“Cosa leggere… Quando leggere… Perché leggere…” | di Stefania Savino | “Del piacere di leggere: da Proust ai Millennial”

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Premessa a cura di Andrea Giostra:

L’articolo “Cosa leggere… Quando leggere… Perché leggere…” di Stefania Savino, che leggerete a seguire, è uno degli importanti contributi frutto di una riflessione partecipata che vede protagonisti diverse persone appassionate di libri e di lettura. Nel mese di novembre 2019, su diversi magazine nazionali e regionali, venne pubblicato un articolo, scritto da Ilaria Cerioli e Andrea Giostra, che si poneva delle domande sul senso della lettura oggi, nel Ventunesimo secolo, a partire dal noto saggio di Marcel Proust “Sur le lecture”, pubblicato in Francia il 15 giugno 1905, fino ai giorni nostri. Un articolo che venne letto da oltre 50 mila lettori e che vide centinaia di commenti, tutti molto interessanti. A questo inaspettato successo di lettori seguì l’invito, da parte degli autori, di una riflessione partecipata avanzata a diversi loro amici e colleghi, proprio a partire dall’articolo «Da Marcel Proust ai Millennial, “Del piacere di leggere” e del “Senso di vivere tra i libri” dei ragazzi di oggi» https://mobmagazine.it/blog/2019/11/30/da-marcel-proust-ai-millennial-del-piacere-di-leggere-e-del-senso-di-vivere-tra-i-libri-dei-ragazzi-di-oggi/. Seguirono diverse adesioni da parte di studiosi, educatori, professori universitari, psicologi, critici d’arte, insegnati, artisti, scrittori e qualche giovane adulto. Il saggio, a cura di Ilaria Cerioli e Andrea Giostra, e con la co-partecipazione di diversi co-autori, che ha per titolo “Del piacere di leggere: da Proust ai Millennial”, sarà pubblicato (se riusciremo a rispettare i tempi) entro il mese di ottobre 2020, ed ha già raccolto diversi interessanti contributi che verranno anticipati in questa piccola Rubrica su questo magazine che abbiamo chiamato con lo stesso titolo del saggio di prossima pubblicazione: “Del piacere di leggere: da Proust ai Millennial”.

È bene precisare che il saggio quando sarà ufficialmente pubblicato, sarà leggibile gratuitamente online su alcuni portali web, e, altresì, potrà essere scaricato online in pdf sempre gratuitamente. Ovviamente sarà anche disponibile su tutti i portali online di distribuzione libri.

Chi dei lettori di questo contributo, quello della scrittrice e docente Stefania Savino, volesse scriverci e sottoporre alla nostra attenzione la sua riflessione su questo grande tema, ne saremmo grati e certamente la prenderemo in considerazione per un eventuale inserimento nel saggio di cui vi abbiamo anticipato i contenuti.

Buona lettura a tutti…

 

“Cosa leggere… Quando leggere… Perché leggere…” | di Stefania Savino

In questo tempo in cui la rete spopola e assorbe gran parte del nostro tempo e dei nostri interessi e da cui non è escluso nessuno, nemmeno i bambini che, sin dalla più tenera età, fruiscono di tali piattaforme, ci si chiede sempre più quale sia lo spazio destinato alla lettura.

Ci si domanda se essa sia ancora quell’attività necessaria per lo sviluppo dell’individuo, sin dalla tenera età, tale da essere considerata una delle competenze cognitive più importanti.

Oggi sempre più si vive nel web, spesso ci si ammala della “sindrome della fretta” e probabilmente la lettura non rientra tra le priorità, tra gli interessi e le principali attività degli individui.

Imparare a leggere è un processo cognitivo articolato e, come tale, richiede un approccio progressivo oltre che corretto.

È altresì un processo cerebrale che implica l’identificazione e la trasposizione di segni grafici in significati e suoni.

