Germania: i primi passi verso una nuova “normalità” | di Dorina Achelaritei

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di Dorina Achelaritei

La via d’uscita, la luce in fondo al tunnel – non le stiamo cercando un po’ tutti? Specialmente in questo periodo così restrittivo (l’Europa dell’Est le sta cercando da quasi 30 anni, ma questa è un’altra, lunga e meno accattivante storia; rimando la divagazione).

Comunque, è meglio non parlare di politica in questi giorni… osservo degli ‘ismi’ inquietanti, sia al sud che al nord europeo.

Un Nord che, a parte la Gran Bretagna, è riuscito a fronteggiare la crisi Covid-19. La Germania è un esempio concludente, per quanto sia stata contestata.

La domanda di questa settimana fu: si può parlare di un rilassamento delle restrizioni senza compromettere l’attuale stabilità? Secondo il governo tedesco, sì.

Alla conferenza di mercoledì 15 aprile, il cancelliere Merkel insieme ai presidenti dei Länder hanno deciso un pacchetto di misure per ridurre gradualmente le restrizioni alla vita quotidiana. Evitare l’ulteriore diffusione del contagio rappresenta però la priorità…

Le regole sul distanziamento sociale e sulla riduzione dei contatti sociali sono state prorogate fino al 3 maggio. 

In pubblico si consente una distanza di 1,5 m per gruppi di 2. Niente assembramenti di persone fino al 1 settembre (fiere, concerti, festival, eventi sportivi – tutto rimandato… sine die) – un fatto un po’ drammatico per Berlino, che praticamente si “nutre” di questo tipo di “pietanze”: il pane c’è ancora, ma purtroppo manca il circo…

La vita quotidiana subirà solo dei cambiamenti graduali: il 20 aprile riaprono le piccole attività commerciali. Le scuole però aprono il 4 maggio: si inizia con le classi finali, a causa degli esami di quest’anno. Si regolerà lo svolgimento dei corsi in una nuova formula “ristretta”, nonché le necessarie misure di protezione. 

Lo stesso vale anche per le università, che saranno in grado di organizzare sessioni d’esame. 

Comunque sia, l’affollamento si deve evitare ad ogni costo: anche i servizi religiosi e le cerimonie di qualsiasi rito sono ancora proibiti.

Non solo le chiese, i templi o le sinagoghe rimangono chiusi, ma anche le moschee, (nonostante e) a causa del Ramadan (23 aprile – 23 maggio).

Le condizioni imposte dalla pandemia Covid-19 sono dure per l’intera comunità musulmana, non solo per quella residente in Germania: i luoghi di culto sono chiusi ovunque, gli incontri tra famiglie ed il pellegrinaggio alla Mecca sono vietati – così, il significato del mese sacro viene negato ai credenti.  

Di conseguenza, questa situazione unica ha generato proposte senza precedenti da parte dei rappresentanti dell’Islam sunnita, che prendono in considerazione il rinvio della festa all’anno prossimo.

La primavera è iniziata sotto un altro presupposto quest’anno… serve l’interpretazione delle feste tradizionali in chiave d’emergenza globale – per la Pasqua, il Pesach e il Ramadan… le distanze sono più chiare che mai, i confini impermeabili…

Intanto, la Germania è pronta per la fase II, con dei rinforzi per il sistema sanitario e il personale medico; almeno 650.000 tamponi a settimana, sostegno finanziario per la produzione di attrezzature e indumenti protettivi personali e, certo, le app di tracciamento.

Si sa però che il ritorno alla normalità è condizionato da un vaccino: quindi, il governo sostiene le aziende tedesche e internazionali a questo proposito. Non appena il vaccino sarà disponibile, le dosi necessarie saranno rese disponibili all’intera popolazione.

Devo ammetterlo, c’è un certo ottimismo primaverile nell’aria… moderato, come tante altre cose in Germania, ma costante. Stabile. Rassicurante. Ormai le mascherine (in mancanza di alcun obbligo al rispetto) non si vedono più…