Irene Losito, scrittrice, lifestyle blogger, social media manager | INTERVISTA

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«La scrittura deve arrivare al cuore del lettore. Essere in grado di emozionarlo, di farlo riflettere, di dargli stimoli necessari ad approfondire e migliorare le concezioni personali.»

di Andrea Giostra.

 

Ciao Irene, benvenuta e grazie per avere accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori?

Ciao Andrea, sono io a ringraziarvi, di vero cuore. Come presentarmi? Sono essenzialmente un operatore olistico a cui la Mindfulness ha salvato la vita. Meditare e portare consapevolezza nella quotidianità mi permette di vivere in armonia, serenamente. Amo condividere tutto ciò con altre persone. Di sicuro non potrei rinunciare alla scrittura, non riuscirei a farne a meno. Scrivere è per me un’esigenza interiore oltre che un’esperienza catartica che mi ha permesso di superare i momenti esistenziali più difficili. Sono anche appassionata di fisica quantistica.

Chi è Irene nella sua professione artistica quale scrittrice, lifestyle blogger, social media manager? Ci spieghi questa tua triplice identità creativa? Come nasce e quale la tua mission?

Dopo esser stata vittima di stalking per due anni, ho deciso di dar vita ad un blog attraverso il quale poter entrare in contatto con altre donne. Avevo bisogno di condividere i miei pensieri, inizialmente. Poi il nuovo stile di vita che andavo ricostruendo. Perché le esperienze di violenza ti cambiano, inevitabilmente. Lasciandoti segni addosso. E poi devi ricominciare da zero. A riunire con gentilezza ed amore tutti i tasselli sopravvissuti al disastro. Successivamente è nata la pagina Facebook. I social network sono una vetrina importante. Offrono la possibilità di raggiungere tantissime persone. Quindi ho deciso di muovermi su entrambi i fronti. Attualmente attorno a “Metamorfosi di una farfalla” ruota una community attiva di oltre 7100 followers. Con loro condividiamo pensieri e riflessioni ma anche percorsi pratici e strategie di sopravvivenza utili a rendere più consapevole e felice la rinascita. Mentre affrontavo il processo a porte chiuse, in quegli anni interminabili, pensavo alle tante donne più fragili di me che avrebbero dovuto faticare il doppio per affrontare un calvario simile. Non ho mai voluto essere accompagnata alle udienze. Ho affrontato tutto da sola perché la mia sensibilità mi diceva che quei momenti tremendi non sarebbero stati facilmente sopportabili dalle persone che mi vogliono bene ed ho tentato in ogni modo di tenerle quanto più possibile fuori. Mentre aspettavo l’inizio di un’udienza ho scritto la poesia “Stalker” che apre l’omonimo romanzo inedito. E ho giurato a me stessa che avrei fatto il possibile perché nessuna donna si sentisse più sola mentre affronta il percorso di rinascita. In questi giorni di quarantena siamo in contatto h24. Abbiamo fatto il pane insieme, stiamo organizzando momenti di meditazione di gruppo. Tra le mie follower ci sono donne sole che stanno vivendo questo isolamento forzato senza nessun tipo di affetto su cui poter contare. Ecco… sapere che entrano nella community e trovano l’augurio di una buona giornata, momenti di confronto e condivisione delle rispettive quotidianità, che se le piomba addosso un momento di profonda tristezza sanno di poter trovare qui il sostegno amorevole necessario, per me è una gioia indescrivibile.

Chi è invece Irene Donna? Cosa puoi raccontarci di te, della tua quotidianità e delle tue passioni al di là dell’arte?

Irene è una donna sensibile, dolce e fortemente empatica. Fragile quando le si toccano le cicatrici, testarda ed intollerante alle ingiustizie. Sono mamma di Rita, una splendida ragazza di quasi 17 anni. Mi occupo di imprenditoria digitale e nel tempo libero auto-produco più che posso. L’alimentazione naturale è alla base del benessere di ciascuno di noi. Bevo solo acqua, tisane, infusi e tè. Amo fare in casa il pane, dolci e biscotti per la colazione, la focaccia, i dadi per il brodo e tutto ciò che più mi ricorda le atmosfere genuine dell’infanzia, quando mia nonna con le sue mani esperte faceva miracoli. Adoro leggere, andare al cinema e a teatro. E trascorrere il tempo libero con le persone che amo.

Ci parli delle tue opere e pubblicazioni? Quali sono, qual è stata l’ispirazione che li ha generati, quale è il messaggio che vuoi lanciare a chi li leggerà?