Leggere non è un’attività del tutto naturale; dal punto di vista biologico l’essere umano può restare in vita anche senza questa competenza, pur essendo essa stessa una pratica abituale che ha dato origine ad una serie di espressioni quali ad esempio: “leggere nel pensiero”, “leggere un’emozione”, “leggere nell’animo”, “leggere le carte o i fondi del caffè”, ecc.…

Ecco cosa è stato scritto a riguardo da alcuni dei più grandi autori della letteratura: “La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno” scriveva Francis de Croisset, drammaturgo e scrittore francese che sintetizza in poche parole l’occasione del lettore di poter gustare e scoprire nuovi mondi, luoghi ignoti pur senza lasciare casa propria.

Jorge Luis Borges, uno dei più influenti autori oltre che saggista, traduttore, poeta ma prima di tutto lettore, scriveva: “Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto.

E ancora Marguerite Duras che citava: “Leggere, leggere un libro – per me è questa l’esplorazione dell’universo” sottolineando l’importanza di leggere anche e soprattutto per conoscere ciò che non è conoscibile, per vivere vite altrimenti impossibili. E poi Sebastiano Vassalli che citava: “Con la lettura ci si abitua a guardare il mondo con cento occhi, anziché con due soli e a sentire, nella propria testa, cento pensieri diversi anziché uno solo. Gli uomini senza la lettura non conoscono che una piccolissima parte delle cose che potrebbero conoscere.”

Nel Dizionario Italiano Treccani si trova la definizione: “Lèggere: scorrere con gli occhi un testo scritto o stampato, per riconoscere i segni grafici corrispondenti a determinati suoni e formare così, mentalmente o pronunciandole, le parole e le frasi che compongono il testo stesso.”

Nell’antichità la pratica della lettura era pressoché anonima.

Leggere era un momento pubblico di incontro e condivisione, mentre in seguito, con il passar del tempo, è diventato un fatto privato che, in quanto tale, si è sempre più concretizzato attraverso un processo mentale. Solo negli ultimi secoli si è cominciato a ricorrervi comunemente.

Gli ultimi dati ISTAT informano che circa il 60% degli italiani non legge e sempre più si avverte l’esigenza di scorgere una soluzione o per lo meno tentare di incoraggiare questa pratica senza giungere a conclusioni che etichettano come responsabili l’una o l’altra agenzia di riferimento (scuola, società, famiglia).

Nel nostro tempo le giovani generazioni avvertono la necessità di andare oltre il presente, dimostrare tutto il potenziale posseduto e, compito della società, è animare a farlo. Ma come? Partendo da dove e da chi?

Interessante è la classificazione che l’Istituto di ricerca Pew Research Center precisa riguardo le Generazioni in successione dagli inizi del ‘900 ad oggi:

  • Silent Generation: i nati tra il 1928 e il 1945;
  • Baby Boomers: i nati tra il 1946 e il 1964;
  • Generation X: compresi tra il 1965 e il 1980;
  • Millennials: tutti nati tra il 1981 e il 1996;
  • Generazione Z: i nati tra il 1997 e il 2011, i cosiddetti “nativi digitali”;
  • Generazione Alpha: nati dopo il 2012.

In particolare i Millennials devono fare i conti con un marchio fastidioso apparso qualche anno fa sul settimanale Times che li definiva “pigri, superficiali e narcisisti” oltre che “egocentrici e vanitosi”.

Alessandro Rosina, Professore ordinario presso l’Università Cattolica di Milano e saggista, esperto di trasformazioni demografiche e mutamenti sociali, avendoli osservati da vicino per lungo tempo, ha delineato un profilo abbastanza definito della suddetta categoria in un articolo pubblicato su EL PAIS il 25 settembre 2017. Egli sostiene che questi ragazzi amano il cambiamento, fanno parte della generazione delle 3C (Connected, cioè connessi in rete e a tutto il mondo; Confident, vogliono emergere e avere visibilità; open to Change, aperti al cambiamento), sono ragazzi curiosi, flessibili e capaci di trovare soluzioni sempre sorprendenti a qualsiasi problema.

Ma allora perché si ha di questa categoria una così bassa considerazione?

