“Il cappello volato via” | di Rossana De Santis

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di Rossana De Santis

Ines è una povera vecchia, seduta su un piccolo sgabello sgangherato.

Un fazzoletto in testa per ripararsi dal sole indossa un vestito a fiori consumato, largo.

Fiumi di gente nel mercatino dove si siede le passano davanti… colori, odori, rumori tipici di un mercato che lei, ormai, conosce come le sue tasche bucate.

Passano persone che non la degnano di uno sguardo… con quella ciotola in mano che ogni tanto tende al passaggio di chi neppure si accorge di lei.

Guarda dal basso chi, ogni tanto la nota e le infila solo centesimi nella ciotolina.

Nonostante tutto continua a suonare una canzone sconosciuta ma orecchiabile con una vecchia  fisarmonica … una coppia si bacia e poi getta monete nella sua ciotola.

Ad un certo punto però, una folata di vento cambia tutto: le porta vicino allo sgabello un cappello bellissimo, elegante.

Sembra un segno del destino, lei adora i cappelli… e questo sembra davvero speciale.

Decide di raccogliere i soldi non più con la ciotola ma con il cappello…e fa bene!

La gente, grazie a quello strano cappello la nota finalmente.

Il cappello è rivestito di seta, elegantissimo, finemente decorato con dei nastri blu.

Tutta la gente che passa infila soldi in quel cappello, non solo monete ma anche banconote.

La donna rimane stupita piacevolmente e sorride con i denti storti e anneriti.

La mattinata al mercatino è ormai  alla fine e il cappello era quasi pieno fino all’orlo di soldi.

Ines si alza con il bastone dallo sgangherato sgabello. Prende  la sua amata fisarmonica, quello strano cappello e  torna nella sua casa… una specie di garage che aveva arredato con poche umili cose, donate e rimediate da lei in strada.

Si sdraia su un materasso consumato e poggia accanto a sé il cappello.

Quanti ricordi affollano la mente: ricorda che era una splendida ragazza, con dei lunghi boccoli dorati… viveva sola in città e aveva affittato un piccolo, grazioso appartamentino.

Lavorava per una ditta molto nota che produceva cappelli di alta moda, di qualità nella sua città.

Erano dieci ragazze a lavorare in quella ditta. Lei era una delle ragazze più  promettenti: disegnava e cuciva  cappelli meravigliosi…

La figlioletta del capo, Giulia, veniva spesso nel negozio a trovare il papà e lei che adorava i bambini le aveva cucito e regalato una splendida bambola di pezza con tanto di cappello.

Quando aveva un minuto si metteva la bimba in braccio e le raccontava delle fiabe e le pettinata i lunghi capelli scuri.

Ines ripensa anche a qualcosa di molto spiacevole che l’aveva segnata profondamente: il padrone della ditta, il bravo papà della bambina, la molestava  quasi ogni giorno, la costringeva  a sopportare in silenzio per non perdere un lavoro che adorava.

Un giorno, mentre cercava inutilmente di sottrarsi  a quel supplizio entra Giulia a cui lei si era affezionata come una zia.

La bambina vide suo padre che stringeva con forza Ines… fraintese la situazione ed uscì in lacrime, sbattendo la porta…

Giulia aveva la sensazione  amara di essere stata doppiamente tradita: da suo padre e dalla sua amica che considerava come una cara e giovane zia e disse tutto a sua madre.

Il signor Ennio, raccontò a sua moglie di essere stato provocato e sedotto…

Il giorno dopo Ines venne licenziata…

Lei si ritrovò senza lavoro, doveva pagare l’affitto, le bollette…

Si ritrovò senza speranza, non  aveva parenti né  amici in città, non aveva più niente.

I genitori anziani vivevano in un paese lontano da cui lei era partita per inseguire i suoi sogni.

Incominciò a bere, a lasciarsi andare… la casa sottosopra. L’affitto non pagato per due, tre volte e, infine, venne letteralmente scaraventata in strada.

Provò a lavorare per un bar, a servire per qualche ristorante ma dopo poco la mandavano via: nessuno voleva far servire ai tavoli  un’alcolizzata.

La notte dormiva sui marciapiedi, nei vicoletti….

Rimediava qualche coperta da qualche anima buona, qualcuno le regalava anche del vino scadente…non voleva dormire nei dormitori pubblici.

Vide tante donne, allo sbando come lei, che di notte si prostituivano  ma decise di non farlo…

Comprò invece una fisarmonica con i soldi che ottenne vendendo un cappello elegante che lei stessa aveva confezionato, un ultimo che le era rimasto…

In un vecchio  condominio fatiscente trovò un garage sfitto e cominciò a rifugiarsi  lì …con il silenzio assenso dei condomini ormai tutti anziani…

E così  fino ad oggi…

Ogni giorno va allo stesso mercatino, a pochi passi dal suo garage.

Si siede sul solito sgabelletto sgangherato e suona la fisarmonica… raccoglie qualche soldo con una ciotola.

Sempre le stesse cose da anni ormai, fino alla comparsa misteriosa di quel cappello…

Anche oggi la vecchia va al mercatino come al solito e porta con sé lo sgabello, la fisarmonica e… il cappello, unica novità del giorno prima.

La gente continua a mettere soldi nel cappello, come nel giorno precedente…sembra una strana magia.

Lei stupita, con gli occhi chiari spalancati sorride. Una ragnatela di rughe segna il volto che finalmente è illuminato da un po’ di serenità…ma all’improvviso inizia a piovere…

Un passante le lascia vicino un ombrello… Lei lo apre e si accorge che è  bucato.

Sta per alzarsi, decide di andare via quando le si avvicina una donna molto elegante che la fissa intensamente…

“Tu sei Ines, vero?”

Anche Ines la riconosce subito… quegli occhi erano rimasti identici, l’espressione del volto inconfondibile.

È Giulia, la figlia del suo famigerato capo …Quanto tempo!

“Questo è il mio cappello, mi è volato ieri con una folata di vento…il  destino lo ha portato a te!”

La donna aveva le lacrime agli occhi.

La gente continua a passare tra loro, indifferente, con gli ombrelli gocciolanti.

“ Io devo chiederti perdono…è tutta colpa di mio padre, l’ho scoperto dopo…”

Ines poggia un dito sulle sue labbra come per dire basta… ho capito, non serve…

Giulia è visibilmente commossa, felice di averla trovata dopo tanti tentativi inutili…

“Non sono qui per caso, è  da tanto che ti cerco…voglio aiutarti!”

Le tende il suo ombrello per farla riparare…la pioggia però si sta calmando, più lieve.

Ines la guarda intensamente con gli occhi rossi e sussurra un grazie a fior di labbra tremanti.

Il passato è  tornato stavolta per offrirle una mano e lei sente di potersi per la prima volta fidare di qualcuno…

Ha smesso di piovere: un raggio di sole accarezza le due donne che procedono a braccetto verso un giorno migliore.

Rossana De Santis