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“È intollerabile l’attacco frontale alla pesca professionale  dai banchi della Commissione Attività produttive dell’Ars e condanniamo convintamente il giudizio sommario schierandoci apertamente a sostegno del diritto al lavoro dei pescatori, categoria tra le più vessate dalle scelte dell’UE.
A sostenerlo Giuseppe Messina, Segretario regionale Ugl, commentando l’episodio accaduto ieri durante l’audizione in Commissione di merito al Parlamento siciliano dei componenti della Commissione Consultiva Regionale della Pesca”.
“Prendiamo le distanze da chi, in maniera anacronistica – prosegue – ha accusato imprese di pesca e pescatori di aver distrutto il Mar Mediterraneo con una attività di cattura fuorilegge, emettendo, durante l’audizione, una sentenza sommaria, fuori luogo e non veritiera, assumendo le difese della pesca ricreativa ed alzando le barricate a tutela delle migliaia di pseudo sportivi che saccheggiato i mari, senza regole ed il alcuni casi nella illegalità, sottraendo capacità di cattura alle imprese ittiche che producono economia, sostengono il Pil regionale e garantiscono il sostentamento a circa 10 mila famiglie, quindi lavoro”.
“Di fronte allo sforzo del governo regionale, delle parti sociali e dei rappresentanti della ricerca scientifica verso la stesura di una proposta di legge condivisa e partecipata da sottoporre al voto sovrano dell’Aula di Sala d’Ercole – sostiene Messina – la posizione arcaica e priva di supporto scientifico e statistico di certa politica rappresentata ieri in Commissione parlamentare, fa male a questa terra, mortifica una intera categoria fatta di lavoratori e non di bracconieri è non fa bene alla politica, quella con la P maiuscola”.
“La Sicilia ha bisogno del sostegno di tutti perché dopo 18 anni possa dotarsi di uno strumento legislativo innovativo ed al passo con la nuova Politica Comune della Pesca – conclude – e la parte sana della politica siciliana vigili affinché i diritti costituzionali dei cittadini siciliani e storici dei pescatori non vengano calpestati da qualcuno che, grazie al consenso popolare, siede a Sala d’Ercole pensando di poter assurgere a ‘giustiziere del mare’”.

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