Paola Bettini Picasso, scrittrice… «Potrei definirmi una scrittrice compulsiva, ma preferisco dire appassionata»

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Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Paola, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Sei una scrittrice molto conosciuta. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Paola nella sua passione per l’arte della scrittura?

Potrei definirmi una scrittrice compulsiva, ma preferisco dire appassionata. Ho iniziato a scrivere appena ho imparato a farlo e non ho mai smesso. Pur avendo una famiglia, marito e due figli che sono sempre stati il mio primo impegno, ho scritto centinaia di storie. Non so dire come ho fatto. Posso solo affermare che questo lavoro è come ossigeno per me. Mi aiuta a vivere e mi regala migliaia di altre vite grazie ai miei personaggi.

Recentemente hai pubblicato il romanzo “Musica. Divina. Inno all’amore”, edito da Kubera Edizioni. Vuoi raccontarci come nasce questo progetto? Di cosa parla il tuo libro?

“Musica divina” è un romanzo d’amore, di un grande amore, tra una modesta violinista e un pianista eccezionale. La fama e il successo rischiano di travolgere l’uomo e di far ritirare nell’ombra la donna. Solo un vero, immenso amore, riuscirà a riunirli. Simone, ossia Sam Stoner, creatore di Kubera edizioni, mi ha gentilmente chiesto una storia e io gliel’ho data con grande piacere perché credo in lui.

Vuoi presentarci brevemente le tue tante pubblicazioni letterarie? Quante sono e di cosa parlano?

Le mie prime pubblicazioni sono state delle novelle, seguite da una pausa durante la quale ho scritto solo per me. Dopo la nascita dei figli mi sono immersa del mondo delle favole e “La scuola”, casa editrice di Brescia, me le ha pubblicate tutte. Fiabe e romanzi sono stati adottati nelle elementari per molti anni come testi di lettura. Poi c’è stato il boom del “rosa” e i miei testi hanno aperto tutte le prime collane del genere, molte delle quali sono poi scomparse. All’epoca scrivevo un libro al mese con la macchina da scrivere e Maurizio Costanzo che m’intervistò fu molto colpito dalla mia capacità produttiva. Nel contempo ho tradotto, e lo faccio ancora, libri rosa per la Harlequin. E poi… poi c’è stata la libertà, nel senso che ho cominciato a scrivere quello che volevo, storie vere, romanzi attuali alcuni dei quali sono in valutazione. Un mio lavoro, “Il silenzio di Luca”, è stato adottato in due classi del liceo di Ostia, Roma.

Quali sono secondo te le caratteristiche, le qualità, il talento, che deve possedere chi scrive per essere definito un vero scrittore? E perché proprio quelle?

Un vero scrittore è colui che ha bisogno di raccontare perché altrimenti non vivrebbe. Ma per potersi definire tale, lo scrittore deve possedere una solida cultura di base (es: la consecutio temporum così negletta) ed essenzialmente la fantasia, dote innata ma che solo chi è curioso della vita può ingigantire. Altro requisito, lo scrittore non è tale se non è un lettore appassionato e attento. Infine il talento, a volte innato, a volte però affinato con tanto lavoro e grande umiltà.

Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?

Oggi in realtà è raro trovare chi non scrive. Molti lo fanno come sfogo personale, altri per mestiere. Chi racconta deve poter dare qualcosa ai lettori, fosse pure un raggio di speranza, un sorriso, un invito alla riflessione, un motivo di interesse, una piccola spinta a migliorarsi. In un mondo così martoriato, chi legge può trovare delle minuscole oasi di felicità. Inoltre chi scrive impara a indagare nella propria anima, a stare con se stesso a creare momenti d’intimità e a offrirli a chi lo legge, dimenticando il mondo frenetico degli smart, dei social e di tutta quella tecnologia che ci spersonalizza e ci isola.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Questa è una risposta difficile perché sono sempre stata una lettrice disordinata e caotica. Ho amato i grandi scrittori russi, mescolandoli a quelli inglesi, americani, francesi e italiani. Alcuni romanzi mi hanno colpito particolarmente come Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, e Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. La storia di Elsa Morante. Di altri mi è rimasto impresso il titolo come I pascoli del cielo di John Steinbeck. Ancora oggi ho una pila di libri sul comodino che intercambio a seconda dell’umore. Attualmente preferisco i libri che parlano di animali, come L’anello di Re Salomone di Konrad Lorenz, e del mondo vegetale, che mi ha aperto la mente e gli occhi sulla vita delle piante in generale, estasiandomi letteralmente.