 Sono presente in numerose antologie di autori vari collegate ai premi letterari nazionali ed internazionali che ho vinto. E ho all’attivo una silloge “Piovimi dolcemente tempesta” edita da Montedit, (pubblicazione premio per essermi classificata prima al “Giro d’Italia delle poesie in cornice”) in cui ho raccolto le poesie nate nei miei anni più bui, quelli in cui l’amore potevo solo sognarlo. A breve uscirà il mio e-book: “Casi umani? No, grazie!” You Can Print Editore. È nato da un’idea scherzosa con le ragazze che mi seguono. Molte di loro, come me, devono fare i conti con la violenza che indubbiamente nasce dal NON amore. Credo che non potremo debellare la piaga devastante del femminicidio se non sapremo educare all’amore. Cos’è poi l’amore? In quanti lo sanno? Scambiamo altro per l’amore. Ecco che scherzando con le mie ragazze è nata l’idea dell’e-book. “Era l’amore mio!” Mi dicevano raccontandomi le loro storie finite male. “No, era un caso umano!” Replicavo ironizzando. L’ho scritto con l’intenzione di scherzare con loro, come ti dicevo, ma al tempo stesso di aiutarle ad aprire gli occhi. A chi lo leggerà garantisco tempo spensierato allietato da una sana ironia e generosi semi fecondi da far germogliare in pensieri e riflessioni secondo la sensibilità personale.

Qual è la tua formazione accademica e professionale? Come hai maturato l’arte di scrivere racconti, storie, poesie, saggi…?

 La mia formazione scolastica è tutt’altro che umanistica. Mi son diplomata col massimo dei voti “Ragioniere e perito commerciale”. L’insegnante di italiano, professoressa Anna Grasso, però, ci formava come fossimo al liceo. Le devo tanto. È stata lei a spalancarmi le porte di quel mondo che poi sarebbe diventato la mia vita. Dopo il diploma ho conseguito diverse specializzazioni. Ho perfezionato le mie competenze digitali con Google e Iab Europe. Son diventata Organizzatore d’eventi con Event Media Education e Facilitatore in Mindfulness con Mindfulness Educators, riconosciuto dall’International Practitioners of Holistic Medicine (IPHM). Come ho detto prima, la scrittura è da sempre per me un’esigenza interiore. Maturata per legittima difesa, lasciamelo dire.

Quali sono secondo te le caratteristiche, le qualità, il talento, che deve possedere chi scrive per essere definito un vero scrittore, un poeta? E perché proprio quelle?

La scrittura deve arrivare al cuore del lettore. Essere in grado di emozionarlo, di farlo riflettere, di dargli stimoli necessari ad approfondire e migliorare le concezioni personali. Per essere un vero scrittore non basta certo avere all’attivo una pubblicazione. Così come per essere poeta non basta mettere in rima le parole. Si deve essere capaci di affidare un messaggio al lettore, di emozionarlo. Da cuore a cuore. Credo sia questo a fare la differenza.

Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?

È importante perché permette la condivisione con altri di una realtà personale che offre inevitabilmente modo di allargare o confermare le proprie vedute. In ogni caso consente di aprire la mente. Offre opportunità di crescita personale. E mai come adesso abbiamo bisogno di elevarci…

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

 Ti citerei innanzitutto Luigi Pirandello ed Alda Merini i cui libri ho divorato ai tempi della scuola. Pirandello mi ha fatto riflettere tantissimo. Alda Merini invece ha una poetica viva, intensa e profonda che ti scuote dentro. È stato un onore per me, lo scorso anno, classificarmi seconda ex aequo al premio letterario a lei dedicato. Tra gli scrittori contemporanei invece amo in particolar modo Massimo Bisotti che ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere personalmente. Ha un’interiorità stupenda che traspare nei suoi libri. Leggendoli dimentichi tutto, arrivando a catapultare il cuore in una dimensione surreale. Attraverso le sue parole prendi coscienza di stati d’animo, emozioni e riflessioni che scopri ti appartenevano da sempre. “La luna blu” è tra i miei preferiti in assoluto.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

Bellissima riflessione. Ho sempre pensato che se le persone leggessero di più vivremmo in un mondo sicuramente migliore. Perché la lettura ti offre la possibilità di allargare gli orizzonti e guardare alle cose di sempre con rinnovata consapevolezza ed entusiasmo. Questo logicamente accade solo se fai buon uso della lettura. Ovvero se trasformi i libri in un trampolino utile ad elevarti. Il salto spetta a te, come è giusto che sia. Eh sì, scrivere è un’arte che si affina col tempo. Più sei pronto a metterti a nudo, più sei capace di intingere la penna nell’inchiostro del cuore, più riesci spontaneamente a donarti al lettore, senza barriere e senza maschere di sorta e più potrai esser certo di riuscire ad emozionare chi ti leggerà. Ecco, credo non ci sia successo più grande di questo scambio emozionale.

