“Sandokan e il venerdì 17” | di Rossana De Santis

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Mario è stato sempre superstizioso, sin dalla più tenera età.

Lui aveva due categorie nella sua mente: persone, cose, animali che portano fortuna e altre destinate a portare sfortuna.

Sin da bambino pensava che potesse bastare un suo gesto diverso, come scendere dal letto al mattino col piede sinistro anziché il destro per condizionare l’andamento dell’intera giornata.

Aveva gli occhi piccoli, scuri,  sempre attenti ai dettagli.  Sopracciglia folte, i capelli ricci  incorniciavano un volto affilato. Il naso aquilino completava una faccia che ricordava un po’ un uccello rapace, pronto a scrutare dall’alto del suo metro e novanta qualsiasi altro essere umano o situazione  gli si presentava davanti.

Quel venerdì 17 iniziò la giornata con il malumore: aveva deciso di affrontare tutto come niente fosse, d’ignorare il calendario…ma proprio non riusciva..

Scese dal letto indossando le sue strane ciabatte a forma di ferro di cavallo. Si preparò lentamente.

Il suo mento sembrava sfiorasse il pavimento per il profondo sconforto. Aveva le occhiaie profonde di chi non aveva dormito pensando al giorno dopo…e il fatidico giorno era arrivato: venerdì 17.

Indossò il suo completo scuro, la cravatta: era pronto per raggiungere il vicino ufficio postale in cui era impiegato. Tutti lo conoscevano per l’efficienza e la puntualità che aveva sempre dimostrato.

Prese le scale anziché l’ascensore…scese tre piani: pensò  ad un possibile sfortunato guasto: normale secondo lui di venerdì 17.

Certo, c’era anche la possibilità d’inciampare per le scale ma alla fine optò per quello che gli sembrava il male minore: scese molto lentamente le scale aggrappandosi quasi disperatamente al corrimano; una scena patetica, comica, nessuno lo vide…

Raggiunse la sua Fiat 16 grigia e si avviò  al lavoro: non aveva proprio voglia di affrontare quella giornata che immaginava terribile, apocalittica.

All’improvviso, mentre voltava  l’angolo della solita strada un gatto nero gli attraversò velocemente davanti.  Subito lui accostò vicino ad un marciapiede dove c’era spazio per la macchina… nel frattempo, l’auto successiva alla sua passò a gran velocità  e, per un pelo, non investì un bambino di circa sette, otto anni che aveva attraversato senza guardare.

La macchina era sfrecciata via senza fermarsi e il bambino, impaurito ma tutto intero, si era praticamente incollato ad un muro accanto al marciapiede…piangeva a dirotto.

Mario si avvicinò al bimbo per consolarlo, gli diede un fazzolettino di carta: “Dai piccolo, soffiati il naso, ti è andata bene! La prossima volta guarda prima di attraversare! Dov’è la tua mamma?”

Il piccolo singhiozzava forte e continuava a ripetere: “Sandokan, Sandokan! Dove sei?”

“ Chi è Sandokan?” Gli chiese dolcemente Mario.

“Sandokan è il mio gatto!” Rispose il bimbo con le lacrime agli occhi. Quel bambino gli ricordava tantissimo sé stesso a quell’età, era incredibile la somiglianza.

“Io l’ho visto il tuo Sandokan, ti aiuterò a ritrovarlo. Come ti chiami?”

“ Mi chiamo Federico…grazie che mi aiuti!”

I due cominciarono a chiamare insieme: “ Sandokan! Sandokan!!!”

La gente che passava li guardava incuriosita e molti ridevano.

Passò quasi mezz’ora…

Stavano per perdere le speranze quando notarono Sandokan che s’infilava veloce proprio nella macchina parcheggiata lì vicino di Mario…aveva dimenticato lo sportello aperto, lui che non dimenticava mai nulla.

Lui che in quel momento aveva anche dimenticato la diffidenza verso i gatti neri.

I due corsero insieme, tenendosi per mano, verso la macchina: Sandokan era seduto lì, sul sedile della guida, più  nero della notte e li fissava con due occhioni gialli e luminosi come il sole.

Federico afferrò subito tra le braccia il felino fuggitivo che non oppose alcuna resistenza.

Mario li osservò felice e stupito dall’insolita situazione.

Intanto, dall’altro lato del marciapiede, poco distante dalla strada, una donna con i lunghi capelli castani e il volto stravolto correva con l’andatura pericolante a causa dei tacchi…correva e urlava: “Federicoooo!!!”

Li raggiunse tutta accaldata e con gli occhi lucidi…

“ Mamma ti presento Mario, lui mi ha aiutato a trovare Sandokan!”.

La donna prese in braccio suo figlio e poi fissò per un attimo interminabile gli occhi di Mario.

Mario sentì il suo cuore balzargli fuori da camicia…diamine che coincidenza!

I due si riconobbero subito e… il disagio, l’emozione di entrambi era palpabile.

“ Carla…vi accompagno a casa! Posso?”

Si, disse lei con la testa, senza fiatare…sapeva che prima o poi lo avrebbe rivisto, andando ad abitare dalle sue parti… era prevedibile ma non immaginava così…

“Mamma ma voi vi conoscete!” Disse sorridendo Federico.

La loro era stata una lunga storia con alti e bassi. Si erano lasciati per la terza volta…lei aspettava un bambino ma non disse nulla. Era troppo ferita ed orgogliosa…

Quel bambino era Federico, praticamente il ritratto di suo padre, come negarlo?

Mario aveva sentito istintivamente la familiarità di Federico…era praticamente un suo clone in miniatura.

Aveva capito subito che era suo figlio, nel momento in cui Carla, stupita e imbarazzata lo fissava, impietrita, senza sapere cosa fare, sembrava svenire da un momento all’altro. ..

Si riaccesero in lui tante emozioni sopite…era bella come l’ultima volta che si erano visti. Aveva spesso pensato a lei in questi anni ma non aveva mai trovato i coraggio di richiamarla…

Mario telefonò e prese un giorno di ferie…non voleva più perdere un solo istante lontano da Carla e da suo figlio.

Accompagnò la sua futura famiglia a casa, una bella famiglia di cui faceva parte un magnifico gatto nero: l’incredibile Sandokan.

Rossana De Santis