“La fame di carezze” | di Giorgia Bettaccini

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“Laconic” (esprimere tanto con poche parole) di Martina Bezzini
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Una carezza è molto più di un semplice gesto che ci sfiora delicatamente.

Molto più di un contatto fisico leggero come segno di affetto.

Dare e ricevere una carezza è segno di riconoscimento ed essere riconosciuti, accolti, rassicurati, è una necessità vitale per gli esseri umani.

Fin dai primi giorni di vita i bambini hanno bisogno di quel legame, di quell’attaccamento, di quel rapporto speciale con la madre (o con la figura di accudimento) che si basa sul riconoscimento e serve come importante nutrimento, oltre a quello alimentare.

Il contatto favorisce lo sviluppo psicofisico del bambino e serve per essere riconosciuto e per verificare di essere vivo. Abbracci, baci e carezze danno sicurezza e benessere e sono stimoli ricchi di emozioni positive che sono necessarie per crescere a livello emotivo e sociale. Un bambino che viene trascurato, ignorato, non abbastanza toccato può soffrire di gravi problemi mentali e fisici. I neonati privati di un sufficiente contatto fisico, come per esempio non tenerli in braccio o non consolarli abbracciandoli durante il pianto, anche solo per paura di viziarli,  possono soffrire di una deprivazione di contatto, molto simile ad una carenza alimentare. Entrambe le carenze ne limitano la crescita.

La fame di carezze primaria, quella del contatto fisico, si trasforma in fame di carezze secondaria, quella del riconoscimento. Infatti il mondo delle carezze è molto ricco. Per carezza si intende  anche un sorriso, uno sguardo, un cenno, una parola, un gesto affettuoso. Ascoltare, per esempio, è una delle carezze più belle che si possa donare.

Ognuno di noi ha bisogno di essere toccato e riconosciuto dagli altri e questi bisogni possono essere appagati con le carezze o con qualsiasi atto che significhi “so che ci sei”.

Le carezze sono così importanti per l’essere umano che se una persona non ne riceve nessuna può ammalarsi e persino morire, soprattutto in tenera età. Passiamo molto tempo della nostra vita cercando carezze oppure cercando di evitarle, rinchiudendosi in noi stessi.

Le carezze positive danno una sensazione di benessere, di vitalità, vivacità, di importanza. Sono una vera cura per l’anima e per lo stress. La mancanza di una sufficiente quantità di carezze ha sempre un effetto deleterio.

Le carezze svolgono, quindi,  un ruolo fondamentale nella vita. Il modo in cui una persona ha ricevuto le carezze durante l’infanzia determinerà il modo in cui se le aspetterà dagli altri e il modo in cui riuscirà a donarle. È possibile anche che, se non ne ha mai ricevute, non sappia come darle. Ma la necessità di riceverle resterà comunque, anche se non sarà facile ammetterlo.

Tutti hanno bisogno di carezze e se non ne ricevono abbastanza di positive fanno in modo di avere almeno quelle negative.  Sia per i bambini che per gli adulti ricevere attenzioni negative è meglio di non riceverne affatto. Ma questo può provocare una perdita di autostima, un senso di sofferenza e carenze importanti. Le carezze negative come, per esempio, la mancanza di attenzioni, la svalutazione, l’umiliazione, la non considerazione, il rifiuto, l’ostilità, i riconoscimenti poco sinceri,  portano a relazioni infelici, distruttive e non produttive.

Chiaramente le carezze negative non sono piacevoli. Ma perché allora, in alcuni casi, sono comunque accettate e ricercate? La risposta è semplice. Permettono comunque di essere riconosciuti delle altre persone, anche se in modo negativo.

Non ricevere nessuna carezza, né positiva, né negativa, vuol dire vivere nell’indifferenza totale delle altre persone, essere completamente ignorati, inesistenti.

Al contrario, vivere in un ambiente dove si può accarezzare ed essere accarezzati, ci rende persone più forti, più felici, piene di risorse per affrontare ogni difficoltà che il viaggio della vita ci presenta.

Le carezze non si possono mangiare ma sono un nutrimento fondamentale per la nostra vita.

Giorgia Bettaccini

 Immagine di copertina:

“Laconic (esprimere tanto con poche parole) di Martina Bezzini

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Giorgia Bettaccini
Sono Consulente Familiare, socio AICCeF, tutor di corsi formativi e mamma di due splendidi figli. Sono nata e cresciuta in Maremma Toscana. Mi occupo di relazione di aiuto all’individuo, alla coppia e al nucleo familiare in momenti di crisi o di cambiamento, con metodologie specifiche e con un percorso di breve durata, che mira alla valorizzazione delle risorse personali. La relazione d’aiuto è basata sull’ascolto attivo, sull’intervento non direttivo, empatico e non giudicante. Effettuo percorsi sulle emozioni, sull’affettività, sulla consapevolezza, sull’autostima, sulla genitorialità, per facilitare il compito educativo in ogni fase della vita dei figli (dai genitori in attesa, ai nonni) e sui GeS (Genitori Sempre durante e dopo la separazione). Tengo attiva la mia pagina Facebook Giorgia Bettaccini Consulente Familiare e mi diverto a scrivere sul mio Blog Famiglia Tetris, storie di famiglie IM perfette . http://giorgiabettaccini.it/ https://www.facebook.com/Giorgia-Bettaccini-Consulente-Familiare-355303848524097/ https://www.facebook.com/Famiglia-Tetris/101234571515368/