“Martina”. una donna che ama “troppo” | La dedizione assoluta della donna allontana l’uomo

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di Daniela Cavallini

Amiche ed Amici carissimi, dall’inedita raccolta Mastr’antria e altri racconti” di Andrea Giostra – traggo ispirazione per affrontare uno dei temi più dibattuti: la Donna che ama troppo, allontana l’uomo. La protagonista della storia è Martina.

Chi è Martina? Martina è una giovane donna, bella, ricca, professionista di alto profilo, che vive in una famiglia agiata ed amorevole, che ha tanti amici, ma… da sempre soffre per amore, concatenando una serie di delusioni, dovute soprattutto a due aspetti: la dipendenza affettiva e le proiezioni dei suoi desideri su uomini in realtà totalmente all’opposto.

Attraverso il tono ed i comportamenti propri della donna innamorata – Martina – l’autore pone in risalto alcuni comportamenti  che presagiscono  un effetto inesorabilmente demolitore di una storia d’amore, benché agiti nell’intento costruttivo  di  un’unione armoniosa.

Riporto, qui di seguito, alcuni punti salienti del racconto, enfatizzando il comportamento di Martina, antitetico al suo stesso obiettivo:  vivere per sempre con il suo amato Mariano.

“Martina” | Legge Chiara Modica Donà dalle Rose | Avvocato, scrittrice e narratrice | capitolo della raccolta inedita “Mastr’antria e altri racconti”

Mariano è un manager, proveniente da importante famiglia siciliana, molto sensibile al fascino femminile, tuttavia incapace di amare o, meglio, non corrispondente a quel modello di amore che implica l’accettazione dell’inevitabile monotonia – propria della quotidianità – all’interno della coppia.

Ma, torniamo a Martina che, vivendo distante da Mariano, dopo solo alcuni fine settimana trascorsi a casa di lui, decide di trasferirsi stabilmente e di intraprendere quella che per lei è la magica unione “per sempre”, mentre per lui è un legame che lo porta ad allontanarsi da Martina.

Questo scrive Martina dopo un solo giorno di distanza da Mariano:

«Caro Mariano, ti scrivo dopo l’ultima volta che sono venuta a trovarti nella tua città. È passato solo un giorno, lo so. Sono una donna sentimentale, romantica, sensibile, e tu questo l’hai ben compreso. Ti amo con tutta me stessa, visceralmente e senza freni.»

Ecco che Martina, manifestandosi così precipitosa, a mio parere, commette due errori: priva Mariano dello stimolo di conquistarla – fondamentale per l’ego maschile – e contemporaneamente lo fa sentire “intrappolato”.

 «Non sono più io. Sono io che mi proteggo dentro il tuo corpo, dentro la tua anima, dentro il tuo respiro, dentro la tua vita che in quegli attimi è anche la mia. Mi dà anche fragilità, è vero, preoccupante vulnerabilità.»

 Tipica manifestazione di dipendenza affettiva. Martina, prosegue il suo scritto intriso di dipendenza affettiva e, come se non bastasse, investendo Mariano di un’enorme responsabilità peraltro celatamente ricattatoria –  che lo annichilisce:

 «È il mio uomo, l’uomo che amo che dovrà proteggermi da questa mia vulnerabilità, da questa mia fragilità. Non mi tradire, ti prego. Non tradire il mio essermi abbandonata a te, Mariano. Mi uccideresti, sappilo.»

Ora Martina, mostra insicurezza, “ricordando” a Mariano le sue stesse parole, a voler sottolineare che egli stesso l’ha “autorizzata” alla decisione presa arbitrariamente:

«Questo mio modo di esprimere il mio amore per te ti ha colpito, ti ha fatto amare di più come mai prima, ti ha fatto vivere nuove dimensioni. Mi hai detto tutto questo, ricordi?»

Qui, non posso esimermi dal pensare che se solo Mariano osasse esprimere la pur minima perplessità, verrebbe tacciato come il peggiore dei maschi insensibili, altrimenti noto con i coloriti epiteti che tutti ben conosciamo.

Giungiamo all’ammissione – da parte di Martina – delle cd “proiezioni” ed “aspettative”. Infatti, rivela:

«Ho amato uomini che mi avevano fatto vedere il cielo azzurro e mi hanno portato nelle tenebre più oscure. Ero io che proiettavo su questi uomini le mie aspettative. Ma loro non avevano nulla di quello che cercavo, mi  sono innamorata dei miei desideri, delle mie aspettative, di quello che avrei voluto nel mio uomo, più che di quello che questi uomini avevano da darmi.»

 Infine, Martina, non lascia scelta al suo uomo – se non quella estrema dell’abbandono –  imponendogli con violenza, una  violenza mascherata da amorevolezza mista a teatrante prostrazione,  la sua inderogabile decisione:

«Sei padrone assoluto dei miei sensi e della mia mente. Soffro tantissimo per la nostra forzata lontananza. Ed è per questo che ho deciso di lasciare la mia casa, il mio lavoro, la mia famiglia, per venire a stare con te. Venerdì sarò con te per sempre. Come voglio. Come ho voluto da quando mi hai amata per la prima volta. Come ti ho promesso. Come mi hai promesso. Come ci siamo promessi. Prenderemo casa insieme e vivremo fino alla fine dei nostri giorni.»

 Perdonatemi l’ironia, ma se Mariano scappasse, non meriterebbe le attenuanti del caso?!

Come prosegue questa storia? Mariano è davvero scappato? O forse ha accettato di vivere con Martina? Lo svelerò prossimamente.

 Un abbraccio!

Daniela Cavallini