Il valore delle statue: chiacchiere davanti ad un caffè.

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Chiacchiere davanti a un caffè, ovvero “Il sonno della ragione genera mostri”.

– Perché stanno abbattendo le statue, le stanno imbrattando? Cosa c’entra George Floyd, quel pover’uomo vittima di un poliziotto esaltato?


– Il nostro modello di civiltà (civiltà?), i nostri valori (valori?) sono frutto di un processo storico. Chi ignora il passato è destinato a ripetere gli stessi errori.
L’arte ha sempre esibito valori e disvalori, un’epoca, una corrente di pensiero si è opposta ad un’altra da sempre nella spirale del processo umano, ma la catarsi veniva dalla condivisione artistica e sociale. Oggi siamo in preda ad una rabbia violenta a lungo covata.
Teatro, scultura, pittura erano portatori di valori e disvalori esibiti, condivisi, mostrati: si pensi al valore della tragedia, della commedia dell’arte, al significato dei templi, delle statue degli dei, degli eroi, alle agiografie dei santi, alle opere di Giotto, di Michelangelo, di Donatello; fino a poco tempo fa chi imbrattava le statue le “vandalizzava”, era un barbaro, un uomo senza cultura, un folle.
Siamo la nostra storia. Un tempo Galilei scriveva: “Siamo nani sulle spalle di giganti”.
Oggi siamo microbi, non più nani ma abbiamo pur sempre un passato.
L’arte ne tiene memoria oppure, dato il nostro tempo fluido, vogliamo seppellirci nell’oblio?


– Oggi ho visto che anche un grande primo ministro inglese non è stato risparmiato: Churchill…


Sir Winston Churchill fu il più grande nemico del nazismo, in un’epoca neocolonialista in cui il Führer cercava “spazio vitale” per la Germania. Era il neocolonialismo in cui la schiavitù era una condizione sociale accettata. Se pensassimo diversamente dovremmo credere che Martin Luther King ci sia stato invano.
Con questo principio astoricistico dovremmo distruggere altri luoghi di memoria – che sono luoghi storici, e non luoghi d’arte.
Io e te insieme abbiamo visitato Auschwitz quest’inverno. Non credo sia un luogo simbolo di valori ma è un monumento storico anche quello, un luogo per non dimenticare.
Disconoscere è diventare schiavi della miseria intellettuale e morale: l’homo stupidus stupidus soccombe all’eterna velocità onnipresente della macchina.


– In effetti mi ricordo di uno che imbrattò e decapitò delle statue ma fu punito con l’ostracismo, con l’esilio. (Sorride)


– Era Alcibiade, ma erano tempi diversi…

P.S.
Chiacchiere davanti ad un caffè condiviso con un matematico (all’occorrenza informatico) alla scoperta di un nuovo Umanesimo.