Charles Bukowski a proposito dei corsi di scrittura diceva … «Per quanto riguarda i corsi di scrittura io li chiamo Club per cuori solitari. Perlopiù sono gruppetti di scrittori scadenti che si riuniscono e … emerge sempre un leader, che si autopropone, in genere, e leggono la loro roba tra loro e di solito si autoincensano l’un l’altro, e la cosa è più distruttiva che altro, perché la loro roba gli rimbalza addosso quando la spediscono da qualche parte e dicono: “Oh, mio dio, quando l’ho letto l’altra sera al gruppo hanno detto tutti che era un lavoro geniale”» (Intervista a William J. Robson and Josette Bryson, Looking for the Giants: An Interview with charles Bukowski, “Southern California Literary Scene”, Los Angeles, vol. 1, n. 1, December 1970, pp. 30-46). Cosa pensi dei corsi di scrittura assai alla moda in questi ultimi anni? Pensi che servano davvero per imparare a scrivere?

No. Non li amo, sinceramente. Non ne ho mai seguiti perché credo che ognuno di noi abbia uno stile tutto suo che va sempre e comunque incoraggiato perché identifica in modo speciale la sua capacità di comunicare e trasmettere emozioni. La scrittura è un’arte che ti sgorga da dentro. Non ammette forzature e non può essere insegnata, a mio modestissimo parere. Anni fa ho organizzato dei laboratori di scrittura, tutti gratuiti, mi preme precisarlo. Uno per le donne vittime di violenza della mia città. Volevo che ne sperimentassero la forza catartica. Proponevo loro, di volta in volta, di cimentarsi con vari tipi di scrittura: la lettera, la pagina del diario… Non avevo assolutamente niente da insegnare loro, mi premeva far scoprire quanto bene potessero ricavare, togliendosi pesi dal cuore e affidandoli al foglio bianco. È stata un’esperienza bellissima, indimenticabile. Successivamente ne ho organizzati altri per gli adolescenti. La finalità era la stessa. Far sentire la loro voce. I ragazzi hanno un’interiorità stupenda. A volte non ne sono consapevoli perché frastornati dalla confusione di questo tempo balordo che viaggia in rete alla velocità della luce. Altre volte fanno fatica ad esprimerla. Timidi boccioli, hanno bisogno del calore di un sole gentile per potersi aprire alla vita. Ecco che la scrittura fa miracoli. Ricordo un pomeriggio, eravamo al termine di questo percorso, chiesi loro di scrivere un messaggio ad ogni altro partecipante. Avevano imparato a conoscersi dopo il tempo trascorso insieme a leggere i loro scritti ed ero curiosa di sapere cosa avrebbero avvertito il bisogno di dirsi. Fu un pomeriggio stupendo. Avevano gli occhi lucidi. Si erano parlati col cuore, dicendosi parole di una bellezza incantevole. Si scambiarono i fogli scritti e li portarono via, come ricordo prezioso da custodire gelosamente. Tu pensa, da inguaribile romantica di altri tempi, con quale commozione ho assistito a quel gesto di una profondità disarmante.

A proposito della poesia contemporanee, ti riporto questa frase di Bukowski: «Direi che sono disgustato, o ancor meglio nauseato … C’è in giro un sacco di poesia accademica. Mi arrivano libri o riviste da studenti che hanno pochissima energia … non hanno fuoco o pazzia. La gente affabile non crea molto bene. Questo non si applica soltanto ai giovani. Il poeta, più di tutti, deve forgiarsi tra le fiamme degli stenti. Troppo latte materno non va bene. Se il tipo di poesia è buona, io non ne ho vista. La teoria degli stenti e delle privazioni può essere vecchia, ma è diventata vecchia perché era buona … Il mio contributo è stato quello di rendere la poesia più libera e più semplificata, l’ho resa più umana. L’ho resa più facile da seguire per gli altri. Ho insegnato loro che si può scrivere una poesia allo stesso modo in cui si può scrivere una lettera, che una poesia può perfino intrattenere, e che non ci deve essere per forza qualcosa di sacro in essa.» (Intervista di William Childress, Charles Bukowski, “Poetry Now, vol. 1, n.6, 1974, pp 1, 19, 21.). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi, nel Ventunesimo secolo, la poesia?

