“Volgarità bandita per schiettezza: apologia del bassifondismo conversazionale” | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini
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Amiche ed Amici carissimi, immagino sia capitato a molti di sentir pronunciare l’ordinaria espressione “sai, io sono schietta/o e diretta/o, non faccio giri di parole, tu sei…”, quale premessa ad una serie di giudizi/improperi, non schiettamente – bensì solo grezzamente – rivolti alla nostra persona.

Se giudicare il Prossimo appartiene alla sfera dei comportamenti aborrevoli, se manifestare le proprie ineleganti valutazioni non richieste è palese indice d’invadenza, soffro il limite delle parole nella vana ricerca dell’appropriata definizione attribuibile ai commenti costituenti i cd “messaggi vocali” – gioia dei social -, molti dei quali espressi in toni gracchianti intervallati da pause ridicolmente teatrali, linguaggio prosaico, esaltazione del turpiloquio. Naturalmente, in virtù della schiettezza…

Essere schietti, evoca genuinità, non maleducazione, non scurrilità, non sguaiataggine, non strafalcioni…

Che peccato constatare che taluni – miseramente privi di appropriatezza linguistica, ma in compenso ricchi d’arroganza oltreché dell’inutile abbondanza dell’ignoranza – confondano la schiettezza con la rozzezza.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini