“Scie ad andamento lento” | di Giacomo Casaula | Recensione di Maria Teresa De Donato

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Scie ad andamento lento: un romanzo nel romanzo, ma anche una rappresentazione teatrale romanzata, una metafora della Vita, a mio avviso, e più precisamente di ciò che è diventata l’Umanità, anzi, di ciò che sono diventate le due Umanità che in questo preciso momento, più che mai nella storia, si confrontano coabitando questo pianeta che chiamiamo Terra.

Da un lato assistiamo, infatti, ad una Umanità così voluta, programmata, studiata a tavolino, tecnologicamente avanzata ed altrettanto alienata che sopravvive tra smartphone, Internet e social andando alla velocità della luce – senza sosta e senza neanche chiedersi il perché – e dall’altra un’altra Umanità consapevole di tutto il nonsense che la circonda, composta da spiriti sensibili, romantici, che vivono con frustrazione il tutto, prigionieri di un Mondo cui non sentono, di fatto, appartenere.

L’Arte e la Scrittura in particolare diventano, quindi, non solo fuga, ma anche e soprattutto, strumento di identificazione per rapportarsi in qualche modo con questo Mondo perché “senza la scrittura, la mia vita, è vita a metà” ammette l’autore Giacomo Casaula attraverso l’affermazione di Stefano De Sanctis, personaggio principale di questo suo romanzo.

Una spiccata sensibilità unita ad un forte idealismo e romanticismo ed una evidente tendenza all’utopia costituiscono gli elementi fondamentali di quest’opera letteraria. Forse è proprio questa naturale inclinazione a vedere il Mondo e la Vita stessa attraverso gli occhi del sognatore che complica il tutto nella quotidianità.

Ma guai se così non fosse! Guai se l’Umanità fosse privata dei sognatori, dei romantici, degli idealisti e di coloro che credendo in un’utopia la perseguono fino a realizzarla! Sono proprio loro che hanno il potere di cambiare il Mondo perché “…[tendono] a qualcosa che gli altri non riescono a comprendere.” “Scrivere – dunque – per cercare un  mondo diverso. Per esplorare una dimensione parallela…” per “provare ostinatamente” a dare un senso alla propria vita.

Questa “dimensione parallela” va cercata nelle piccole cose ed è sotto gli occhi di tutti, basta fermarsi nel ‘qui ed ora’ ed immedesimarsi completamente nell’ambiente che ci circonda, plasmandosi in e con esso, riuscendo ad osservare tutto e tutti: il segreto è proprio lì. “Ogni scia [costituisce] una storia. Un percorsoquello che le persone si lasciano alle spalle, illusioni, tradimenti, gioie, amarezze…” e l’“andamento lento” è l’unico ritmo in grado di dare un senso alla nostra Vita e alle nostre esperienze; l’unico che possa farci comprendere, assaporare e, di conseguenza, arricchirci aiutandoci a crescere e a dare un senso al nostro vissuto qualunque esso sia.

La paura di affrontare l’ignoto con tutte le sue incertezze è un altro aspetto esaminato in questo romanzo anche se si arriva alla comprensione che “le montagne possono essere scalate se solo si ha coraggio ….” e che la radice del problema sta “forse solo [nel]la paura disperata di esplodere definitivamente, di fare un salto nel vuoto.”

Gli anni passano e tra delusioni, tentativi professionali e sentimentali non riusciti, rimpianti e risposte non trovate la Vita continua a scorrere pur con la consapevolezza che “L’età non conta niente. Sono gli stimoli che ti spingono …” ad andare avanti. “La realtà è troppo scura, troppo claustrofobica per me” – afferma Stefano De Sanctis –  grande sognatore cui non sfugge nulla, dal sorriso di un amico ai profumi e rumori di Napoli, dalle onde del mare che dividono la sua Cattolica dalla Croazia ai colori del tramonto, dalle foglie  che ingialliscono agli occhi metallici di Elena e che, come i migliori poeti “vede il mondo con gli occhi di un bambino” (Alfonse Daudet).

Il divario e la perenne lotta tra ciò che il Mondo con suoi ritmi e le sue regole del gioco richiede e la propria individualità ed unicità che necessitano sempre di essere rispettate ed onorate  emergono in maniera evidente attraverso l’ammissione candida del protagonista: “Mi sono trasformato in qualcosa che non volevo, in qualcosa che non saprei neanche definire. Ho provato ad amare, ad amarmi, e non ho ottenuto niente.”

Un romanzo altamente introspettivo e che costringe il lettore a riconsiderare la sua visione della Vita, delle proprie vittorie e dei traguardi raggiunti, ma anche ad identificare gli eventuali sbagli ed incidenti di percorso che possono aver ostacolato la riuscita: “Avevo commesso un errore, avevo rimosso il passato sbagliato” – afferma ancora una volta Stefano – riconoscendo implicitamente che il confronto con la realtà e l’accettazione di essa sono passi fondamentali nella crescita e nello sviluppo personale dell’Essere.

L’altalenarsi emotivo tra momenti di forti dubbi ed incertezze sul da farsi e sulla propria identità di idealista-sognatore, accettata ed altrettanto messa in discussione nei momenti delle scelte, e  l’analisi e la comprensione della propria essenza trovano il loro punto di incontro e conseguente equilibrio nei sentimenti puri e corrisposti e nell’amore, sia romantico sia familiare, in cui il bacio sulla fronte di un padre ed il sorriso di una madre che ha preparato una bella tazza di caffé sono altrettanto significativi dell’amore della propria donna e dell’Eros perché “l’importante è che non faccia più freddo dentro”, “la paura è solo un fottutissimo impedimento alla vita.”

Scie ad andamento lento è non solo un romanzo, ma una denuncia di smarrimento e di richiesta d’aiuto di una generazione che cerca disperatamente i propri ‘punti di riferimento’ in un Mondo che sembra averli persi completamente.

Una lettura piacevole e scorrevole che consiglio a lettori di ogni età.

 

Maria Teresa De Donato