Rossana Lo Giudice, pianista e poeta, “scrivere in versi è come comporre musica con le parole anziché con le note”

0
253
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  • 175
  •  
  •  
  •  
    175
    Shares

Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Rossana, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscere qualcosa di più di te quale poeta, cosa racconteresti?

Ciao, Andrea, grazie a te. Più che intervista vorrei considerarla una “chiacchierata salottiera” fra amici appassionati di arte e di letteratura. E poi… se dovessi considerarla un’intervista, mi verrebbe la cosiddetta ansia da “prestazione” (sorride). Mettiamola così! Detto ciò, rispondo alla tua prima domanda. Mi definisco un’Artista eclettica, amo l’Arte nella sua ineffabile bellezza e poliedricità delle sue espressioni. Sono una Musicista, Diplomata in pianoforte al Conservatorio Alessandro Scarlatti, già Conservatorio Vincenzo Bellini, di Palermo, sono Poeta, e amo oltremodo anche il disegno, la fotografia e la recitazione. Amo scrivere sin da quando ero piccina, soltanto da pochi anni mi sono dedicata alla poesia. Sono famelica di scrittura, sempre pronta a catturare qualcosa che mi emozioni per emozionare gli altri! Emozionarmi per emozionare è il mio modus operandi. Fotografo squarci pittoreschi di quotidianità, il mio microcosmo interiore fatto di gioie, sorrisi, lacrime, inquietudini, malumori dell’anima. Nei miei versi racconto anche le emozioni altrui. I Miei componimenti non sempre hanno una matrice autobiografica come si può pensare. Cammino con un taccuino in borsa sempre pronta ad annotare tutto ciò che cattura la mia attenzione, che solletichi la mia ispirazione! La penna guizza felice sulla carta, per dirla metaforicamente, mentre dita ballerine ne accompagnano il movimento come fosse danza di farfalle… per intenderci.

Ci parli della tua ultima raccolta di poesie “Sospiri dell’anima”? Qual è il tema dominante e quale il messaggio che vuoi lanciare ai tuoi lettori?

Sospiri dell’anima è una silloge di 30 componimenti scritti tra il serio ed il faceto. Non trattano soltanto il tema tedioso dell’amore, dell’abbandono dell’amato/a, etc.… come sovente accade. Ho anche scritto delle poesie che trattano temi di attualità e che in questo momento non ho inserito in questa silloge. Forse questo è il motivo del piccolo successo che sta ottenendo questa raccolta. Sono lette anche da persone poco inclini alla poesia. Sappiamo bene, che la poesia non è amata da tutti, non è accessibile ai più, proprio perché ritengono sia tediosa. Gli appassionati di poesia fanno parte di un microcosmo a sé stante. Ergo, per leggere dei versi bisogna essere cultori e appassionati. Con grande sorpresa noto invece che i miei componimenti sono letti da un pubblico giovane e adulto. Nei mie “Sospiri” troviamo uno spirito serioso ma anche gioioso, ilare, proprio come sono caratterialmente io. C’è anche un velo di dolcissima sensualità. Rispecchiano sempre e comunque la mia ineluttabile voglia di scrivere, passione che diviene canto dell’anima. Sono aliti di estro, di creatività che solletica ispirazione e feconda versi. Ogni componimento mi appartiene a livello viscerale. Voglio comunque precisare che nel momento in cui scrivo non mi prefiggo di scegliere un argomento che possa avvicinare ai versi un potenziale lettore. Scrivo e basta.

Come nasce questo libro? A cosa hai pensato quando hai cominciato a scriverlo?