Nel panorama italiano contemporaneo, chi sono secondo te i più bravi scrittori che ti sentiresti di consigliare ad un’amica che ama leggere?

Non cito autori attuali per non fare dei favoritismi. Ricordo con ammirazione la Morante e la sua La storia e Oriana Fallaci soprattutto per Oriana. Una donna. Ho amato anche Natalia Ginzburg e il suo Lessico famigliare, e molti scrittori del dopoguerra. Come Mario Tobino, ma ce ne sarebbero molti altri.

E gli autori non italiani? Chi sono secondo te tre scrittori che andrebbero letti assolutamente oggi?

Isabel Allende, Simone de Beauvoir e il suo romanzo Una donna spezzata, l’intramontabile Jane Austen, Ernest Hemingway che ci ha dato un quadro esatto di un momento storico preciso e George Orwell con il suo La fattoria degli animali. Ma potrei seguitare a lungo.

Charles Bukowski a proposito dei corsi di scrittura diceva … «Per quanto riguarda i corsi di scrittura io li chiamo Club per cuori solitari. Perlopiù sono gruppetti di scrittori scadenti che si riuniscono e … emerge sempre un leader, che si autopropone, in genere, e leggono la loro roba tra loro e di solito si autoincensano l’un l’altro, e la cosa è più distruttiva che altro, perché la loro roba gli rimbalza addosso quando la spediscono da qualche parte e dicono: “Oh, mio dio, quando l’ho letto l’altra sera al gruppo hanno detto tutti che era un lavoro geniale”» (Intervista a William J. Robson and Josette Bryson, Looking for the Giants: An Interview with charles Bukowski, “Southern California Literary Scene”, Los Angeles, vol. 1, n. 1, December 1970, pp. 30-46). Cosa pensi dei corsi di scrittura assai alla moda in questi anni? Pensi che servano davvero per imparare a scrivere?

Penso che chiunque abbia il desiderio d’imparare in che modo comunicare ad altri i propri pensieri, ma non sappia da dove cominciare, faccia bene a frequentare un corso di scrittura. Tempo fa tenni anch’io una lezione e la prima cosa che raccomandai fu che chi inizia una storia deve concluderla. È come chiudere un cerchio. Secondo consiglio fu che tutti leggessero molto ma non solo per conoscere il finale del romanzo, ma soffermandosi sulla costruzione di una frase che suona come un melodia e sulla scelta dei termini, cercando i meno banali. A volte chi persevera, può riuscire.

La maggior parte degli autori ha un grande sogno, quello che il suo romanzo diventi un film diretto da un grande regista. A questo proposito, Stanley Kubrik, che era un appassionato di romanzi e di storie dalle quali poter trarre un suo film, leggeva in modo quasi predatorio centinaia di libri e perché un racconto lo colpisse diceva: «Le sensazioni date dalla storia la prima volta che la si legge sono il parametro fondamentale in assoluto. (…) Quella impressione è la cosa più preziosa che hai, non puoi più riaverla: è il parametro per qualsiasi giudizio esprimi mentre vai più a fondo nel lavoro, perché quando realizzi un film si tratta di entrare nei particolari sempre più minuziosamente, arrivando infine a emozionarsi per dettagli come il suono di un passo nella colona sonora mentre fai il mix.» (tratto da “La guerra del Vietnam di Kubrick”, di Francis Clines, pubblicato sul New York Times, 21 giugno 1987). Pensi che le tue storie sappiano innescare nel lettore quelle sensazioni di cui parla Kubrick? E se sì, quali sono secondo te?

