“L’Opera dei Pupi: la rinascita dopo il covid”| di Giusy Pellegrino

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Uno dei patrimoni immateriali Unesco più importante della nostra tradizione, cerca il riscatto dopo la pandemia. Ecco le ultime iniziative per rilanciarla nel panorama culturale dell’isola.

L’opera dei Pupi, essendo un’arte popolare, assume lo spirito del tempo in cui è inserito. Questa forma di teatro di marionette è stata tra i primi diciotto elementi iscritti nella Lista del Patrimonio immateriale Unesco con cui si intende quella serie di “pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui, riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana” (definizione data ufficialmente in sede Unesco nel 2003). Alla base di questa definizione vi sono cinque ambiti dell’attività umana: tradizioni e espressioni orali (incluso il linguaggio, inteso come veicolo del patrimonio culturale intangibile)arti dello spettacolo, pratiche sociali, riti e feste, conoscenze e pratiche concernenti la natura e l’ universo, artigianato tradizionale.

Tutte queste caratteristiche le ritroviamo all’interno dell’Opera dei Pupi e le tematiche principali venivano riprese dal Ciclo Carolingio delle Chansons de Geste antico-francesi offerta dalla tradizione italiana dei “cantari” e dei poemi cavallereschi in ottave (fra cui l’Orlando Furioso) che si trasmette ancora oggi da maestro ad apprendista all’interno delle compagnie di pupari gestiti in gran parte a conduzione familiare.

Tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento da Napoli arriva in Sicilia il Teatro di figura cui i personaggi sono incarnati dai burattini, fantocci di tela manovrati dal basso verso l’alto. Ma, nel 1820, sempre dal capoluogo campano, arrivarono le marionette a filo insieme all’idea di un teatro itinerante popolare alle cui rappresentazioni assistevano centinaia di persone. Inizialmente le armature erano di cartone poi, grazie a Liberto Canino, diventano di metallo.

In Sicilia abbiamo varie tipologie di “scuole” che si differenziano sostanzialmente per il differente modo di realizzare i “pupi” e di manovrarli. Le scuole più importanti sono: la scuola palermitana (che comprende oltre Palermo anche Trapani, Agrigento, Caltanissetta,Enna e una parte di Messina e i pupi venivano manovrati da destra verso sinistra), la scuola catanese (che comprendeva Catania, parte di Messina orientale, Ragusa, Vittoria, dove coesistono entrambe le scuole), la scuola acese, la scuola di Siracusa città(che si distingueva dalle altre per le ginocchia snodabili). Come detto prima questa forma di teatro popolare era gestito da “famiglie”: a Palermo vi erano i Greco (di origine napoletana), i Canino,i Rotondo di Bagheria e i Pernice, mentre a Catania troviamo i Grasso e i Crimi.

Il teatro dei pupi, proprio per la sua origine popolare, ha assistito ad un’evoluzione delle sue tematiche, che non sono solo più storiche, ma anche sociali. Da venti anni, a Palermo, esiste l’Associazione culturale Marionettistica Popolare Siciliana fondata dal maestro Angelo Sicilia che attualizza questa forma di arte popolare mettendo in scena la storia degli eroi moderni vittime di mafia fondando il Teatro dei pupi antimafia che unisce l’impegno civile alla tradizione marionettistica.

Il suo repertorio comprende le rappresentazioni della vita di Peppino Impastato, di Falcone e Borsellino, di Padre Pino Puglisi e di donne coraggiose come Rita Atria. In questi mesi di pandemia, anche il settore dell’Opera dei Pupi, ha subito una forte battuta d’arresto. Il Museo internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino” in una lettera inviata il 21 maggio 2020 ai rappresentanti della Regione Siciliana, ha fatto presente le difficoltà in cui versa l’Opera dei Pupi a causa del Covid-19 e “all’adozione di necessarie quanto drastiche misure di contenimento con innegabili e gravi conseguenze economiche a lungo termine”. 

A tal fine si sostiene la necessità di un “Piano strutturato e coerente e di una governance” di cui il Museo Internazionale delle marionette Antonio Pasqualino si fa portavoce e promotore per conto del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo in “qualità di soggetto referente della Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’opera dei pupi. Formalmente costituita nel 2018 e riconosciuta dal MiBACT quale organismo territoriale competente in materia di salvaguardia e rappresentativo della tradizione dell’Opera dei pupi siciliana”. A questa rete hanno aderito 12 delle compagnie operanti sul territorio siciliano e sono, oltre il soggetto referente:

  • Marionettistica fratelli Napoli di Napoli Fiorenzo ( Catania)
  • Associazione Culturale Opera dei Pupi siciliani “G. Canino” (Alcamo)
  • Associazione Culturale Marionettistica Popolare Siciliana di Angelo Sicilia ( Palermo)
  • Associazione opera dei pupi Brigliadoro di Salvatore Bumbello (Palermo)
  • Associazione Culturale “Opera dei Pupi messinesi Gargano” (Messina)
  • Associazione Culturale teatrale Carlo Magno di Vincenzo Mancuso (Palermo)
  • Associazione “La compagnia dei pupari Vaccaro- Mauceri” ( Siracusa)
  • Compagnia TeatroArteCuticchio (Palermo)
  • Associazione culturale “Franco Cuticchio” (Palermo)
  • Associazione culturale Agramante di Vincenzo Argento (Palermo)
  • Antica Compagnia Opera dei Pupi Famiglia Puglisi (Sortino, Sr)

In attesa di ulteriori  sviluppi, auspichiamo che questa forma d’arte simbolo della nostra terra non venga dimenticata ma che torni a splendere sulla nostra terra dopo questo grave periodo di pandemia.

Giusy Pellegrino

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Giusy Pellegrino
Laureata triennale in scienze storiche, nel 2017 si specializza col massimo dei voti in studi storici, antropologici e geografici con una tesi di storia medievale locale dal titolo "la spiritualità femminile nel XV secolo: l'esempio di Eustochia Calafato e il Monastero di Montevergini di Messina". Allieva dei docenti più illustri della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo tra cui possiamo annoverare Salvatore Fodale, Pietro Corrao, Patrizia Sardina, Maria Concetta di Natale e Daniela Santoro relatrice ed esempio importante per la sua formazione storica. Nel 2012 inizia il suo percorso in ambito turistico con l'acquisizione della qualifica di organizzatore di itinerari storico, artistici e culturali che la porta a svolgere un periodo di stage presso l'ex ufficio turistico della Provincia di Palermo e, nel 2019, acquisisce la qualifica di tecnico dell'accoglienza turistica. Nel 2018 inizia la sua collaborazione con l'ente di formazione Palermo Corsi dove insegna Storia e tradizioni di Palermo e, nello stesso anno, prende avvio la sua esperienza attiva in campo turistico con l' ASSOCIAZIONE TURISTICO-CULTURALE ITINER'ARS che da anni, attraverso importanti e proficui progetti, fa amare e conoscere le bellezze della nostra città, con particolare riguardo al Complesso del Gesù meglio noto come "Casa Professa", massimo esempio del barocco palermitano, e della Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta la "Gancia". Attualmente è impegnata nella stesura di un saggio che verrà pubblicato in un libro scritto in collaborazione con i più importanti teologi gesuiti, progetto realizzato dal rettore di Casa Professa padre Walter Bottaccio Sj. Il suo motto è "la storia non va semplicemente scritta o letta ma vissuta".