Ragusa. Basket: uno stage di Tim Springer alla Passalacqua

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Tim Springer, tecnico dello Spartan Basketball di San Antonio e allenatore individuale tra i più richiesti nel sud-ovest del Texas, è in questi giorni a Ragusa dove sta svolgendo sedute di allenamento sia con la prima squadra della Passalacqua Ragusa che con le ragazze del settore giovanile. Allenatore personale di Jessica Kuster, con cui la forte statunitense condivide gli allenamenti nei mesi estivi, Springer, che segue diverse giocatrici Wnba ma anche giocatori Nba, è già stato lo scorso anno nel capoluogo ibleo e segue a distanza la realtà biancoverde. Da ieri e fino a giorno 15 febbraio parteciperà attivamente agli allenamenti, curando sia l’aspetto di gruppo che quello individuale, con l’obiettivo di migliorare la tecnica di ciascuna giocatrice. Proprio a partire dalle più giovani.

In cosa consiste prevalentemente il tuo lavoro e quanto è importante per potere migliorare l’allenamento individuale, che specie nei mesi estivi in Italia è ancora poco diffuso?

“Mi occupo in modo particolare dello sviluppo del singolo giocatore, sempre in base a quello che l’allenatore vuole da loro, io porto quello che l’allenatore vuole da lui a un livello più alto. Fare le cose più velocemente è meglio. Non voglio stravolgere niente, voglio soltanto portare ad un livello superiore le cose che già sanno fare.”.

Qual è il livello che trovi in Italia ed in particolare qui a Ragusa?

“Trovo un buon livello sia qui che in altre squadre dove ci sono diverse giocatrici Wnba, qui in particolare ci sono diverse nazionali. La differenza con l’America sta nel modo di lavorare e come si insegnano le cose ma anche ovviamente nelle opportunità che ci sono”.

Ma non c’è solo tecnica.

“È importante infatti anche l’aspetto mentale del lavoro, perché poi in partita c’è molto bisogno anche di quello. Magari vieni dalle partite in cui non sei andato bene, le capacità le hai e hai solo bisogno di ritrovarti a livello mentale. Questo è un aspetto su cui mi concentro molto”.

E probabilmente sono proprio le più giovani ad avere bisogno di questo

“A un giovane devi insegnare a reagire all’errore, il professionista spesso è abituato a convivere con i propri errori, mentre il giovane si deve abituare a non abbattersi e ogni volta guardare alla giocata successiva”.