Sembrerò presuntuosa, ma la mia risposta è sì. Credo che due romanzi in particolare potrebbero diventare dei film interessanti. Il silenzio di Luca che parla di un bambino di sei anni, intelligente e sensibile, i cui genitori impegnati nelle rispettive carriere dedicano poca attenzione e lo amano, ma nel modo sbagliato. L’altro romanzo è Una farfalla con un’ala sola, che parla di una donna devastata da un evento che non riesce a ricordare. È una storia forte, angosciante a tratti, vera. Entrambi i romanzi hanno ricevuto delle valutazione eccessivamente generose.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? A cosa stai lavorando e dove potranno seguirti i nostri lettori e i tuoi fan?

Su Amazon, Paola Picasso libri, chi lo desidera troverà una buona parte della mia produzione. Poi sono presente in diversi Blog, sono su Facebook e su LinkedIn ma, ripeto, non sono una brava “social”, detesto reclamizzarmi e la sola cosa che faccio è annunciare l’uscita di un mio lavoro. Ho anche una mia pagina che però non è aggiornata. Per il momento sono in pausa. Ho in testa alcune idee ma devo scegliere quale sviluppare. Devo dire che il panorama editoriale non invoglia a perseverare e senza l’entusiasmo, spinta indispensabile, è difficile continuare a lavorare.

Una domanda difficile Paola: perché i lettori di questa intervista dovrebbero comprare e leggere i tuoi libri? Cosa diresti loro per convincerli a leggerti? E con quale delle tue pubblicazioni dovrebbero iniziare e perché?

Se qualcuno sente parlare di me e s’incuriosisce, perché non dovrebbe scegliere un mio scritto che magari lo ispira? Chi non conosce, non può giudicare. Comunque non ho vanti speciali, non sono certamente immortale come scrittrice, ma ancora oggi ricevo delle mail in cui alcune donne mi dicono d’aver letto da adolescenti i miei romanzi per ragazze e di averli adorati. Addirittura leggendoli sei volte! Che gioia ricevere questi complimenti sinceri. Per concludere, posso solo affermare che ho sempre lavorato con passione e con assoluta sincerità, cercando di dare il meglio di me.

Per finire, Paola, immaginiamo che tu sia stata invitata in una scuola media superiore a tenere una conferenza sulla scrittura e sulla narrativa in generale, alla quale partecipano centinaia di alunni. Lo scopo è quello di interessare e intrigare quegli adolescenti all’arte dello scrivere e alla lettura. Cosa diresti loro per appassionarli a quest’arte e catturare la loro attenzione? E quali le tre cose più importanti che secondo te andrebbero dette ai ragazzi di oggi sulla lettura e sulla scrittura?

Come ho già detto, sono stata chiamata in un liceo per discutere del mio romanzo su Luca, il bimbo senza voce, con gli alunni di un liceo e ho scoperto con quanta attenzione e interesse i ragazzi avessero letto la storia. Anime giovani e aperte, capaci di comprendere i sentimenti e le emozioni di altri esseri umani. È stata un’esperienza molto appagante. Ai ragazzi di oggi, il nostro futuro, dico, anzi, prego di leggere e di scrivere. Leggendo la loro mente si aprirà, la loro fantasia volerà, il loro mondo diventerà mille volte più grande e interessante. Scrivendo, apprenderanno ad aprire il loro animo perché’ solo chi confida a un foglio i propri pensieri si sente libero di descrivere le sue emozioni. È privo di timidezza e di paure e impara a conoscersi. Smart, cellulari e altro sono mezzi di comunicazione rapidi ma aridi. Chi li usa, non trasmette i suoi sentimenti e non recepisce quelli degli altri. Confrontarsi, discutere, parlare, crea unione e nessun uomo è fatto per stare solo con un apparecchio in mano che trasmette dei suoni e non fa mai sentire il battito del cuore.

Paola Bettini Picasso

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Andrea Giostra

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