“La mano umile della vera salvezza” | di Rossana De Santis

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di Rossana De Santis

Cammina stanco, senza sapere dove si trova.

È visibilmente disorientato, confuso… un uomo alto, magro, distinto, di circa settant’anni…

Indossa un bel cappotto ma è sgualcito… Le scarpe belle, lucide ma bagnate.

Ha un fine cappello di qualità sulla testa… bagnato anche questo.

Si aggira alle due di notte in una grande stazione dove qua e là dormono coperti di stracci e di sacchi persone abbandonate a sé stesse. Si guarda desolato intorno… non ricorda neanche il suo nome e non sa perché si trova lì… solo e perso.

“Chi sono? Cosa faccio qui?”

La stazione silenziosa, grande piena di ombre sembra un rifugio di uomini che dormono soli, dimenticati dal mondo.

La mente del vecchio è una tabula rasa senza segni, senza nessuna traccia a cui aggrapparsi.

Ha nella tasca un quaderno con delle frasi appuntate da lui stesso… riflessioni filosofiche che ora non hanno più senso per la mente annebbiata e confusa.

Un barboncino lo segue fedelmente… ma lui non ricorda il nome.

Nei suoi appunti è citato Marx, Hegel …. ci sono dei riferimenti al materialismo storico… a studi passati e recenti… ma tutto sembra estraneo alla sua mente, caduta nel pozzo buio dell’oblio.

Un gruppo di ragazzi vestiti di nero, rasati si avvicinano a lui.

Hanno delle mazze in mano… alcuni poveracci che dormono lì intorno, spaventati dalle risa sataniche… dai loro schiamazzi arroganti e volgari, impauriti prendono i loro stracci e si allontanano.

“Ragazzi… guardate quel vecchio demente! Dove va? Vogliamo divertirci un po’ con lui?”

Uno di loro comincia a tirargli la lunga barbetta affilata…

Un altro lo afferra e gli strappa violentemente il cappotto di dosso.

L’uomo trema…. è disperato, il cuore gli scoppia nel petto. Dal cappotto cadono i suoi appunti e il più robusto di loro li comincia a leggere con voce stridula… canzonatoria…

“Sentite, sentite! Abbiamo qui un intellettuale… Un filosofo…. chissà!!!”

Gli girano intorno… lo fanno cadere a spintoni….

Un teppista dei tre aveva uno sfregio lungo la faccia… gli occhi chiari, gelidi e spalancati: strappa il quaderno, mette i pezzi in bocca e li mastica mentre gli altri due ridono come matti…

Poi sputa in faccia al povero vecchio ancora a terra i pezzi masticati…

“Vedi vecchiaccio comunista? Anch’io mastico bene Marx”.

Il cagnolino abbaia contro di loro, afferra con i denti un pantalone… ma uno dei delinquenti gli sferra un calcio violento.

Il cane, scaraventato contro un muro, guaisce dolorante…

Un ragazzone di colore vede la scena e urla, urla forte: “Lasciatelo stare, maledetti”!

“Ecco che arriva anche un muso nero… ragazzi c’è da divertirsi sul serio sta notte!”

Il più giovane dei mascalzoni pronuncia queste parole facendo roteare una catena tra le mani…

Nasce una colluttazione violenta dove il ragazzone nero… con una forza incredibile, strappa dalle mani del teppista la catena di ferro, dopo aver ricevuto una violenta frustata … ad uno, ad uno i tre  balordi dopo averlo inutilmente sfidato, si allontanano e fuggono via come ratti.

“Come si sente signore? Ce la fa a rialzarsi?”

Il ragazzo tende la grossa mano scura al vecchio… aveva gli occhi umidi, il volto rugoso stravolto dal terrore.

Poi si avvicina al cagnolino e se lo mette in braccio… il barboncino lecca la sua mano riconoscente; non sembra ferito gravemente…

“Grazie figliolo, grazie infinite…” Pronuncia queste poche parole con un filo di voce Michele, così si chiama la povera vittima… e riesce con gambe tremanti a rimettersi in piedi.

Intanto una donna sulla quarantina corre verso di loro…

Ha assistito impotente alla parte finale della scena e grida: “Papà, papà…!”

Appena si avvicina si rivolge subito al ragazzone di colore: “Grazie! Grazie infinite!”

Insieme si mettono l’uomo a braccetto. L’uomo rimane in silenzio, ancora in preda al tremore.

“Mio padre soffre di Alzheimer… abitiamo a circa due isolati da qui… Grazie a Dio c’eri tu… Tu sei un angelo di Dio vero? È una magia, un prodigio…  anzi un miracolo che ti sei trovato lì a difendere mio padre!”

Disse la donna con le lacrime agli occhi, singhiozzando.

Mohamed accarezza il cagnolino tra le sue braccia e, senza pensarci due volte, risponde:

“Il mio Dio non ha poteri magici, non fa miracoli… non è bello, ha le tasche bucate e cammina a piedi nudi sulla mia anima. Il mio Dio divide il cibo con i cani randagi e dorme nelle stazioni sopra un cartone. Ha freddo, ha fame ed è dimenticato da tutti. Il mio Dio trova cibo tra i rifiuti, dorme sui treni, nelle stazioni, sulle panchine, nei dormitori pubblici, per strada. Il mio Dio nessuno lo prega, nessuno fa statue e costruisce chiese per lui, nessuno gli apre la porta quando bussa disperato: viene schifato quando chiede spiccioli, da mangiare o da bere; viene insultato per il suo colore, per il suo cattivo odore… viene deriso, umiliato, oltraggiato ogni giorno. Il mio Dio non ha sesso, non ha colore, non ha niente ma, per me, ha tutto per essere considerato il mio Dio.”

Mohammed pronuncia queste parole come una preghiera…

La donna lo guarda confusa e ammirata e pensa a quanta gente preziosa è buttata per strada… quanta saggezza e nobiltà d’animo potrebbero migliorare un mondo così povero di valori autentici.

Lei, suo padre e il suo cagnolino hanno avuto la fortuna d’incontrare la mano umile e grande della vera salvezza.

Rossana De Santis