Unicredit. Accordo Nazionale con i sindacati, su pressioni commerciali, formazione, organizzazione del lavoro, e nuove assunzioni

0
160
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  • 7
  •  
  •  
  •  
    7
    Shares

Decisamente in controtendenza appare il nuovo piano di assunzioni di UniCredit Italia, alla luce di una situazione contingente italiana che va verso l’opposto, frutto di un accordo con i sindacati di categoria Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca e UniSin che ritengono soddisfacente, il quale comprende svariati punti fra i quali le pressioni commerciali, la formazione, l’organizzazione del lavoro, e fattore determinante per l’esito positivo della trattativa il nuovo piano assunzioni.
Non si è arrivati dichiarano i sindacati facilmente a tale accordo, sono dovuti trascorre mesi durante i quali l’Azienda si è dimostrata sorda a tutte le segnalazioni e le iniziative del Sindacato, culminate anche in scioperi locali, sui temi delle pressioni commerciali, carenza di organici, formazione insufficiente e disorganizzata, disfunzioni organizzative mai risolte.
Dal percorso di mobilitazione conseguenza della totale indifferenza da parte aziendale, a detta dei sindacati, a novembre si è intrapreso il percorso di mobilitazione di tutti i Lavoratori e Lavoratrici di UniCredit che sarebbe sfociata in uno sciopero nazionale entro la prima decade di gennaio del 2019.
Nell’ambito di questa vertenza, tra il 19 e il 21 dicembre, le organizzazioni sindacali sono riuscite insieme a raggiungere l’importante intesa del 21 dicembre.
Questa indifferenza di Unicredit ha fatto scalpore, in quanto in netta contrapposizione con “La Carta di Integrità” di cui si è dotata l’azienda stessa, risultato di un processo che ha coinvolto molteplici attori all’interno per arrivare, attraverso un confronto sulla cultura aziendale, alla declinazione di un insieme di principi volti a orientare lo svolgimento dell’attività lavorativa con un quadro di riferimento che è quello di indicare un set di valori e comportamenti capaci di esaltare al massimo le capacità e l’imprenditorialità dei lavoratori , garantendo all’azienda una creazione di valore sostenibile nel tempo.
Un documento invidiato da tutto il mondo bancario e sindacale, ma nei fatti da parte aziendale contraddetto.
Nonostante tutto, nell’ambito di questa spinosa vertenza, tra il 19 e il 21 dicembre, le organizzazioni sindacali sono riuscite insieme a fare la quadra e a raggiungere l’importante intesa del 21 dicembre.
Fra i temi più “caldi” il nuovo piano assunzioni, emanazione comunque di una consistente cura dimagrante in corso d’opera, che prevede un programma di esodi anticipati della forza lavoro, finanziati dal Fondo di Sostegno al Reddito (Fondo di Solidarietà), l’ammortizzatore sociale del settore ABI, e quindi dai dipendenti stessi.
Entriamo nei particolari del nuovo piano assunzioni 2019 come comunicatoci dai sindacati Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin.
“Nei primi mesi del 2019 saranno effettuate 110 nuove assunzioni direttamente destinate alle filiali e suddivise tra tutte le Region (con contratto a tempo determinato con durata 5 mesi), che si aggiungo alle assunzioni già previste per il 2019 in base agli accordi stipulati (420 nuovi assunti/e).
Tali 420 nuove assunzioni saranno anticipate ai primi sei mesi del prossimo anno con la finalità di programmare in tempo utile la sostituzione dei colleghi/e in uscita a luglio 2019 per esodo/pensione.
Le nuove assunzioni saranno destinate alla rete commerciale (prevalentemente Unicredit Direct) con successivi adeguati passaggi di personale verso le filiali (con un numero minimo iniziale di 40, a partire dal secondo semestre)”.
In Sicilia in particolare, terra martoriata dal lavoro precario (quando si trova), sono previste 10 assunzioni, di certo non il massimo, che comunque contestualizzate alla inoccupazione dilagante e alla disoccupazione cronica dell’isola, appare come un dato foriero di nuove aspettative.