La scrittura come forma di comunicazione per il proprio benessere | di Fannie Fairbanks

0
252
Disegno realizzato da Fannie Fairbanks
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

Scrivere ha sempre avuto molteplici scopi e significati per ogni persona. Ciò che è scritto a volte rimane chiuso in un cassetto o in una cartella informatica, troppo spesso messo da parte e dimenticato.
A volte invece viene diffuso, letto, pubblicato, apprezzato o meno, trasformato, usato come fonte d’ispirazione per realizzare nuovi progetti.

Uno dei motivi per cui scriviamo è perché ne sentiamo il bisogno, ad esempio in quei momenti in cui vogliamo esternare qualcosa che non riusciamo più a tenere dentro.
Vorremmo dirlo, ma non rimane facile da spiegare a parole, per lo meno non in forma orale.
A volte si scrive allo scopo di dare forma e confini a un turbinio di pensieri, emozioni, sensazioni, desideri o semplicemente per riordinare le proprie idee.
Non si scrive soltanto a scuola, quando si ha in ballo un tema, un saggio basato su una traccia da buttare giù in un tempo forse troppo limitato, allo scopo di ottenere una buona valutazione.
Non si scrive solo per prendere appunti o stilare qualsiasi tipo di lista, né necessariamente per produrre materiale destinato alla pubblicazione e al profitto.
Scriviamo per fare il bilancio di una lunga giornata, delle proprie lotte interiori, l’analisi di una situazione che può recarci gioia o preoccupazioni.

Una volta scrivevamo lettere per comunicare a un’altra persona le nostre sensazioni e per far sentire a essa la nostra vicinanza. Non sapevamo se e quando quella nostra lettera, scritta con tutto l’affetto possibile, sarebbe arrivata a destinazione, né se avremmo mai ottenuto risposta.
Chi lo sa se esiste, da qualche parte, qualcuno che, armato di carta e penna scrive ancora lettere cartacee?Disegno di Fannie FairbanksOppure, chi di voi, nella vita ha mai tenuto un diario, un quaderno dove riversare i racconti sulle proprie vicissitudini personali o creare a idee pressoché strampalate?
Personalmente, ricordo benissimo i tempi delle scuole elementari, ma soprattutto le medie e le superiori, durante le giornate invernali, in cui non vedevo l’ora di correre a casa, studiare e terminare i compiti in fretta per dedicarmi finalmente a una delle cose che più amavo al mondo: riempire pagine dei miei quaderni che custodivo gelosamente. Posso assicurarvi che dopo aver scritto per ore, con la mano quasi dolorante e macchiata d’inchiostro, qualunque malumore o pensiero negativo, era stato come spazzato via. Oppure capitava di trovarmi a essere felicissima per aver impresso subito su carta un avvenimento o una situazione che mi aveva fatta sorridere, in modo che non potessi mai dimenticare.
Anche leggere giorni, mesi, addirittura anni dopo di ciò che avevo scritto, mi aiutava a vedere tutto con occhi nuovi e metabolizzare situazioni ormai passate.

Naturalmente, si scrive anche per permettere alle persone di sapere chi siamo, per farci conoscere, per comunicare indirettamente loro un pensiero, un sentimento. Si scrive per lasciare un segno, un’eredità, una traccia di sé, per condividere il proprio universo interiore.
Si scrive nella speranza che quando qualcuno finalmente ci leggerà potrà sentirsi in comunione e in empatia con noi, provando la sensazione di essere finalmente compreso e di non essere più da solo con i propri pensieri.

Fannie Fairbanks