Forse perché è complicato fare i conti con sfide, opportunità e rischi diversi da quelli vissuti dalle generazioni precedenti. Questi ragazzi condividono esperienze, progetti, passioni; faticano ad accettare le regole e non conoscono le gerarchie, la loro voglia di emergere fa pensare ad una generazione di ragazzi un po’ cinici e in forte competizione l’uno con l’altro. Inoltre il Censis, con le numerose ricerche, li considera come individualisti, altri ancora come “la generazione persa”.

I Millennials vivono in un mondo articolato e in continua evoluzione, hanno punti di riferimento meno stabili rispetto al passato costantemente intriso di incoerenze, provocazioni e inganni.

Essi, sempre più, richiedono nuovi strumenti e diverse strategie di insegnamento perché forse, come sostiene anche il Prof Rosina, diverso è il loro approccio alla cultura, alla scuola e di conseguenza al mondo del lavoro attraverso modalità coerenti con il loro modo di essere. Le generazioni post-Millennials, come ad esempio la Generazione Z (quella dei cosiddetti “nativi digitali”) leggono probabilmente libri o giornali sui tablet più che sul cartaceo, guardano film soprattutto su Internet, su Netflix più che alla TV e sviluppano gran parte della loro socializzazione su piattaforme social. Wikipedia e Google sono le loro enciclopedie. Questi ragazzi “shiftano” continuamente tra la realtà e il virtuale, tra “vita online” e “vita offline”, esaltano lo storytelling e gli influencer di Instagram prendono il posto delle celebrities. Imparano a scrivere con la tastiera prima che con la matita e sono immersi nel mondo digitale prima di camminare in quello reale.

In uno scenario del genere, bisogna semplicemente prendere atto di elementi che aprono una serie di piste da analizzare, considerando anche il fatto che i nostri giovani si informano e leggono grazie ad altri strumenti, diversi dalla carta stampata.

È luogo comune attribuire tutte le responsabilità alla scuola ma quest’ultima fa sempre più fatica ad essere strumento di promozione sociale utile per consolidare quelle competenze basilari alla vita e al lavoro con strumenti sempre più moderni ed avanzati.

È assolutamente infondato pensare che la scuola oggi non educhi più a tutti quei valori che un tempo costituivano una priorità, così come è altrettanto immotivato pensare che in famiglia non venga dedicato più spazio alla lettura. La scuola fa quello che può! E spesso anche la famiglia cerca di sostenere tale impegno.

Certo chi cresce in una casa dove ci sono libri è già da considerarsi privilegiato.

Oggi c’è una fiorita editoria per bambini e per ragazzi, segno tangibile che c’è fame di storie e soprattutto in questa fascia d’età.

Sempre più ci si chiede quanto sia ancora possibile educare alla lettura e come.

Educare alla lettura, sia in famiglia che a scuola, significa schiudere la mente alla creatività, alla fantasia, alla meditazione, all’immaginazione e al sogno. Colui che legge interpreta, fantastica, fa rivivere il libro con il proprio apporto e ne diventa il nuovo autore.

La lettura deve essere appresa e i bambini imparano a leggere dapprima ascoltando magari un adulto che svilupperà in loro un piacere connaturato alla natura umana: accompagnare con la fantasia vicende realistiche o immaginarie.

Essa viene considerata un mediatore di massima legittimità capace di stimolare l’interesse dei soggetti a tutte quelle life skills di area emotivo-relazionale che la scuola richiederà per formare quelli che saranno i futuri cittadini, consapevoli e dotati di pensiero creativo e critico.

La narrazione e la lettura sono vere e proprie arti; di conseguenza sarebbe utile praticarle in modalità specifica, usando cura e attenzione ma privilegiando, sempre e comunque, l’aspetto relazionale.

