«Come hai potuto tradirmi… ?» | Il tradimento rivela l’inconoscibilità del partner

0
713
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

Intervista al dott. Roberto Cavaliere, psicoterapeuta

“Il tradimento ci pone di fronte alla più grande tragedia dei rapporti umani: l’inconoscibilità dell’altro”. G. Turnaturi

Amiche ed Amici carissimi, in preda allo sconvolgimento che comporta la scoperta del tradimento da parte del partner, l‘espressione “come hai potuto tradirmi? Non ti riconosco più” è la più frequente ed intramontabile. Infatti, l’affermazione della Sociologa G. Turnaturi, evidenzia che il tradimento mostra un aspetto del partner traditore sinora inedito e mai neppure considerato dal tradito, che infatti, addolorato ed attonito, comprende che ne presumeva soltanto la conoscenza.

Il tradimento è fonte di delusione e dolore per il tradito, tuttavia è comunque destabilizzante anche per il traditore, entrambi  ripongono nel futuro solo incertezza e tutto quello di cui sono sicuri è  che nulla sarà più come prima. Ne parliamo con il Dott. Roberto Cavaliere –Psicoterapeuta – nell’intervista qui di seguito riportata.

Daniela Cavallini:

Dott. Cavaliere, la Sociologa Turnaturi ascrive l’inconoscibilità dell’altro alla più grande tragedia dei rapporti umani. È d’accordo?

Dott. Roberto Cavaliere:

Assolutamente sì ed aggiungo che l’inconoscibilità riguarda anche noi stessi. Se è vero che pensavamo di conoscere il nostro partner come persona integerrima e pertanto incorrompibile dalla tentazione del tradimento, è altrettanto vero che anche noi ci riteniamo irreprensibili ed inattaccabili dall’identica brama. Tuttavia, è necessario prendere atto che nessuno può ritenersi esente dal tradire.

Daniela Cavallini:

Questo significa prescindere anche dall’agognato “fedele per sempre, fin che morte non ci separi”, recitato commossi sull’altare ed enfatizza che  la certezza di ogni relazione è riposta nella precarietà…

Dott. Roberto Cavaliere:

“Per sempre” è l’illusione di quando c’innamoriamo, un sogno romantico e come tale ben raramente si traspone nella realtà. Tutti noi siamo soggetti al cambiamento. Il tradimento pone di fronte alla presa di coscienza dell’individualità di ognuno di noi e della precarietà di ogni relazione umana, indipendentemente dalla sua durata e dalla profondità del legame instaurato. Il matrimonio non costituisce l’antidoto! Baumann al riguardo afferma:

“finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta. Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai. E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro. Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia. L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile”.

Daniela Cavallini:

Pare dunque che il tradimento, sia un’eventualità tutt’altro che remota…

Dott. Roberto Cavaliere:

No, non è affatto un’eventualità remota, tuttavia è anche importante ricordare che il tradimento, la relazione extraconiugale, è segno di malessere della relazione stessa, a prescindere da chi è il tradito e chi il traditore. Ogni rapporto è soggetto a logoramento ed in una società pulsionale si riscontra l’elemento seduttivo, tutto sta a valutare se le difficoltà di coppia sono superabili oppure tali dal passare dal desiderio di trasgredire all’azione vera e propria, ossia iniziare una relazione extraconiugale.

Daniela Cavallini:

Il malessere di una relazione manifesta inevitabilmente i sintomi, non sempre curabili, tuttavia è possibile “fare prevenzione”, prestando la massima attenzione ai prodromi di tale malessere?

