“Nun ci rùmpiri i cabassìsi” | di Rossana Lo Giudice

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Cari amici lettori, da verace anima sicula, oggi voglio disquisire sui cabassìsi (o cabasìsi)! Sorrido poiché qualcuno storcerà il naso pensando io sia boccaccesca! Sì, molti ancora pensano che questo termine si riferisce esclusivamente alle parti intime maschili. Vero è che “adattato “per così dire al dialetto siciliano ha assunto un significato colorito, ma la sua origine è ben diversa.

Conosciuta ai più la frase “Nun ci rùmpiri i cabassìsi”, che letteralmente significa “Non rompere le scatole”, facendo riferimento ad una persona che ci arreca fastidio.

Modus dicendi peraltro diventato celeberrimo grazie al Maestro Andrea Camilleri e al suo Commissario Montalbano.

Per chi ancora non lo sapesse, la parola in questione è di origine araba: habb, significa bacca, haziz, dolce.I cabassìsi sono infatti delle bacche, dei tuberi commestibili dal gusto dolce;vengono sovente usati nella cucina Mediterranea per profumare alcune pietanze.

Ricordando un piacevole aneddoto, una volta sentii nonna redarguire il nonno per aver fumato il sigaro in sala da pranzo ed esclamare con un simpatico: “ùora vatinni e nun ci rùmpiri i cabassìsi”! Mi scompisciai dal ridere nel sentire questa frase così bella,pittoresca, naif e di colore!Mi sentii davvero orgogliosa di essere figlia di questa meravigliosa terra:la Sicilia.

Chioserei dicendo: se qualcuno vi arrecasse fastidio, amici, non esitate a dire “nun ci rùmpiri i cabassìsi”! Vi sentirete sollevati!

Qualora poi non voleste farveli rompere potreste almeno gustarli sì da deliziare il vostro palato.

Parola di anima sicula!

Rossana Lo Giudice

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Rossana Lo Giudice
Tenterò di raccontarmi in poche righe! Non so se ce la farò essendo prolissa, senz’altro eviterò di tediarvi riportando per intero il mio Curriculum Vitae! Ho un percorso di studi universitario in campo pedagogico. Sono un’artista eclettica: poeta, scrittrice e musicista. Diplomata in pianoforte al Conservatorio, coltivo altre passioni quali la recitazione, il disegno e la fotografia. Amo l’arte nella sua ineffabile bellezza e poliedricità delle sue espressioni. Scrivo sin da quando ero piccina. Sono una famelica di scrittura: quando la penna guizza sulla carta mentre dita ballerine ne accompagnano il movimento come fosse danza di farfalle, ne sono ben felice. Sempre pronta a catturare emozioni per destarne altrettante a chi mi legge. Cammino sovente con un taccuino in borsa per annotare ciò che scalfisce la mia attenzione, che solletichi la mia ispirazione; “fotografando” squarci di quotidianità. Emozionarmi per emozionare è il mio “modus operandi”. Amante della mia Sicilia e studiosa delle sue tradizioni popolari da alcuni anni mi sono pure cimentata nella scrittura dialettale: fra canti, cunti, novelle e pujsie! Sovente collaboro artisticamente con attori prestigiosi i quali si prestano alla lettura dei miei testi. Amo definirmi un “cantastorie”, un menestrello che intrattiene a corte. Un giocoliere di parole. C’è poi un aspetto di me più intimo e profondo che esprimo attraverso quelli che chiamo “sospiri dell’anima”. Qui racconto il mio microcosmo interiore: le gioie, le lacrime ,le inquietudini e i malumori dello spirito. La mia ineluttabile voglia di scrivere qui diviene un vero canto dell’anima!