Premettendo che trovo irresistibile il realismo di Bukowski c’è da dire che oggi la situazione è parecchio confusa. Dilaga una tuttologia di fondo che sta creando seri danni. Son tante le persone che mettono in rima due parole, le postano sui social network e si sentono di essere la reincarnazione di D’Annunzio! Ho fatto parte per anni di gruppi di poeti. E ne ho sentite di tutti i colori. L’affermazione che maggiormente mi ha fatto rabbrividire, la sentii un paio di anni fa. Una poetessa mi disse che era solita scegliere un argomento e mettersi a tavolino a comporre. In un giorno pianificato preventivamente in agenda, quando sapeva di essere libera dalle altre incombenze. Ora… per carità… ognuno vive la poesia come crede. Ma io non riuscirei a farlo. Scrivo quando la poesia mi esplode dentro. All’improvviso, a volte anche di notte. Tu pensa che ho sempre sul comodino un bloc notes e una penna. E mi capita di svegliarmi nel cuore della notte con dei versi che mi rimbombano dentro. Li fisso sul foglio in diagonale, col bloc notes a testa in giù, come capita, insomma… E solo dopo posso riprendere sonno. Di tutte le poesie che ho scritto, nessuna è nata a tavolino. Credo che la poesia sia un modo di stare al mondo, una strada alternativa che ti permette di sentire amplificate quelle emozioni che ti chiedono prepotentemente di venire alla luce. La poesia è fatta di immagini e suoni che puoi affidare al foglio bianco quando hai maturato la consapevolezza che risuoneranno nel cuore del lettore ad una frequenza che modulerà il sentire di ciascuno. È un filo invisibile che intreccia il tuo cuore a quello di altri perfetti sconosciuti che riescono a far proprie le tue emozioni più intime e profonde. Una magia che non conosce esorcismi. Non puoi ucciderla. È una realtà eterna.

Nel gigantesco frontale del Teatro Massimo di Palermo c’è una grande scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea tecnologica e social? E se sì, a cosa serve oggi l’arte, e l’arte della fotografia in particolare?

L’arte serve sempre. A ricordarci la dimensione più intima e viva che non possiamo e non dobbiamo sacrificare neppure in quest’epoca che tende a robotizzare tutto, persino i sentimenti. L’arte accarezza il cuore, ci risveglia emozioni indescrivibili. Gli artisti sono angeli scesi in terra per ricordare al mondo che al di là di ogni possibile e tangibile realtà concreta esiste molto di più. La bellezza ci scuote l’anima: esiste al mondo un essere umano in grado di rimanere insensibile dinanzi al sorriso di un bambino? Di restare indifferente osservando un tramonto, due innamorati che si baciano, due anziani che passeggiano tenendosi per mano? La bellezza, quella vera, salverà il mondo. L’arte serve a tener viva la nostra umanità. La fotografia, in particolare, a rendere eterni frammenti d’incanto che neppure il tempo potrà sbiadire.

Quando parliamo di bellezza, siamo così sicuri che quello che noi intendiamo per bellezza sia lo stesso, per esempio, per i Millennial, per gli adolescenti nati nel Ventunesimo secolo? E se questi canoni non sono uguali tra loro, quando parliamo di bellezza che salverà il mondo, a quale bellezza ci riferiamo?

A quella in grado di donarci emozione. Non una bellezza sterile che puoi pure osservare curioso, ma senza che ti trasmetta nulla. La bellezza che cattura l’attenzione e scuote il cuore, quella salverà il mondo.

Esiste oggi secondo te una disciplina che educa alla bellezza? La cosiddetta estetica della cultura dell’antica Grecia e della filosofia speculativa di fine Ottocento inizi Novecento?

Temo di no. E la cosa che mi spaventa di più è che ci relazioniamo con le nuove generazioni sempre più adagiate sui canoni della superficialità. Da social media manager ti porto l’esempio di Instagram. Se ti imbatti nei profili degli Influencer cosa vedi? Alcuni propongono immagini davvero bellissime che ti trasmettono qualcosa. Ma tanti altri son stereotipati e lanciano messaggi fuorvianti: sei bella se posti il selfie con la bocca smorfiata o col fondoschiena in primo piano. Non ci rendiamo conto di come questi input possano essere pericolosi soprattutto perché innescano azioni virali che muovono giri esponenziali. I giovani pendono dalle labbra degli Influencer. Quanti ne senti che dinanzi ad un tramonto hanno come unica preoccupazione quella di riuscire a scattarsi una foto identica e precisa a quella vista nelle Stories dell’idolo di turno? Mentre ci sarebbe solo da perdersi dinanzi a quello scenario di grande bellezza in valore assoluto.

