“Quando finisce un amore…” | di Daniela Cavallini

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Sono tanti i modi in cui una storia d’amore finisce… ma il denominatore comune è sempre lui: il dolore!

Lui, con il viso impietrito, si riveste e se ne va dopo aver tentato ancora una volta, l’ultima, di scongiurare l’inevitabile, l’inesorabile…  Lei, resta seduta sul letto, attonita, ancor prima che affranta, le lacrime le rigano il volto, il dolore dentro il petto le si espande  impietoso,  pervadendola… È finita!

Dopo ore di estenuante discussione… un distaccato, contrito, ultimo saluto ed ognuno riparte sulla propria auto… È finita!

Una scenata, rinfacciamenti, recriminazioni, urla, pianti. Poi… il silenzio! Quel “fatale momento di  silenzio” diviene  la colonna sonora di fondo alla presa di coscienza che non c’è più nulla da dire…  È finita!

Amiche ed Amici carissimi, sono tanti i modi in cui una storia d’amore finisce. Tuttavia il denominatore comune è sempre lui: il dolore!

Un dolore profondo, penetrante, implacabile, che si impadronisce di noi, straziando indistintamente uomini e donne, che ha il potere di annientarci prima e, soventemente, di incattivirci poi, suscitando il desiderio di rivalsa, inducendoci a volte in comportamenti meschini.

D’un tratto la persona che abbiamo tanto amato, sostenuto, protetta, diviene – in misura direttamente proporzionale – il nemico da combattere; l’oggetto del nostro amore pare  l’infame su cui riversare, almeno nelle nostre fantasie, perfidi desideri  di vendetta. Tuttavia però, talvolta a fasi alterne, ne  auspichiamo persino il ritorno.  Siamo fuori controllo!

Già… non per nulla qualcuno prima di me ha coniato l’espressione “impazzire dal dolore”!

Il dolore è immenso, il cuore è in frantumi, ma quello che ci fa stare veramente male,  è il senso di ribellione nel contempo contrastato dall’avvertirci  impotenti.

E se considerassimo la vicenda nell’ottica dell’accettazione di un accadimento ineludibile anziché di un rifiuto nei nostri confronti?

Con questo articolo vorrei tanto offrire un grande contributo a  tutti coloro che stanno vivendo questa penosa condizione, ma purtroppo, consapevole di non detenere tale potere oltre ad esprimere la mia affettuosa solidarietà, mi  limito ad auspicare lo stimolo di una riflessione,  attraverso un percorso a ritroso, il cui prodotto sia quantomeno un flebile sollievo.

Che bello innamorarsi! È un’esperienza apoteotica che, quando si manifesta,  detiene intrinsecamente il  potere di cambiare la nostra vita.  Inconsapevolmente, sostituiamo la nostra visione negativa  degli eventi e, come per magia, valutandoli da una diversa prospettiva,  gli eventi stessi si illuminano, rivelando il loro lato positivo.  Si assiste così ad un susseguirsi di coincidenze fortunate, insperate. È opera della legge di attrazione:  felicità attrae felicità!

Poi, col trascorrere del tempo, questa sensazione è destinata a mutare sfociando in  due  possibilità: l’inesorabile declino o l’evoluzione in un sentimento profondo: l’Amore.

In questa fase, che definirei di metamorfosi, il “declino” è triste, ma non tragico. Tendenzialmente, una volta preso atto dell’imminente “fine”, si deglutisce, ma non si patisce…  qualche giorno di nostalgia, poi passa, anche se la delusione resta… amare è un bisogno  innato!  Ambiamo istintivamente alla trasposizione da innamoramento ad amore. Tuttavia, dobbiamo mantenerci consapevoli che, anche l’agognata evoluzione, non ci pone in senso assoluto al riparo dall’abbandono.

Così come evolve il sentimento, evolviamo anche noi. Talvolta la nostra crescita, consciamente o inconsciamente,  ci induce a voler manifestare nuove esperienze nella nostra vita. Talune rendono inevitabile e necessario  il distacco dalle precedenti, e questo contempla la separazione da alcune persone,  a volte anche dal partner.  È un processo doloroso, che però se scegliamo di accettare per la sua ineluttabilità anziché combattere prima e subire successivamente,  può essere meno penoso.  Agendo altrimenti, cioè restando ancorati nel presente, quando esso stesso è percepito come “passato”, blocchiamo il nostro potenziale e quello della persona che cerchiamo di trattenere.

Forse sotto l’aspetto “fisico/logistico” le varie strategie possono anche funzionare (“hai vinto: resto con te!”) ma psicologicamente e spiritualmente come pensiamo di poter ritornare ad essere entrambi felici? È forse il nostro sogno vivere con una persona che abbiamo incatenato a noi con ricatti morali (e a volte non solo…) mostrando  la nostra disperazione come arma  estrema? E dopo avere ottenuto la vicinanza fisica del partner, cosa ci resterebbe? L’angoscia per “quello che ci gratificava tanto e ora non fa più”? Il percepirlo distante mentre facciamo l’amore? I suoi silenzi? Spiare con ansia ogni suo comportamento?

Divenire carcerieri in nome dell’amore non è amore… è mero egoismo!  E si ritorcerebbe su di noi, creando ogni giorno presupposti di infelicità.

Considerando che siamo noi gli unici padroni dei nostri pensieri e, dunque, solo a noi ne spetta la scelta, è nostra responsabilità tutelarci dalla perdita di controllo, non cedendo il nostro potere alla rabbia e all’odio.

E’ noto che il risentimento può indurre alla malattia, anche grave. Pertanto eliminare dalla nostra mente sentimenti deleteri è un atto d’amore soprattutto verso noi stessi.

Un’ ulteriore riflessione, atta a coadiuvare gli aspetti precedenti, la riconduco ad una palese distonia di giudizio: “stiamo insieme, ti amo/ci lasciamo, ti odio”.

Accade sovente di sancire lo stato di “ex” se non con odio, con animosità.  E mi chiedo: se amare significa desiderare la felicità dell’altro ancor prima della nostra, bandendo ogni forma di coercizione, perché quando la persona che ha vissuto al nostro fianco desidera proseguire il suo cammino in solitudine, o comunque senza la nostra presenza,  diviene ai nostri occhi un mostro? Siamo certi dell’autenticità  circa la nostra concezione dell’amore? Interroghiamoci in merito ai nostri sentimenti. Forse quel sentimento cui abbiamo attribuito l’accezione  di “amore” potrebbe essere la  proiezione della  nostra idea dell’amore, identificata in una determinata persona.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini