Banche. Fra rinnovo del contratto e piani di crisi, i sindacati all’erta

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Il 2019 si preannuncia per il settore bancario un anno intenso, per via del rinnovo contrattuale e per via dei numerosi piani di crisi già presentati da Carige e Bper e del preannunciato piano di Unicredit.

I bancari vantano un contratto di tutto rispetto, con garanzie frutto di grandi battaglie sindacali portate avanti grazie ad un fronte sindacale rappresentato da FABI, FISAC CGIL, FIRST CISL,UILCA, UNISIN  (nella foto i Segretari Generali dei bancari) unico e compatto e fino a poco tempo fa anche con Ugl credito, assente dal tavolo negoziale a causa della mancanza di rappresentatività, in parte confluita in FABI, ma sempre comunque parte di essa operativa, si registra la loro firma nel contratto delle Bcc, Casse Rurali, Casse Raiffeisen e per tutti gli enti e le società del credito cooperativo riguardante 35mila dipendenti , e per adesione anche del contratto  degli esattoriali, non si esclude si  apprende da fonti ugielline, la firma per adesione anche del contratto in ABI.

Il comune denominatore di tutte queste vertenze è il drastico taglio del personale, nonostante i lauti guadagni e gli utili dichiarati dalle banche stesse, ovviamente frutto dei sacrifici dei lavoratori bancari.

I sindacati scaldano i motori, forti della loro grande rappresentatività, addirittura in un caso specifico in controtendenza, la FABI ad esempio, malgrado il malessere diffuso da parte di molte categorie lavorative verso i relativi rappresentati dei lavoratori, oggi è l’unico sindacato in controtendenza, ossia registra una forte crescita della base associativa in tutta Italia.

Di ulteriori sacrifici non ne vuol sentire  parlare quindi la Fabi, che di certo non le manda a dire, anzi su tutti i tavoli di contrattazione tramite il suo leader Lando Maria SILEONI, sempre sul pezzo con grande equilibrio e chiarezza espositiva qualità oggi molto rara, in più gode della fiducia totale della base, sua grande forza, avvisa e preannuncia pure eventuali ricorsi in magistratura, qualora venissero violati gli accordi in essere sugli esuberi per la FABI esclusivamente su base volontaria.

Di certo è un anomalia di sistema vedere  piani industriali  sostituiti in corso d’opera prima della loro naturale scadenza con piani di crisi.

Gli esuberi di personale  sono stati gestiti dal Fondo di solidarietà con grande successo e grazie ai sindacati, 15.634 sono i lavoratori andati in accompagnamento, altri 10.832 sono in uscita, per un totale di 26.466, in più è stato assicurato un turn over di assunzioni, dal 2012 al 2019 per un totale di 20.550 (fonte il Sole 24 ore).

Sono dati importanti, di un settore mantenuto in equilibrio negli anni, ma i sindacati non ci stanno più, in particolare la FABI avvisa,  con il suo Segretario generale Sileoni, “la Carige con 1.250 esuberi dichiarati, prepara una decisa cura dimagrante a uso esclusivo di un eventuale fondo estero da far entrare nel capitale, ad ora non ci sono offerte da banche sul territorio italiano, non ci saranno licenziamenti ma non accetteremo mobilità selvaggia, in Bper ci saranno 1.700 uscite volontarie accompagnate da 400 assunzioni. Che sono poche. Vogliamo che siano confermati i 230 contratti di somministrazione e i 40 contratti a tempo determinato, e come se non bastasse è’ in arrivo il piano industriale di  Unicredit,  visioneremo le carte e pretenderemo che eventuali esuberi siano, come stabilito per legge, giustificati da ristrutturazioni o riorganizzazioni del gruppo, siamo stufi dei bluff”.

Oggi più che mai, nulla dovrà esser lasciato al caso, il settore dei bancari è in forte evoluzione, centralità del contratto nazionale è la parola d’ordine, non sarà consentita nessuna fuga in avanti da parte dei banchieri, il contratto dei bancari è fra i migliori d’Europa, e le forze sociali ne hanno il pieno merito, in questo decennio di rinnovi contrattuali è stato sempre attento e puntuale nelle rivendicazioni.

Adesso i sindacati dovranno affrontare una nuova sfida,  mentre contestualmente le Banche scalpitano chiedendo solo sacrifici, ma il sindacato non ci sta, la FABI manda a dire al Governo che  “il Sistema Paese deve intervenire, è assurdo che una parte della classe politica sia convinta che difendere una banca in crisi equivalga a perdere consenso elettorale”.