Dott. Roberto Cavaliere:

Certamente si manifestano segnali anticipatori. Il tradimento si compone di tre fasi:

prima fase: incomprensioni, problemi non discussi, dunque irrisolti, che creano distanza tra i partner che si percepiscono come si suol dire “in rotta”;

seconda fase: si sviluppa il tradimento, ovvero il coniuge insoddisfatto – o maggiormente insoddisfatto  -scivola nella relazione extra. In questa situazione si sviluppa una dinamica che definirei conservativa per l’unione: l’infedele nega il tradimento ed il tradito cerca di ignorare i segnali;

terza fase: la rivelazione! È il momento più drammatico perché rappresenta lo spartiacque tra il prima e il dopo nella storia della coppia e del matrimonio. La rivelazione porta alla crisi del matrimonio, è la condizione scatenante il conflitto tra l’optare per la rottura o per il perdono, alias riconciliazione.

Daniela Cavallini:

Credo di non essere distante dalla verità nel pensare che i tradimenti scoperti sovrastano in maniera esponenziale quelli confessati…

Dott. Roberto Cavaliere:

In effetti, le confessioni sono più rare… tendenzialmente le scoperte sono adducibili a banali indizi, come ad esempio uno scontrino “sospetto”, la residua scia di un profumo, ecc. e talvolta sopraggiungono le rivelazioni al tradito, da parte dell’amico.

Daniela Cavallini:

Rivelare all’amico il tradimento del coniuge è segno di fedele amicizia oppure implica ulteriore disagio al tradito stesso?

Dott. Roberto Cavaliere:

Non c’è una risposta che prescinda da un’attenta valutazione sia dei soggetti coinvolti che della situazione. A volte il coniuge tradito e non informato dall’amico consapevole, può percepirsi doppiamente tradito, in altri casi, se la coppia si trova nella succitata “seconda fase”, dove  l’infedele nega il tradimento ed il tradito cerca di ignorarne i segnali, entrambi motivati da mero spirito conservativo dello stato attuale, peraltro derivante dalla paura del cambiamento, forse è meglio evitare o quantomeno attendere. Ripeto, non esiste un comportamento univoco e privo di conseguenze.

Daniela Cavallini:

Perdono o addio per sempre?

Dott. Roberto Cavaliere:

Mah… il perdono è spesso “incompiuto”, nel senso che si crede di aver perdonato, ma la ferita è ancora viva; si perdona per paura della perdita dell’altro… non può più essere “come prima”. Per prendere una decisione, qualunque essa sia,  ritengo necessario  superare la fase emotiva che nell’immediatezza inevitabilmente segue la scoperta o la rivelazione del tradimento. Oltrepassato il momento critico, è opportuno che i partner si confrontino, per poi decidere con razionalità del loro futuro.

Daniela Cavallini:

Se, come abbiamo detto, il rapporto di coppia è soggetto al logoramento – spesso dovuto alle insidie della quotidianità – e l’ipotesi del tradimento non è assolutamente remota, anche la trasformazione del tradimento in unione non è protetta dall’identico rischio…

Dott. Roberto Cavaliere:

Certo che no. Il fascino seduttivo del tradimento manifesta la sua irresistibilità nella regressione adolescenziale che procura. “Sentirsi tre metri sopra il cielo” è la tipica sensazione percepita nella fase iniziale della relazione. A questo, aggiungo che il tradimento, mantiene costantemente la relazione “tre metri sopra il cielo” in quanto non presenta i problemi correlati alla quotidianità. Questa tipologia  di rapporto può godere di un tempo indefinito, anche anni, ma è bene considerare che quando dura a lungo, diviene una sorta di matrimonio parallelo che genera ansia causata dalla gestione del parallelismo.

Daniela Cavallini:

Il tradimento cosiddetto  virtuale, tramite chat erotica, telefono o dispositivi simili, è da considerarsi comunque tradimento?

Dott. Roberto Cavaliere:

Mi pare un po’ una forzatura, anche se il tradimento assume tante sfaccettature. Direi che conferire alla trasgressione virtuale l’attribuzione di semplice evoluzione della fantasia o vero tradimento dipende dalla considerazione personale del tradito. Per quanto mi riguarda lo considero un tradimento di “serie B”.

 

Grazie al Dott. Roberto Cavaliere ed un abbraccio a tutti!

 

Daniela Cavallini