“La sabbia negli occhi” | di Rossana De Santis

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Giulio era seduto sul sedile del treno. Guardava fuori: il vetro era appannato, anche la giornata sembrava appannata. Le persone su quel vagone avevano i contorni sbiaditi. Vedeva il solito paesaggio scorrergli davanti agli occhi.

il cielo plumbeo incorniciava paesini arroccati, vigneti, alberi spogliati dal vento invernale.

Giulio voleva uscire da quel cerchio senza fine, uscire dal treno come il catarro che sputava giù dal finestrino. Una vecchia lo guardò con disgusto…ma era la prima volta che sputava in modo maleducato il catarro.

Ogni giorno era uguale all’altro e ogni giorno si recava al lavoro con quel treno.

Mai una novità: sembrava che sul calendario ci fosse impresso sempre lo stesso giorno.

Il treno si fermò e salì una strana donna…quella insolita apparizione svegliò Giulio dal suo torpore.

La donna aveva in testa un cappello nero e portava con sé una grande borsa. gli occhiali scuri coprivano gli occhi…aveva sui trentacinque anni.

Entrò nel vagone dove era seduto Giulio e si accomodò di fronte a lui… aveva uno strano profumo agrodolce intenso, molto piacevole.

Quella strana donna, con la sua figura esile ed elegante, aveva riacceso in lui qualcosa che non aveva sentito da molto tempo: il cuore cominciava ad accelerare …era emozionato. La donna senza preamboli rivolse la parola all’uomo.

“Come  stai Giulio? Mi riconosci?”

Lui rimase sbalordito: non conosceva quella voce, non conosceva quel volto… era difficile ricordare…il viso era in parte coperto da quei grandi occhiali scuri.  I capelli erano raccolti sotto il cappello e nessun particolare poteva aiutarlo.

“ Come sai mio nome?”, rispose sorpreso.

“Giulio…ti prego, ho poco tempo per spiegarti: devi scendere con me, alla prossima stazione. è una questione di vita o di morte”.

Giulio non sapeva che cosa fare: seguirla oppure andare al lavoro. Seguirla oppure andare al solito posto per la solita vita, per le solite cose di cui aveva la nausea.

Poteva essere una squilibrata, poteva essere una malintenzionata ma decise di seguirla,  cambiando l’ordine dell’esistenza con quell’evento insolito, sconvolgente.

La donna lo trascinò per mano, verso un taxi: aveva una mano piccola, esile, però la presa era salda, sicura.

Il taxi, dopo un tempo che sembrò interminabile, li lasciò  vicino a un lido.

All’orizzonte il vento schiaffeggiava il mare Adriatico… quasi con  prepotenza, una rabbia naturale.

Si alzavano piccoli mulinelli di sabbia verso il mare.

Gli splendidi e leggendari Monti Sibillini erano ammantati da una nebbia irreale e incorniciavano da lontano la spiaggia…

Una spiaggia  deserta con gli alberghi chiusi: si sentiva solo la voce del vento e delle onde del mare.“ Su vieni! Togliti le scarpe”, disse decisa la donna.

Giulio decise di non chiedere spiegazioni, di assecondarla… le obbediva ciecamente, senza un perché.

La strana donna si tolse le calze, le scarpe con gesti naturali … Il vento le portò via il cappello e i lunghi capelli castani si liberarono improvvisamente.

Aveva ancora la borsa e ne tirò fuori una bustina trasparente con dentro un pesciolino.

“Ecco! Te l’avevo detto che era una questione di vita o di morte!” La sua voce si mischiava con il rumore delle onde. Entrò in acqua fino alle caviglie e gettò fuori dalla busta il pesciolino.

Questo sei tu Giulio, liberati da te stesso…

Lui meravigliato chiese. ..” Ti prego, dimmi chi sei, perché fai questo?”

Gli sembrava tutto così assurdo…

“Presto capirai …ora aspettami qui, vado in bagno, in quel bar, laggiù”. Indicò con l’indice l’unico bar aperto, poco lontano.

La donna si allontanò e lo lasciò solo sulla spiaggia. Lui afferrò nella tasca il telefono e chiamò sul lavoro per avvisare dell’assenza.

Gli rispose Paolo, un collega e amico: “ Giulio! Devi venire qui, è successa una disgrazia…il capo è  morto. Un guasto dell’ascensore…è  terribile”.

Rimase senza parole: detestava il suo capo da tempo, ma non immaginava che sarebbe morto precipitando con  un ascensore. Una fine che non si augura neanche al peggior nemico.

Lo aveva conosciuto da ragazzino, proprio su quella spiaggia: Il destino li aveva fatti incontrare anche sul lavoro…non perdeva mai occasione di umiliarlo, così come faceva quando erano adolescenti.  Spavaldo, prepotente, molto sicuro di sé, spregiudicato e spietato capo redattore.

