seconda categoria e osservando Palermo ricordo, purtroppo, i tipici problemi delle periferie, che non sono estranei neanche per l’Est… l’insicurezza, i fondi europei che svaniscono senza tracce, la condanna alla precarietà – conosco tutti questi problemi dal mio paese d’origine… Sarà l’eredità latina la colpevole della predilezione per la relatività e corruzione cronica?…


Ho parlato con tantissimi turisti tedeschi che sono sbarcati in Sicilia durante una crociera nel Mediterraneo; alcuni hanno avuto un giorno solo per “sperimentare” il capoluogo siciliano, e l’aspetto culturale è stato l’ultimo che gli ha colpiti… Un conoscente mio mi ha raccontato una visita guidata fatta in motoape, che aveva prenotato mesi prima… peccato che l’immondizia e le strade scure del centro storico (e quindi, insicure agli occhi di un tedesco) gli hanno ispirato più tristezza che ammirazione – sensazione che ha prevalso sulla emozione culturale… Così si vede Palermo dalla Germania…


È vero, i tedeschi amano l’Italia – ma amano soprattutto l’immagine di una Italia idilliaca, della cultura e l’arte, di una Toscana salubre e asettica, in altre parole, di una Germania con un clima Mediterraneo, cibo squisito e gente sempre sorridente. Palermo è per questa categoria turistica (che non cerca l’avventura, ma la comodità – meno interessante forse, ma sicuramente più profittevole per il turismo) troppo “hard core”… anche per i berlinesi così alternativi… può darsi che i turisti “regolari/professionali” ci provino una volta, spinti dalla curiosità, ma quelli che tornano, torneranno sempre a posti come Viareggio, dove i miei vicini di casa di Berlino vanno ogni estate, ormai da più di 15 anni.


Senza dubbio, vale la pena investire nella promozione turistica dell’Italia in Germania: l’Istituto culturale italiano di Berlino e l’Ambasciata se ne occupano costantemente. Nonostante ciò, quest’anno non c’è stato nemmeno un evento che riguardasse Palermo come Capitale Italiana della Cultura 2018… domanda retorica: come mai? Ovviamente, perché il panorama palermitano così com’è adesso non incoraggia i turisti tedeschi a tornare… Anche se, in verità, Palermo è una città straordinaria dal punto di vista del patrimonio culturale e artistico, è una perla per i connaisseurs, per quei coraggiosi che non temono la vista di una stazione meno che accogliente o un lungomare desolante, trascurato… il potenziale storico e naturale ESISTE in abbondanza, ma se tutto questo viene imbrigliato dalla pura negligenza, trascuratezza, dalla carenza di interesse sia per le norme edilizie che per un minimo di attenzione all’estetica e pulizia stradale?… nessuno può rimanere solo al centro durante il suo soggiorno (e sarebbe peccato farlo)… ma uscirne fuori vuol dire scontrarsi con una dura realtà…

Non so chi vincerà la battaglia per Palermo… A) La tentazione di far sparire i fondi europei di quest’anno con l’eterna scusa amministrativa di “abbiamo fatto del nostro meglio”… o

B) il desiderio di risanare la città con degli sforzi veri e propri del sindaco e della gente, avendo capito che la moltitudine di eventi culturali del 2018 non può migliorare in modo significativo e sostenibile la vita degli abitanti?…

(Una tendenza ormai molto “in”, prendendo in considerazione il fatto che la mia patria, Romania, applica la stessa strategia del diversivo, ignorando i problemi urgenti anche nell’anno del Centenario Nazionale…)