Parlare di lettura sottintende la considerazione di una attività che genera benefici personali e soprattutto sociali; attraverso un testo scritto si ha la possibilità di esplorare altre identità, di amplificare le esperienze proprie e altrui, si aprono nuovi scenari, si esplorano nuovi mondi e si comprendono i pensieri altrui. Quest’ultima capacità, ovvero quella che lo psicologo Daniel Goleman definisce con il termine di empatia, rappresenta uno degli elementi più straordinari dell’evoluzione umana strettamente correlato alla lettura. Qualche tempo fa la mia attenzione è caduta su un articolo pubblicato nella rivista New York Review of Books che riportava una conversazione tra Barack Obama e la romanziera Marilynne Robinson. Obama in quella occasione ha commentato: “Quando penso a come interpreto il mio ruolo di cittadino, tralasciando l’incarico di Presidente e l’insieme di intendimenti che si porta dietro quella posizione di cittadino, la cosa più importante che ho imparato penso di averla assimilata dai romanzi. Si tratta dell’empatia. Ha a che fare con l’idea che il mondo è complicato e pieno di sfumature, ma c’è ancora della verità da scoprire, e per questo devi combattere e lavorare. Ha a che fare con l’idea che sia possibile connettersi con qualcun altro anche se molto diverso da te”.

La lettura, generalmente, durante gli anni della prima scolarizzazione, si limita a quella imposta dallo studio scolastico. I libri di testo che vengono utilizzati a scuola sono indubbiamente validi, tuttavia tendono ad impartire le conoscenze in modalità automatica e sterile. Il semplice aver imparato a leggere, senza aggiungere curiosità, fa perdere quel valore aggiunto indispensabile alla vita.

Vari studi concordano nel sostenere l’importanza della lettura già a partire dall’infanzia, affermando che sono ascrivibili ad essa tre importanti vantaggi quali:

  • Vantaggi cognitivi, secondo cui la lettura è da considerarsi una vera e propria palestra in cui si può “allenare” la mente;
  • Vantaggi emotivi, secondo cui la lettura amplia il ventaglio di emozioni che il singolo può riconoscere come proprie oltre che del protagonista del brano letto;
  • Vantaggi relazionali, grazie ai quali risulta fondamentale lo scambio tra chi legge e chi ascolta.

La mia personale esperienza come docente da oltre trent’anni, come pedagogista, saggista e scrittrice per l’infanzia mi ha permesso di verificare l’importanza della narrazione soprattutto nella prassi didattica. La lettura, nella mia formazione, ha sempre avuto un posto in prima linea; ho sempre letto tantissimo, in maniera direi quasi onnivora; sono dunque, più lettrice che scrittrice per quantità di pagine lette rispetto a quelle scritte. La pagina che leggo mi stupisce sempre, quella che scrivo, al più, potrei considerarla discreta.

I libri mi hanno sempre guidata oltre il visibile, certa che anche l’impossibile potesse diventare possibile. Le letture di ogni genere hanno da sempre nutrito la mia anima accompagnandomi nel percorso professionale e in quello di scrittrice. Ho sempre amato leggere e continuo a farlo: leggo ai miei alunni così come ho sempre letto ai miei figli, sin dalla loro tenera età. Tutta la letteratura, da Rodari a Proust, dai classici agli scrittori più moderni, offre migliaia di occasioni di crescita oltre alla straordinaria possibilità di vivere le vite altrui all’interno di una sorgente creativa e in un contesto immaginario collettivo. Leggere è un atto d’amore oltre che un dono prezioso; dona benessere tanto allo sviluppo cognitivo e sociale di chi ascolta quanto a colui o colei che legge.

Le storie, con le loro parole, producono forti legami con il nostro essere interiore; la pagina scritta diventa persona viva e costituisce una sorta di ponte tra l’ascolto e il personale vissuto.

La lettura dovrebbe essere al centro di ogni percorso educativo tanto che gli studiosi di neuroscienze ribadiscono che, quando si legge, il cervello si concentra per 500 millisecondi su ogni parola, al fine di recuperare il sapere relativo a quel determinato termine mentre un impulso, contemporaneamente, raggiunge la corteccia e permette l’attivazione di tantissimi neuroni. Inoltre, secondo una ricerca condotta presso l’Università inglese del Sussex, bastano 6 minuti di lettura al giorno per ridurre del 68% i livelli di stress con conseguente beneficio psicofisico.