Come già detto, ho sempre amato scrivere sin da quando ero bambina. Alla Poesia mi dedico da alcuni anni. Tutto è accaduto per caso. Un giorno mi ritrovai a scrivere dei versi dotati di metrica, senza volerlo, e di una notevole musicalità. Allora dissi a me medesima: questa è una poesia! Quasi senza accorgermene, a quel primo componimento ne fecero seguito altri. Pian piano scoprii il piacere del comporre in versi. Tutto mi veniva molto naturale, soprattutto la musicalità delle strofe. Ritengo che in questo mi abbia aiutato oltremodo il fatto che abbia studiato musica e sono una pianista. Ecco perché non amo distinguere le due ARTI: scrivere in versi è come comporre musica con le parole anziché con le note. Dopo questa piacevole scoperta, cominciai a fare leggere le mie poesie a colleghi, amici e appassionati di lettura. Ovviamente anche ai miei familiari. Notavo che durante la lettura queste persone mi esprimevano la loro emozione. Fu dopo questo mia artigianale sperimentazione con i miei amici e i miei familiari che decisi di avventurarmi nella scrittura di un libro che raccogliesse i miei componimenti. Fu così che nello scorso mese di dicembre pubblicai la silloge “Sospiri dell’Anima” con StreetLib, una multinazionale dell’editoria e della distribuzione statunitense, che da qualche anno ha anche sede in Italia, a Milano.

Come definiresti il tuo stile letterario? C’è qualche poeta o scrittore al quale ti ispiri?

Uno stile libero, fresco, pittoresco, iconico, vivace ma allo stesso tempo sofisticato, soprattutto nella scelta dei vocaboli. Senza pretesa letteraria alcuna, ovviamente. Nella vita sono una persona amante del parlare bene, e con ciò intendo dire anche utilizzare un lessico forbito. Un’altra cosa cui mi piace prestare attenzione sono i ritmi del verso e la ricerca continua di una precisa musicalità che, come già sottolineato, mi è sempre venuta spontaneamente essendo una musicista. Non m’ispiro a nessun poeta in particolare, sebbene ami oltremodo la Letteratura dei classici ma anche la poesia contemporanea.

Come è nata la tua passione per la poesia e la letteratura? Qual è il tuo proposito, il tuo scopo nello scrivere le tue poesie?

Sin dai tempi della Scuola Superiore ho amato la Letteratura, passione, questa, acuitasi durante gli Studi universitari nei quali figurava anche come argomento di studio, soprattutto negli esami di Lingua e Letteratura italiana. Sono amante della Scuola Poetica Siciliana, attiva durante la dinastia di Federico II. Vivo di un simpatico poetare, gioco con le parole, folleggio con i versi.

In tal senso, ti cito uno “stralcio” di una mia poesia dal titolo “Giocoliere di parole”, che ti leggo…

Ormai sono un menestrello che

intrattiene a corte… nessun poeta o

aulico linguaggio… solo brevi fraseggi,

giochi verbali di sogni e seduzione.

Nessuna pretesa, caro Dante… sono

solo un giocoliere di parole… sviscero

la vita a suon di fantasia… lungi da

me odi o sonetti, rime baciate ed

incrociate. Nessuna mestizia, dunque…

solo gioia e contentezza per me 

che vivo di un simpatico poetare.

Il mio proposito è emozionarmi per emozionare.

Alla domanda del giornalista William Childress, che nel 1974 lo intervistò per il Poetry Now, su cosa pensasse delle poesia contemporanea, Bukowski rispose: «Direi che sono disgustato, o ancor meglio nauseato … C’è in giro un sacco di poesia accademica. Mi arrivano libri o riviste da studenti che hanno pochissima energia … non hanno fuoco o pazzia. La gente affabile non crea molto bene. Questo non si applica soltanto ai giovani. Il poeta, più di tutti, deve forgiarsi tra le fiamme degli stenti. Troppo latte materno non va bene. Se il tipo di poesia è buona, io non ne ho vista. La teoria degli stenti e delle privazioni può essere vecchia, ma è diventata vecchia perché era buona … Il mio contributo è stato quello di rendere la poesia più libera e più semplificata, l’ho resa più umana. L’ho resa più facile da seguire per gli altri. Ho insegnato loro che si può scrivere una poesia allo stesso modo in cui si può scrivere una lettera, che una poesia può perfino intrattenere, e che non ci deve essere per forza qualcosa di sacro in essa.» (Intervista di William Childress, Charles Bukowski, “Poetry Now, vol. 1, n.6, 1974, pp 1, 19, 21). Ti cosa ne pensi in proposito?

