“La fotografia” | di Rossana De Santis

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Stava seduta su quella panchina da circa un’ora.

Al centro del parco una grande fontana zampillante. Nessuno sembrava accorgersi di lei.

Dietro la fontana la residenza estiva dei Savoia: la settecentesca villa barocca torinese, in tutta la sua magnificenza.

Il parco della Tesoriera era pieno di bambini che giocavano, di mamme, nonne indaffarate a seguirli. Sotto gli alberi gruppi di ragazzi seduti su asciugamani in calzoncini e canottiera, a prendere il primo sole primaverile.

Nella era persa nei suoi pensieri quando si accorse di un pezzo di carta accanto a lei, sulla panchina.

La ragazza afferrò il pezzo di carta piegata e aprendolo si accorse che era una vecchia foto.

Vide che nella vecchia foto c’era una ragazza che le somigliava straordinariamente. Indossava abiti eleganti, stile anni Cinquanta… una somiglianza sconvolgente.

Vide accanto alla ragazza un giovane distinto, ben vestito che aveva un braccio sulla spalla di lei. La coppia sorrideva felice. Erano seduti su una panchina… il contesto sembrava lo stesso che lei si vedeva intorno, proiettato, però, molti anni prima.

La ragazza continuava a osservare stupita quella vecchia foto in bianco e nero e la sua immaginazione cominciò a navigare: pensò che forse quella coppia si era conosciuta proprio in quel parco. Forse avevano voluto festeggiare il loro incontro facendosi scattare una foto seduti sulla panchina che aveva sancito il loro incontro.

Mentre Nella era immersa nella foto una voce tremante fermò i suoi pensieri.

“Posso sedermi signorina?” No, non era il solito pappagallo che disturbava per abbordare.

Era un vecchietto distinto, dall’aria familiare.

“Prego, si accomodi pure”.

Il vecchietto la osservava con occhi nostalgici:

“Lei mi ricorda qualcuno che ho conosciuto tanto tempo fa, su questa panchina”.

Tirò fuori dalla tasca una foto, la stessa foto che Nella aveva tra le mani … e che ora non trovava più!

“Signore, poco fa avevo la sua stessa foto tra le mani, una foto piegata in due, come la sua… stessa carta… consumata allo stesso modo… mi è  sparita tra le mani!”

“Io mi chiamo Enzo, piacere di conoscerla. Non deve preoccuparsi. La foto è questa che ho in mano…”

Nella invece non capiva come la foto che le sembrava di avere poco prima tra le mani fosse passata nella tasca di quel vecchietto… lo guardava sbalordita mentre lui rimaneva calmo, seduto accanto a lei.

“Piacere, io sono Nella. Lei riesce a spiegarmi com’è finita la foto che avevo in mano, poco fa, nelle sua tasca?”

Un ragazzo di circa vent’anni si avvicinò a loro tutto trafelato e ansioso…

“Nonno, è inutile, lasciala in pace, così le fai solo del male… Ogni sabato vengo volentieri con te e la nonna qui… ma ora ho capito che è inutile! Lei non ricorda il vostro incontro… Non ricorda nulla! Lasciala in pace!”.

Il ragazzo aveva un tono di voce esasperato, stanco. Aveva perso la speranza e la pazienza: pensava che fosse inutile quella messa in scena per far riaffiorare i ricordi della nonna.

Erano più di cinque anni che la donna soffriva di Alzheimer: i suoi ricordi si erano fermati a prima dell’incontro con il nonno…

Pensava ancora di essere una ragazza. Non ricordava il matrimonio con Enzo, la nascita del figlio Michele… non ricordava l’amatissimo nipote Carlo che, prima di ammalarsi, chiamava affettuosamente Carletto. Da bambino lo portava a giocare proprio in quel parco in cui aveva conosciuto Enzo…

Carlo, molto legato a entrambi, era già la decima volta che aiutava nonno Enzo ad accompagnare nonna Nella nel luogo del loro magico incontro. Ormai si era convinto che tutto fosse inutile… che lei non avrebbe ricordato nulla.

Ad un certo punto Nella si alzò  dalla panchina appoggiandosi ai braccioli della vecchia panchina.

Era stanca, aveva mal di testa…

Osservò le sue mani rugose e la sua testa cominciò ad affollarsi di ricordi che le giravano vorticosamente intorno…

Lei che spremeva le arance, preparava la pappa a suo figlio, poi a suo nipote. Le sue mani che accarezzavano, lavoravano, invecchiavano…

Le sue stesse mani le fecero ripercorrere con la mente, alla velocità di un fulmine, tutti i momenti che fino a quel momento sembrava avesse cancellato…

Quelle mani che avevano avuto tanta forza e ora erano fragili, rattrappite e rugose, avevano acceso la luce della memoria. Quella luce all’inizio della malattia era intermittente e che, fino a qualche istante prima, sembrava spenta per sempre.

“Enzo andiamo a casa!” Disse all’improvviso Nella, con una consapevolezza di altri tempi.

Era successo un’altra volta, tre anni prima, che lei avesse uno sprazzo di lucidità, sembrava l’ultima volta e invece…

Enzo e Carlo si guardarono commossi… questo era un sabato speciale.

“Su Carletto, portaci a casa, c’è troppo vento ora, meglio tornare.” Era da tanto che non lo riconosceva e non lo chiamava Carletto.

Una lacrima scese sul volto di quel bravo e riconoscente nipote.

Nella era stanca ma sorridente. Sottobraccio al suo Carletto, cominciò ad avviarsi lentamente.

Enzo con il bastone, li seguiva a poca distanza.

I tre tornarono a casa sereni… Non sapevano quanto sarebbe durata questa improvvisa lucidità ma … in quel momento, erano davvero felici.

Rossana De Santis