“Cosa vuol dire viaggiare” | di Beatrice Bargiacchi

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Viaggiare è perdere sé stessi per ritrovarsi altrove. È entrare di soppiatto nelle vite e nelle case della gente, esplorare le mille esistenze appese lungo le strade. È ritrovarti lontano chilometri da tutto ciò che hai sempre conosciuto, e scoprire realtà che sono remote eppure così incredibilmente familiari. È attraversare oceani e confini per abbracciare qualcuno. Sorprenderti a fissare un paesaggio sperduto che ti ricorda casa. Ritrovarsi, come un bambino, a dover imparare tutto. A parlare, a camminare a lungo, a orientarsi nelle foreste di strade e vicoli.

È guardare il mondo con gli occhi meravigliati di quando eri piccolo e venivi portato in un posto nuovo, che a volte era appena dietro casa. È trovarti disperso e scoprire che in realtà non te ne importa. Abbandonare ogni riferimento conosciuto, ogni contatto con le tue certezze. È lasciarsi trasportare senza preoccupazioni né difese. Cambiare e spostarsi sempre, prima che un luogo ti diventi amico, prima che subentri la quotidianità. È abituarsi a non essere più abituati a nulla. È inghiottire con gli occhi tramonti, paesaggi, foreste. Persone, sguardi. Corse in treno.

È trovare una persona che ti porti lontano pur restando immobili. È acciambellarti sui sogni e desideri della tua fantasia.

È perdere il senso del tempo e confondere la notte col giorno. È ricordarti che aldilà delle monotonie, delle giornate scontate, delle aspettative che ti carichi addosso, aldilà delle rotte note che ogni momento segui, dei rimpianti e delle paure, tu sei vivo ed esisti. Tu sei qui. Adesso.

Beatrice Bargiacchi