Il segreto è la semplicità, la libertà di esprimere le proprie emozioni, allo stesso modo in cui si scrive una lettera, proprio come dice Bukowski. Com’è noto, i suoi componimenti raccontano il suo vissuto, la sua quotidianità. Poesia e vita nelle sue opere si compenetrano vicendevolmente. È proprio da questo universo reale, ma anche crudo e spesso dissacrante, ha sempre composto versi di ineffabile e indiscutibile bellezza. Una profondità verace, ruvida se vogliamo, magistralmente descritta. Allo stesso tempo, come lui stesso dice, “semplicità” nella poesia vuol anche significare “fuoco e pazzia”.

Sempre Buk, come veniva chiamato dalla stampa statunitense, a proposito del ruolo dei poeti nella società e nella cultura del suo tempo, diceva che… «il ruolo del poeta è pressoché nullo … tristemente nullo … il poeta, per definizione, è un mezzo uomo – un mollaccione, non è una persona reale, e non ha la forza di guidare uomini veri in questioni di sangue e coraggio.»(Intervista ad Arnold Kaye, Charles Bukowski Speaks Out, “Literary Times”, Chicaco, vol 2, n. 4, March 1963, pp. 1-7)

Cosa ne pensi di questa definizione? E qual è il ruolo del poeta nella società di oggi secondo te?

A tal proposito penso che cambia il ruolo della società la quale non ritiene più il poeta come propria voce. Lo ritiene inutile. Nella società odierna caratterizzata dalla globalizzazione delle informazioni, dal culto dell’immagine, il poeta ha perso la sua dimensione sacrale, il suo ruolo di vate. Sembra non trovi più spazio perché possa esprimersi. Peraltro le tematiche che un tempo venivano affrontate nella poesia oggi trovano la loro ragion d’essere nei servizi giornalistici, per esempio. In epoche precedenti alla nostra, il poeta era una figura istituzionalmente riconosciuta, oggi non lo è più, e questo è vero. Già agli inizi del Novecento assistiamo a questo declino del ruolo del poeta. Insomma, parliamoci chiaro, tutti scrivono ma è difficile discernere ciò che è bello da ciò che non lo è. Tantissimi poeti scrivono con mediocrità e, di conseguenza, fanno perdere credibilità alla poesia stessa, che dovrebbe in teoria “raccontare” bellezza. Poi c’è il mercato editoriale che vorrebbe vendere su largo consumo. E questa è un’altra storia.

Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?

È importante esprimersi, raccontarsi, dare dei messaggi provocatori, positivi. Nella società odierna in cui regna sovrano il culto dell’immagine, dell’ipocrisia, dell’effimero, ritengo ci sia bisogno di bellezza. La poesia restituisce questa autenticità di cui è carente la società contemporanea.

Cosa consiglieresti a chi volesse cimentarsi come scrittore, come poeta?

Andrea, sorrido a questa domanda, degna di essere posta ad un Premio Strega! Scherzi a parte, non mi sento in grado di elargire consigli a nessuno. Evviva sempre chi ha qualcosa da dire, da raccontare, da scrivere. Come dicevo prima, spetta ad ognuno di noi discernere il bello dal brutto.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? A cosa stai lavorando? Dove potranno seguirti i tuoi lettori e i tuoi fan?

Attualmente sono impegnata nella promozione del libro. Ciò anche grazie alla Pagina Facebook che porta il titolo del libro. Pagina seguita, con mia grande sorpresa, da numerosissimi fan. Attualmente lavoro al prossimo libro.

Rossana Lo Giudice

https://www.facebook.com/rossana.logiudice

Pagina Fb ufficiale de “I sospiri dell’anima” dove la silloge si può leggere gratuitamente online:

https://www.facebook.com/rossanalogiudiceartista/

Andrea Giostra

https://andreagiostrafilm.blogspot.it
https://business.facebook.com/AndreaGiostraFilm/