“Cosa vuol dire scrivere” | di Beatrice Bargiacchi

0
451
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

di Beatrice Bargiacchi

Scrivere non è mai stato più utile di adesso. Ci fa percorrere leghe e solcare oceani, ci fa saettare nella galassia e correre tra i canguri. Possiamo essere pirati, rockstar e mangiatori di fuoco. Diventiamo capaci di andare ovunque, restando sul sofà. Ci possiamo trovare a rivestire ogni pelle che desideriamo, vivere ogni amore che avremmo sognato di avere. È la più incantevole forma di liberazione che l’uomo conosca. Anche attraverso la lettura siamo in grado di trasfigurare le nostre vite, ma con la scrittura possiamo fare di più: sappiamo inventarle. Non c’è nessun autore che ci dica quale personaggio dobbiamo essere e quale avventura dobbiamo vivere. Siamo noi a dettare le regole della nostra fantasia.

Per me scrivere ha sempre coinciso con momenti importanti della mia vita. Nei momenti in cui non si è tristi né troppo felici, in cui si è malinconici o eccessivamente entusiasti per chiudere occhi, perché la vita ti arriva in faccia veloce e l’emozione ti lega la gola, i sentimenti si attorcigliano dentro la pancia e l’unico modo per scioglierli e liberare il petto è scrivere.

Un giorno ero sopra un treno, stavo affrontando un viaggio di ventisei giorni con un’amica, attraverso la Siberia. Il fuso orario cambiava continuamente, non c’era internet e non avevamo idea di dove ci trovassimo, né di che giorno fosse. Eravamo completamente disperse nel vuoto, macinando chilometri di steppe sopra un vagone ballonzolante. Ci sentivamo chiuse in una bolla, fuori dal tempo e dallo spazio conosciuto. Non avevamo alcun punto di riferimento. Eravamo alienate dal mondo.

In mezzo a quella immensità, in un momento in cui eravamo state private del senso del tempo, del nostro orientamento, degli orologi e di ogni riferimento, mi aggrappai all’unica realtà che mai mi sarebbe stata tolta. Mi misi a scrivere.

Quella è la chiave per raccogliere le emozioni nel palmo della mano, guardarle e comprenderle. Riconoscerle. È il modo per soffiarle via di dosso, quando pizzicano e fanno male. Per abbracciarle di nuovo, quando le sappiamo nostre.

Beatrice Bargiacchi

https://www.facebook.com/beatrice.bargiacchi.39