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Precisazione del generale Antonio Subranni, comandante del Ros dei Carabinieri dal 1990 al 1993, “con riferimento agli articoli di stampa comparsi ieri, 11 settembre, sul quotidiano La Repubblica, a firma di Salvo Palazzolo, dal titolo ‘Peppino Impastato giustizia negata per i depistaggi di Stato’, e oggi, 12 settembre, sul Il Fatto Quotidiano, a firma di Giuseppe Lo Bianco, dal titolo ‘Delitto Peppino Impastato: Subranni depistatore, salvato dalla prescrizione’, con i quali si dà atto della archiviazione dell’indagine relativa alla morte di Peppino Impastato”.

Subranni “ritiene necessaria, per una corretta e completa informazione, aggiungere alcuni dati completamente trascurati dalle pubblicazioni”. “In primo luogo – spiega – è necessario rimarcare come il provvedimento di archiviazione per prescrizione sia intervenuto dopo delle indagini della durata ultradecennale, senza che in questo lunghissimo periodo di tempo sia stato raccolto alcun elemento definitivo di giudizio a mio carico. Che parimenti, trattandosi di indagini, gli atti non sono stati mai posti nella mia disponibilità e, quindi, nessun apporto in termini di contraddittorio, a mio favore, ho potuto offrire al precedente P.M. che, evidentemente, ha maturato alcune conclusioni senza tenere conto della versione difensiva e senza sottoporre le proprie tesi al vaglio di un giudice. Che sarebbe stato utile, in tal senso, rappresentare ai vari Pubblici Ministeri – che hanno avuto competenza sul fascicolo – che, alla notizia della morte a Cinisi di Peppino Impastato, i primi investigatori intervenuti sono stati, in ordine cronologico, il comandante della Stazione dei Carabinieri di Cinisi, il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Partinico, il procuratore capo (reggente) della Repubblica di Palermo assieme a un altro giudice di Palermo, il sottoscritto, l’allora maggiore Antonio Subranni, con il proprio personale dipendente e un funzionario della Digos della Questura di Palermo”. “Per quanto riguarda, infine, le dichiarazioni del sig. Giovanni Impastato, sono definibili gravi e calunniose e, su queste, sarà fatta un’attenta valutazione in sede legale dal momento che, seguendo un ragionamento personale e non supportato da nessun elemento investigativo o di altro genere, indicano nel sottoscritto, il generale Antonio Subranni, il responsabile della strage della caserma di Alcamo”

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