Lettera aperta al comandante della nave che affonda, al condottiero Gianfranco Micciché

0
279
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  • 6
  •  
  •  
  •  
    6
    Shares

 

Una nave alla deriva con sei milioni di persone a bordo, abbandonata ad un destino infame. Con figli disperati che emigrano. Padri disperati che a stento sbarcano il lunario, ma che pagano privilegi e benessere a chi guida quella nave, nella speranza che qualcuno faccia qualcosa, ottenendo in premio il nulla.

Sentendo dichiarare in questi anni al nostromo di quella nave, proprio lei signor presidente, che non si vive con 5000 euro al mese, che vanno difesi privilegi e storture di una Sicilia che va a pezzi.
A Genova è crollato un ponte. Verrà ricostruito.

Un ponte analogo è chiuso da tempo ad Agrigento. Probabilmente prima del crollo del ponte di Genova lei neanche conosceva questo ponte chiuso nella terra di Pirandello, come temo che ancora ignori le condizioni della viabilità dell’intera isola. Una enorme mulattiera nel cuore del Mediterraneo. La sua Sicilia va in pezzi. Non la Lombardia.

La classe politica del Nord si è presa cura del Nord. La classe politica del Sud, dove mi pare abbia militato lei, e da protagonista, in questi venti anni si è presa cura di nulla: per esserne certo, nella strada di ritorno dal porto di Catania si fermi nei paesi dell’entroterra, nei quartieri delle periferie, parli con i padri di figli emigrati, conservi qualcuno dei suoi abiti usati anche per loro.
Faremo in modo di fare girare anche quelle foto, se è questo il punto.

C’è tanta disperazione dentro le case e nei cuori. C’è fame e miseria.
Sei milioni di persone vanno a fondo ogni santo giorno. Signor Comandante.

Lei che diventa eroe della sinistra ipocrita, che sale a bordo di una nave con un sacchetto della spesa riempito di abiti usati. E va sulla nave in favore di telecamera, questa è forse l’immagine più drammatica di questa crisi della Sicilia e della politica. Tutto per un po’ di ribalta, purché non ci si occupi dei problemi quotidiani della sua gente.

Il mondo dorato di privilegi nei quali ha vissuto, il niente che ha fatto per questa terra, le oggettive responsabilità politiche, la fiducia plebiscitaria che ha tradito e che continua a tradire quotidianamente adesso con l’immobilismo legislativo della sua presidenza, non la rende credibile con quel sacchettino pieno di lacrime mediatiche. O forse ne è la degna rappresentazione.

E mentre questa nostra nave affonda, sappiamo che al momento opportuno lei la lascerà, dopo “l’inchino” di cui anche lei ed alcuni suoi amici siete artefici, l’inchino che in questi venti anni ha determinato il naufragio di un intero popolo. Probabilmente scenderà per primo, sazio e salvo dalla nave. Come usa certa Italia.

Quando questo avverrà penseremo che avremmo voluto qualcun altro a guidarla questa nostra nave. Qualcuno che avesse dato un qualche segnale di amare questa isola, di soffrire per lei. Di mettersi anche a muso duro con il mondo, se necessario, per difenderne i propri figli.
Anche uno che qualcuno, con la sua storia politica, potrebbe definire stronzo.
Ma che non ha mai tradito la sua gente ed il suo popolo.

Quanto mi piacerebbe poterlo dire dei comandanti che in questi venti anni hanno guidato questa nostra povera nave: la Sicilia.

Igor Gelarda