Leggere racconti, poesie o fiabe facilita anche un incontro con tutte quelle emozioni che ci permettono di scoprire sfumature e significati diversi oltre ad offrire l’opportunità di affrontare con i bambini o con i ragazzi argomenti altresì delicati che altrimenti non sarebbero stati presi in considerazione (disabilità, bullismo, lutti, violenze e tanti altri).

Leggere permette la crescita di strategie di memorizzazione, acquisizione di specifiche competenze linguistiche e nuove terminologie, oltre ad essere un modo per ampliare la conoscenza del mondo e per sviluppare empatia.

Lo psicologo statunitense Jerome Bruner definisce la lettura come una regola conoscitiva di pensiero da sempre usata dall’uomo come una specie di creazione narrativa del sé, dimensione necessaria per la costruzione dell’identità soggettiva e di confronto costante con l’altro. Inoltre il racconto ha delle potenzialità formative considerevoli perché agisce in maniera influente sull’apprendimento in generale.

Numerosi studi scientifici rilevano quanto la lettura abituale, già a partire dai bambini in età prescolare, influisca positivamente nella vita relazionale e nello sviluppo cognitivo futuro, specialmente riguardo la stimolazione del linguaggio. Sin dai primi anni della scuola primaria, i bambini sono concentrati principalmente nella decodifica dei segni: devono far attenzione a far corrispondere ai simboli i suoni e questi alle parole che, a loro volta, devono collimare con i significati. Di conseguenza questo passaggio comporta un impegno che spesso può distrarre dalla comprensione generale di ciò che deve essere letto.

Leggere può piacere o meno ma, credo fermamente che alcuni romanzi siano davvero indispensabili per la crescita di ognuno di noi.

La qualità della lettura, nell’epoca di internet, cresce continuamente e, di conseguenza, per la sovrabbondanza di notizie che circolano è fondamentale, oltre che necessario, saper leggere (non nel senso pratico) quanto saper distinguere cosa e come leggere. Leggere ci permette di acquisire un punto di vista diverso, entrare in epoche mai vissute, immaginare nuovi scenari e accogliere nuove idee. In ogni libro anzi, direi in ogni singola riga, nonché in ogni singola parola, si cela un mondo troppe volte a noi sconosciuto e che andrebbe esplorato con la giusta attenzione, con estrema cura e con l’animo predisposto sempre all’accoglienza del nuovo.

Personalmente dedico ogni giorno una porzione di tempo-scuola alla lettura ai miei piccoli alunni come una sorta di rituale perché credo sia compito degli adulti (che siano insegnanti o familiari) avvicinare i più piccoli anche a testi di un livello superiore di comprensione. La lettura da parte dell’adulto facilita la capacità d’ascolto, modella i processi di pensiero, dona fluidità e migliora le strategie di decodifica dei testi stessi. Inoltre contribuisce sicuramente alla creazione di nuovi lettori.

Da un lato mi considero una privilegiata poiché il mondo giovanile con cui sono in contatto, in qualità di docente, è ancora quello tanto semplice e delicato della fascia d’età compresa tra i 5 e i 10 anni, quella che viene denominata Generazione Alpha. Mi rendo conto, però, anche della difficoltà che si vive incontrando il mondo adolescenziale se precedentemente è mancata questa consuetudine. Durante la mia esperienza, come professionista nel mondo della scuola, ho sperimentato l’incontro anche con coloro che rientravano nella Generazione Z che è seguita ai Millennials e ha preceduto quella Alpha.

Credo sia necessario invitare i ragazzi ad accostarsi sempre più alla lettura con delicatezza, facendo apprezzare loro anche quelle letture che mai avrebbero scelto in autonomia.

Il mondo giovanile va condotto a questa consuetudine; continuamente bisogna fornire occasioni attraverso la proposta di una larga gamma di libri ma lasciare anche un ampio margine di scelta.

Forse solo così si potrà sperare di avere una generazione di pensatori più autonomi.

