“Le due dimensioni conoscitive del capire e del comprendere” | di Rossana De Santis

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Rossana De Santis
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Spesso i termini capire e comprendere vengono considerati nel linguaggio comune come sinonimi ma è necessario fare una distinzione sostanziale nel campo conoscitivo. La dimensione del capire è collegata ad una visione “riduzionista”, meccanicistica della vita e delle persone.

È una dimensione fondamentale per categorizzare, distinguere, quantificare.

Ci permette spesso di cogliere le cause e gli effetti di situazioni semplici e molto

circoscritte: ci consente di programmare in situazioni in cui non sono previsti cambiamenti. È una mentalità tipicamente cartesiana in cui il tutto è la somma delle sue parti, come i pezzi che, montati insieme danno una bicicletta diversa: una mountainbike o una da passeggio.

La dimensione del comprendere, come ci insegna Pascal, è invece  legata alla ragione ma anche all’intuito , alle emozioni e all’empatia: serve non solo per categorizzare ma soprattutto per collegare, può aiutare a distinguere ma non per dividere ma per rendere complementari le diversità. Richiede elasticità mentale, coscienza degli imprevisti, dei cambiamenti, sia nelle persone sia negli eventi. È la dimensione in cui il tutto è molto di più della somma delle sue parti, sia nella comprensione delle persone sia nella vita perché include anche l’incertezza, il mistero e l’umiltà di chi è consapevole dei propri limiti conoscitivi.

Socrate non ha lasciato documenti scritti perché la conoscenza delle persone e degli eventi è, a suo avviso, fluida, in continua evoluzione e non desiderava cristallizzarla con delle parole scritte. Non aveva la presunzione di fornirci delle ricette per giudicare, interpretare le persone e il mondo.

Alcuni piccoli  cambiamenti, sia in positivo sia in negativo vengono scartati da una visione  meccanicistica e riduzionista, una visione in bianco e nero che non coglie la complessità delle sfumature delle persone e della realtà.

La dimensione del capire non ci fa soffrire né esaltare, è una dimensione limitata,  distaccata della conoscenza. È come una lente d’ingrandimento che all’apparenza ingrandisce perché analizza i particolari ma limita il nostro campo visivo e mentale perché circoscrive, taglia a pezzi: come fare un’autopsia a qualcosa di vivo. La comprensione invece ci permette sia di analizzare che di contestualizzare: è una dimensione socratica  che richiede umiltà e consente di cogliere le incertezze, gli imprevisti e la nostra fallibilità.

Rossana De Santis