“Siamo l’esercito del selfie e del like!” | di Rossana Lo Giudice

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Rossana Lo Giudice
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Siamo l’esercito del selfie, così intonava il refrain di una deliziosa canzone, peraltro diventata un tormentone, di qualche anno orsono!

Nell’epoca dei Millennial in cui la tecnologia digitale ha apportato un cambiamento significativo nell’universo dell’informazione siamo pure quelli della “generazione like”!

Aggirandomi da qualche anno nei meandri del labirinto virtuale sono diventata esperta sull’argomento in questione sì da poterne disquisire con dovizia di particolari. Mi sono autodefinita”likescologa”,neologismo coniato per l’occasione, ovvero una pseudostudiosa della psiche e delle dinamiche che spingono un “fruitore” di social network a mettere il like. A pigiare la tastiera di uno smartphone o di un Pc affinché si colori di blu questa piccola icona che raffigura un pollice all’insù. Al di là del mio dire oltremodo enfatico, ancor più ironico e provocatorio, mi sono sincerata che esso cela reconditi significati e assume una valenza emotiva di non poco conto. Scagli la prima pietra chi di voi lettori, almeno una volta nella vita, non ha avuto la “smania “di visualizzare le notifiche fbk e affini dopo aver pubblicato una nuova immagine del profilo? Tanto per fare un esempio. Tutti “peccatori “in preda ad una sorta di “nevrosi “da like che ci porta a gongolare il nostro Ego quando lo riceviamo. È d’uopo precisare che ci sono coloro i quali  in tal senso rasentano il patologico ed i mediamente normali cui io  fortunatamente rientro. Numerose le persone che pur di ricevere il tanto agognato like si prestano sul Web a gesta memorabili e grottesche. Pronte a selfarsi in pseudo posizioni da kamasutra od anche “in tutti i luoghi e in tutti i laghi”: sulla cima del Monte Bianco, in cucina, alla toilette, in palestra, perfino in ospedale. Con la moglie, il fidanzato, gli amici o per gli incalliti egocentrici il selfie da solo, senza che alcuno gli rubi la scena. In voga in questi ultimi tempi quello con mascherina ormai diventato un vero cult della società post Coronavirus.

Esiste un’ampia gamma di like  sebbene mi limiterò a citarne qualcuno: quello da “cucco” o “abbordaggio”, da “baratto “ovvero del “do ut des”. Da “pentimento”, dato e subito tolto; quello messo “en pessant” ovvero di sfuggita. Altresì quello “fisso” e per sempre come un diamante e, per concludere, quello da “gregge”( a me più simpatico!).In questo caso il”Mi piace” vien dato ad un post sol perché vediamo che esso ha riscosso “successo” ma neppure lo visualizziamo. Potrei continuare “ad libitum”(sorrido!).

Bando alle ciance, amici, il like, questo piccolo pollice, tocca le corde della nostra sfera emotiva. Quante volte succede di nutrire antipatia nei riguardi di un nostro contatto social(e per fare numero continuiamo a tenerlo nella lista degli amici!) e per questo non dare il “Mi piace” ad un suo post per quanto riteniamo sia interessante? Altresì di litigare con il fidanzato o un amico e non dare il like ad una sua foto? Entrano in ballo le nostre emozioni, ribadisco, e siamo così portati a dare il “Mi piace” alla persona e non oggettivamente ad un contenuto che resta tale. A meno che non si tratti di qualcosa che cozzi con le nostre idee politiche e religiose. Questa però è altra storia.

Meditiamo gente!

Rossana Lo Giudice

 

 

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Rossana Lo Giudice
Tenterò di raccontarmi in poche righe! Non so se ce la farò essendo prolissa, senz’altro eviterò di tediarvi riportando per intero il mio Curriculum Vitae! Ho un percorso di studi universitario in campo pedagogico. Sono un’artista eclettica: poeta, scrittrice e musicista. Diplomata in pianoforte al Conservatorio, coltivo altre passioni quali la recitazione, il disegno e la fotografia. Amo l’arte nella sua ineffabile bellezza e poliedricità delle sue espressioni. Scrivo sin da quando ero piccina. Sono una famelica di scrittura: quando la penna guizza sulla carta mentre dita ballerine ne accompagnano il movimento come fosse danza di farfalle, ne sono ben felice. Sempre pronta a catturare emozioni per destarne altrettante a chi mi legge. Cammino sovente con un taccuino in borsa per annotare ciò che scalfisce la mia attenzione, che solletichi la mia ispirazione; “fotografando” squarci di quotidianità. Emozionarmi per emozionare è il mio “modus operandi”. Amante della mia Sicilia e studiosa delle sue tradizioni popolari da alcuni anni mi sono pure cimentata nella scrittura dialettale: fra canti, cunti, novelle e pujsie! Sovente collaboro artisticamente con attori prestigiosi i quali si prestano alla lettura dei miei testi. Amo definirmi un “cantastorie”, un menestrello che intrattiene a corte. Un giocoliere di parole. C’è poi un aspetto di me più intimo e profondo che esprimo attraverso quelli che chiamo “sospiri dell’anima”. Qui racconto il mio microcosmo interiore: le gioie, le lacrime ,le inquietudini e i malumori dello spirito. La mia ineluttabile voglia di scrivere qui diviene un vero canto dell’anima!