Secondo il mio modesto parere, i libri elettronici affascinano gli stessi amanti del libro cartaceo: se non c’è la passione per la lettura, non si acquistano né gli uni né gli altri. La carta e il digitale possono serenamente convivere, c’è spazio per entrambi. I libri in digitale hanno un solo svantaggio: quello di impedire qualcosa di meraviglioso pari allo sfogliare liberamente le pagine di un libro, come per annusarle, gustarle ma, allo stesso tempo, sono molto pratici in quanto in uno spazio assai ridotto della casa, ad esempio, può trovare dimora una piccola biblioteca tascabile.

Quando si legge un qualsiasi testo, che si tratti di un racconto, di una poesia o di un saggio, accade qualcosa di straordinario nel cervello: si connettono varie regioni cerebrali anche quelle riguardanti l’empatia. Le tecniche di neuroimaging, quali la PET o la risonanza magnetica, dimostrano un quadro della mente differente rispetto a quanto ritenuto in epoche passate: oggi sempre più si comprende quanto le varie aree cerebrali, in particolare la corteccia, siano poste in relazione tra loro e stimolate attraverso la lettura. In un tale contesto, la scienza mostra qualcosa di singolare perché molteplici sono le ricerche che analizzano lo sviluppo dell’intelligenza emotiva e gli effetti della lettura. In particolare, ad esempio, uno studio della Emory University (Università privata degli Stati Uniti) ha analizzato come la lettura di un romanzo determini modifiche stimabili nella connettività del cervello, evidenziando un aumento del livello di empatia nelle persone. Altri dati mostrano un aumento della connettività sia del lobo temporale sinistro, una zona del cervello associata al linguaggio, sia del solco centrale, quello che separa la corteccia motoria da quella sensitiva. Le rilevazioni delle attività cerebrali sono continuate anche dopo aver concluso le letture e i cambiamenti neurali indotti erano ancora presenti cinque giorni a seguire.

Quando si legge si compiono una serie di attività complesse e sequenziali, ognuna delle quali conduce ad un’altra, secondo un processo di natura circolare così come affermato dal “Reading circle” di cui ne fa menzione lo scrittore inglese Aidan Chambers. Il punto di partenza, secondo lo scrittore, riguarda la selezione dei libri facilmente accessibili, capaci di catturare l’attenzione anche dei lettori meno esperti. Una volta scelto il libro bisogna puntare l’attenzione sui tempi e sull’ambiente favorevoli. Necessaria sarà anche la fase del cosiddetto approccio del “Tell me” che nascerà proprio dalla voglia di stimolare i lettori ad esprimersi su ciò che si è letto e dal successivo scambio di opinioni.

Inoltre, come trasmesso da Jedwlosky le narrazioni, le storie e i racconti occupano la nostra vita quotidiana in modo così assoluto che spesso nemmeno ce ne rendiamo conto, tanto che la modificano e le danno senso. La narrazione è un esercizio quotidiano; ciascuno di noi racconta ciò che gli accade, rievoca il passato e anticipa il futuro. Le storie ci invadono attraverso brevi racconti, video, link, vicende collettive o individuali, singole frasi che schiudono istanti narrativi. Diventa quindi basilare acquisire competenze narrative anche al solo scopo di proteggersi e di non accogliere ciò che ci viene proposto quotidianamente dal mondo circostante.

Concluderei con un proverbio arabo a me tanto caro che cita: “Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca” ma aggiungerei che scoprirne la meraviglia è solo per pochi; solo una mentalità aperta e ben predisposta ad accogliere gli aspetti altrimenti impercettibili può riceverne stupore e incanto.

