Berlino: Come convivere con il virus

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La “normalità”, un’idea un po ‘disprezzata a Berlino, che si vuole una città “alternativa”, è ormai diventata la situazione più desiderata.

Grazie al allentamento delle restrizioni, le grandi città sembrano adesso un po ‘più vivaci, ma dando un’occhiata all’interno dei mezzi di trasporto, la realtà si fa subito notare: dal 27 aprile è obbligatorio indossare una maschera protettiva.

Ovviamente, la norma nazionale è valida per chi utilizza ancora i mezzi pubblici, ca. 70-90% in meno rispetto a prima – una situazione che obbliga le aziende del settore a richiedere aiuti statali, poiché i Länder non sono in grado a fornire i sussidi necessari. Perdite di almeno 5 miliardi di euro saranno registrate in questo settore entro la fine dell’anno.

Anche i divieti di viaggio internazionali sono stati prorogati fino al 14 giugno. E le conseguenze sono tragiche: un esempio potrebbe essere Lufthansa, la terza compagnia aerea più grande al mondo in termini di fatturato, che attualmente conta su 1% degli ex passeggeri; la mancanza di attività comporta perdite di circa 1 milione di euro all’ora. Solo dal 2023 è prevista una normalizzazione del traffico aereo.

L’intera economia tedesca soffre a causa della crisi COVID-19: si prevede che il PIL diminuirà del 6-7%, superando le perdite durante la crisi economica del 2008.

Poche attività industriali hanno ripreso a funzionare, le prime sono Daimler e Volkswagen, che si basano principalmente su fabbriche e vendite in Cina.

Neanche le classiche attività commerciali stanno meglio: i piccoli negozi, aperti la scorsa settimana, non hanno registrato l’assalto tanto atteso degli acquirenti, perché i potenziali clienti si sono già abituati alle necessità indispensabili: supermercati e acquisti online, molto più convenienti e sicuri.

Per ragioni oggettive si evitano i rischi inutili, così come le interminabili code di fronte alle filiali delle catene internazionali nelle aree pedonali. Solo i negozi di elettronica godono ancora di una relativa popolarità, data la sorprendente quantità di tempo libero disponibile alla maggior parte della popolazione.

Tuttavia, il tempo libero ce l’hanno solo coloro che non possono lavorare da casa, nel cosiddetto regime “homeoffice”. Molte aziende sono state costrette ad una vera e propria “trasformazione”, coinvolgendo i dipendenti nella nuova formula di attività, poiché la fine della crisi è improbabile nei prossimi mesi: dalle multinazionali ai piccoli bistrot, gli imprenditori sono costretti a cercare modi alternativi di sopravvivenza, per quanto possibile, intorno al domicilio dei dipendenti o dei beneficiari dei servizi.

E lo Stato sta aiutando come può: l’assistenza finanziaria immediata (“Soforthilfe”) è stata messa a disposizione dei professionisti (partite IVA) colpiti dalla crisi, i 5.000 € possono essere richiesti online – una questione delicata, che ha lasciato il posto a vari casi di frode.

Le società più grandi hanno la possibilità di richiedere prestiti a basso interesse, nonché l’iscrizione al programma di attività ridotta (“Kurzarbeit”), una formula in cui lo stato contribuisce a pagamenti che la società non può più permettersi: i dipendenti ricevono quindi il 60% dello stipendio, lavorando 2-3 giorni alla settimana.

L’agricoltura non è esente da certi problemi: uno di questi sarebbe la siccità, un fenomeno insolito in primavera, normalmente una delle stagioni più piovose.

Le difficoltà legate alla forza lavoro sono state in qualche modo risolte all’arrivo dei lavoratori stagionali, per lo più rumeni, ma non tutte le imprese agricole rispettano le condizioni imposte dalla situazione attuale, volendo risparmiare data la crisi ormai preoccupante. 

I problemi segnalati riguardano le condizioni di alloggio, che a volte significano 3 persone / container, ma anche “l’ambiente protetto” in cui si doveva vivere: i lavoratori sono talvolta costretti ad acquistare i prodotti di uso quotidiano dai supermercati esterni, perché il negozio sul posto richiederebbe prezzi esuberanti.

La Spagna ha già annunciato un piano in 4 fasi per tornare alla “NORMALITÀ”, un “evento” previsto per la fine di giugno – la Germania, d’altra parte, si astiene da tali effusioni di ottimismo un po’ esacerbato: dobbiamo imparare a convivere con il virus. Fino al 10 maggio il distanziamento sociale rimane la misura di prevenzione più consigliata.

La “Normalità”? Quindi un sogno lontano… ma non troppo bello per essere vero.  Tutto ciò che serve è un vaccino efficace. Fino ad allora, anche l’app di monitoraggio dei contatti delle persone infette si fa in qualche modo aspettare: Telekom e SAP si occupano del progetto che sarà completato tra maggio e giugno.