Se dovessi consigliare ai lettori tre film da vedere e tre libri da leggere assolutamente, quali consiglieresti e perché proprio questi?

Me lo chiedi in un periodo assolutamente particolare. E siccome mi piace sperare che qualcuno, leggendo questa intervista, sia mosso dalla curiosità e voglia approfondire, oriento la mia risposta nella direzione che sento più giusta e adatta al momento attuale: le grandi tematiche della vita. Il primo che consiglierei è “The Secret” di Ronda Byrne, un libro che mi ha letteralmente cambiato la vita. Tutti dovrebbero leggerlo e vederne anche il film. Scoprire le potenzialità della mente, imparare ad orientare i pensieri nella giusta direzione, può davvero fare la differenza. Come secondo libro consigliereiPuoi guarire la tua Vita” di Louise Hay, altra autrice che adoro. Best seller da oltre 50 milioni di copie vendute nel mondo. Quando le fu diagnosticato un cancro e i medici le dissero che le rimanevano solo pochi mesi di vita, Louise non si arrese. Passò in rassegna tutta la sua esistenza: si aprì all’amore e al perdono rivisitando ogni cosa alla luce del pensiero positivo. Guarita completamente, decise di condividere il suo percorso con gli altri. Tutti dobbiamo fare i conti coi traumi del passato. Ma è un errore arrivare a sentirsi compromessi dallo stesso. Bisogna imparare a rielaborare il vissuto, a guardarsi dentro e a guarire la propria vita. Solo così possiamo tornare ad esserne davvero protagoniste. Infine come libro consiglierei “Pensa ed arricchisci te stesso” di Napoleon Hill. Una vera e propria guida all’autorealizzazione personale. Son banale, probabilmente. Ruotano tutti attorno allo stesso perno. Ma io credo che se fossero tante le persone che si confrontassero con queste tematiche, potremmo davvero vivere in un mondo migliore. Chissà che questo isolamento forzato non invogli più di qualcuno a leggerli. Per i film invece consiglierei “L’attimo fuggente” e “The wolf of Wall Street” (non a caso, anche questi fortemente motivazionali).

Una domanda difficile Irene: perché i lettori di questa intervista dovrebbe comprare e leggere i tuoi libri? Dicci qualcosa che possa convincere i nostri lettori a comprare e leggere qualcuna delle tue opere.

Chi mi segue lo fa perché in me trova trasparenza ed autenticità. Non condivido nulla che non mi appartenga. Leggere ciò che scrivo equivale a fare un viaggio nella mia interiorità, estremamente variegata! Perché dovrebbero comprare e leggere ciò che scrivo? Perché ritroverebbero nelle mie parole spunti di riflessione che credo appartengano alla vita di tanti. Io amo scavare in tutto ciò che vivo, non mi fermo mai in superficie, all’apparenza. Imbattersi nei miei scritti significa addentrarsi in quest’esperienza con me. Emozionante, non trovi?

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? A cosa stai lavorando in questo momento e dove potranno seguirti i nostri lettori e i tuoi fan?

In questo momento sta per uscire il mio nuovo e-book, come ti dicevo in apertura. E mi auguro che lo leggano in tante. Che lo regalino alle amiche. Che ne discutano tra loro. In cantiere ho anche un manuale (serio stavolta!) in cui parlo della mia rinascita nei vari ambiti della vita con l’intento di offrire a chi lo leggerà dei consigli pratici per gestire al meglio le difficoltà collegate a questo percorso esistenziale. Chi vorrà onorarmi della propria attenzione, potrà seguire il mio blog ed unirsi alla community attiva che ruota attorno alla mia Pagina Facebook. Sono presente anche su Twitter, Linkedin ed Instagram. Ma molto più attiva su Facebook che è il social che adoro per eccellenza.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Innanzitutto ringraziandoti perché mi hai fatto un dono prezioso. Ai lettori sento di dire questo: la vita non va sempre come vorremmo. Ma quel che ci frega non è il percorso alternativo quanto la paura e lo smarrimento con cui ci relazioniamo a ciò che sfugge al nostro controllo. Dobbiamo imparare a fidarci della Vita e credere che quello che ci sta succedendo è sempre la strada migliore per arrivare esattamente dove dobbiamo andare. Anche il male che subiamo finisce col divenire un dono se impariamo a farne buon uso. Io benedico ogni lacrima versata perché da tutto quel dolore (che non meritavo) è iniziata la mia rinascita. E se oggi sono ciò che sono lo devo anche al cambio di prospettiva che quel calvario mi ha imposto. La vita non va mai temuta, solo compresa.

Irene Losito

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Andrea Giostra

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