Bibliografia

AA.VV., (1999), I bambini e la lettura – La cultura del libro dall’infanzia all’adolescenza, Roma, Carocci

Bruner J. (2003), La mente a più dimensioni, Bari, Editore Laterza

Camaioni L., Di Blasio P. (2004), Psicologia dello sviluppo, Bologna, Il Mulino

Canevaro A. (997), Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, Milano

Ferrarotti F., (1998), Leggere, leggersi, Roma, Donzelli

Levorato M.C. (2000), Le emozioni della lettura, il Mulino, Bologna

Zonta R., Bettinoni S., (1997), Operare nel Sociale, Cremona, Editore Padus

Jedwlosky P. (2000), Storie comuni, Milano, Bruno Mondadori

 

INFO E CONTATTI DELL’AUTORE:

Stefania Savino si presenta…

«Stefania Savino nasce a Napoli nel 1968, è Dottoressa con Lode in Pedagogia e con specializzazione in psicologia dell’età evolutiva. È sposata ed è madre di due adolescenti, insegna nella scuola primaria e, da più di trent’anni, non ha ancora smesso di essere bambina tra i bambini. L’essere insegnante ha sempre fatto di lei una donna felice ed innamorata del proprio lavoro. Amante della lettura, della scrittura, della musica e dell’arte. Da qualche anno ha dato voce alla passione per la scrittura pubblicando diversi racconti per l’infanzia, saggi e manuali per alcune Università, un libro di poesie e racconti per adulti. L’avventura nel mondo della scrittura è nata in tempi lontanissimi, forse quando ha imparato ad impugnare la penna. Dalla lettura per piacere e non per obbligo, Stefania ha attinto diversi stili che, con il passar del tempo, cerca ancora di perfezionare. Con la scrittura ha apprezzato un nuovo modo di comunicare con il mondo che la circonda delineando i suoi stati d’animo, le sue continue emozioni, i suoi pensieri e le sue tristezze. Per imparare a scrivere bisogna, secondo il suo parere, imparare prima a leggere. Leggere per catturare ciò che di meraviglioso esiste in una successione di parole e, successivamente, avere la capacità di trasferire ad altri le conoscenze acquisite. Da accanita ed inguaribile lettrice, Stefania ha sempre letto tanto anche ai suoi alunni; ha donato lettura sempre, soprattutto in classe, a fine giornata, quando ci si può rilassare e godere un “fare scuola” diverso. Stefania vive di empatia, una costante nei suoi scritti, che considera come base di ogni rapporto che la rende felice e libera, le fa gustare le bellezze della vita in relazione a tutto ciò che la circonda. La potenza delle emozioni, la carica dei sentimenti, l’empatia sono elementi estremamente importanti e che hanno bisogno di essere esternati. Anche il solo guardarsi negli occhi e accennare un sorriso con le labbra appena dischiuse comunica tanto. Scrittore è colui che crea, colui che riesce a trasmettere idee e ritratti, emozioni e stati d’animo, paure e gioie. Secondo il pensiero di Stefania scrivere non è altro che un dono, un atto gratuito da offrire, sempre e comunque. Ogni storia, ogni scritto è un mix di elementi e regole stilistiche; ogni vicenda prende vita strada facendo, i personaggi delle sue storie saltano fuori come un coniglio dal cilindro di un mago e il linguaggio è esattamente quello che muove le corde più delicate del cuore, quelle più sensibili e sonore, quelle che poi inevitabilmente lasciano il segno indelebile nella mente di chi legge. Scrivere è un po’ come sognare fra le righe di un quaderno, fantasticare su una pagina bianca e renderla magicamente colorata. Si scrive per lavoro e per diletto ma Stefania afferma che, scrivere per passione, sia decisamente più stimolante. Poter trasmettere al lettore, sia adulto che bambino, emozioni e stati d’animo non è così scontato. Ogni racconto che Stefania ha scritto per bambini affronta una tematica diversa e tutte rientrano in quel meraviglioso mondo infantile che lei stessa si ritrova a vivere ogni volta che decide di scrivere un nuovo racconto per l’infanzia. I temi da lei stessa analizzati, riportano l’importanza dei sentimenti, le relazioni nel gruppo dei pari, gli affetti familiari, la disabilità, l’importanza di una corretta alimentazione, l’uso esagerato della tecnologia, la cura per gli animali, l’importanza delle regole per vivere correttamente a scuola e in comunità. I progetti, riguardo il futuro, sono sempre tanti poiché la sua mente è perennemente in movimento e la penna scivola con velocità sui fogli.»

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