Renzo era colpevole di un fatto terribile accaduto tanto tempo prima e Giulio lo sapeva bene…

Il fatto terribile era successo tanti anni prima, proprio nei pressi di quella spiaggia dove si trovava in quel Giulio, per uno strano gioco del destino.

Tutto accadde una sera, il tempo non era buono e non c’era nessuno sulla spiaggia.

Giulio aveva appuntamento con Lucia,  la cara amichetta. Un appuntamento a cui arrivò purtroppo in ritardo…

Il suo capo, Renzo, aveva trovato la ragazzina sola e la inseguiva  con un gruppo di bulli che spesso se la prendeva  anche con lui. ..La ragazzina aveva gli abiti laceri, come se avessero tentato di strapparglieli  per fermarla… L’avevano inseguita sugli scogli e lei era inciampata nella corsa, battendo la testa, cadendo in mare. Ragazzi spietati, strafottenti, di circa tredici, quattordici anni.

Nessuno di loro mosse un dito per aiutarla…

Giulio era arrivato troppo tardi… in tempo solo per vedere da lontano la scena della caduta in mare della povera ragazzina.

Si tuffò in acqua per cercarla…il mare era anche mosso…ma niente. Nessuna traccia di Francesca, così si chiamava… tornò a casa e disse tutto ai suoi. “Chiamiamo la polizia!” Urlava disperato, piangendo…tremava tutto, era bagnato e infreddolito. Sua madre gli buttò una coperta addosso.

Suo padre, invece di chiamare la polizia, si recò nel bar del padre del suo futuro capo di lavoro. Trovarono un accordo economico per non rivelare nulla alla polizia: il papà di Giulio aveva debiti di gioco…e impose a suo figlio e a sua moglie di tacere.

“Sono dei ragazzini, hanno sbagliato… è stato solo un incidente…”, disse con leggerezza.

Quelle parole terribili riempirono di rabbia il ragazzino ma decise di non disobbedire al padre, di non dire nulla e così sua madre, povera donna, succube di in marito violento e dipendente dal gioco.

La polizia pensò ad una caduta accidentale della ragazzina, durante un’arrampicata solitaria sugli scogli.

Il corpo non fu mai ritrovato…

Una folata di sabbia negli occhi fece tornare Giulio al presente…

Quella donna gli ricordava molto Lucia: stessi capelli folti, stesso viso delicato…

La donna era rimasta  in quel bar e non faceva ritorno.

Lui non ci pensò due volte e decise  di raggiungerla…

Conosceva bene quel bar: lo stesso delle trattative economiche tra suo padre e il padre del suo capo, morto misteriosamente.

Entrò nel bar e trovò quel vecchio barista che conosceva bene, con quella cicatrice sul sopracciglio che rendeva lo sguardo sinistro, aggressivo: era seduto al banco  dei servizi. Ora però i suoi occhi non erano arroganti come li ricordava…Piangeva disperato…stava bevendo. Aveva appena appreso della morte del figlio, pensò Giulio…infatti aveva un telefono accanto con la cornetta dimenticata staccata.

Il vecchio lo fissò un attimo e disse…”Ma io ti conosco!” Tuo padre veniva spesso a giocare a carte qui…

“Non sei cambiato molto…mio figlio te ne dava di botte … ma ti voleva bene…ora è  morto sai? È  morto!”

Giulio lo guardò con disgusto…era completamente ubriaco, stordito dal dolore ma non provava pena per quel vecchio che aveva sempre coperto le malefatte del figlio.

“Dov’è la donna che è entrata qui poco fa?”

Il vecchio lo  fissò sorpreso: “Oggi qui non è entrato nessuno…tranne te.”

Giulio andò verso i servizi ma  erano vuoti, sporchi e maleodoranti.

“Non c’è nessuno qu!” Gridò il vecchio spazientito.

Giulio uscì fuori dal locale e, poco distante, notò un disegno, tracciato profondamente sulla sabbia…

Era raffigurato un  ascensore con dentro un uomo, Renzo…il volto sconvolto di chi precipita senza speranza….

Giulio ricordò che Lucia sapeva disegnare molto bene e lo faceva anche sulla spiaggia, sulla sabbia, con un semplice  rametto.

“Lucia dove sei?  Sei stata tu?”

Niente…era sparita nel nulla. Non sapeva se Lucia fosse viva o frutto della sua fantasia…o altro: lui non credeva in nulla, tantomeno nei fantasmi.

Una folata forte di  vento cancellò il terribile disegno e finì nei suoi occhi doloranti.

Giulio aveva il cuore che gli scoppiava, sembrava un incubo ma decise di andare al più vicino comando di polizia per raccontare tutto dall’inizio.

Aveva capito che tacere a volte è  una colpa terribile, quasi quanto fare del male.

Aveva imparato che tacere è spesso essere complici di un male che produce tanto altro male.

Rossana De Santis