Piccolo (Grande) America: intervista a Valerio Carocci | di Mattia Mincuzzi

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Tra i tanti settori colpiti, quasi infettati anch’essi, dal Covid-19, c’è, purtroppo, anche il mondo del cinema: un settore che già da tempo, indipendentemente dalla pandemia, si trova ad affrontare varie problematiche, ma che, negli ultimi anni, aveva trovato nelle arene gratuite all’aperto fresca linfa, capace di riavvicinare il pubblico al grande schermo.

Una di queste realtà, nella sua storia sicuramente sui generis, difficile da riassumere, è rappresentata dai ragazzi dell’associazione Piccolo America a Roma: un esempio di costruzione dal basso, che negli anni ha seguito un percorso incredibile, di cui oggi parlano anche sulle grandi testate internazionali come il New York Times.
La loro, infatti, è una storia segnata da lotte, sorretta da sogni, in primis, nel 2012, quello di difendere il Cinema Piccolo America a Trastevere dalla demolizione: proposito, raggiunto, da cui, si può dire, sia iniziato tutto. Dopo tanti anni, fatti di passi avanti e passi indietro, partendo quasi dal nulla, oggi i ragazzi sono impegnati nella ristrutturazione e riqualificazione del Cinema Troisi a Roma e gestiscono in estate 3 arene, a Piazza San Cosimato, alla Cervelletta e a Ostia, attraverso le quali non solo contribuiscono a riqualificare dei territori, ma, mentre riavvicinano la gente al cinema, rappresentano contemporaneamente un punto di riferimento nell’estate romana: un evento atteso da tutti nella Capitale, arricchito dalla presenza di tanti attori e registi anche internazionali.
Tuttavia, quest’anno, nonostante il grande e proficuo impegno nel riorganizzare le arene, alle quali è possibile accedere in sicurezza e mediante prenotazione gratuita, si sono aggiunti anche problemi legati non al virus, ma alle mancate concessioni delle autorizzazioni per i film: fortunatamente, il recente decreto antitrust dell’AGCM, che punisce un forte boicottaggio contro le arene gratuite all’aperto, ha segnato un grande passo avanti nella risoluzione di tutto ciò.

Il Piccolo America e tante associazioni affini in Italia rappresentano un grande manifesto culturale nel nostro paese, capace, inoltre, di far diffondere un altro virus, stavolta positivo: quello del cinema.

Nell’incentivare e nel sostenere queste realtà genuine, parliamo di tutto ciò con Valerio Carocci: “un ragazzo del Piccolo America che ama il Cinema e la città di Roma”.

Una ripresa particolare quest’anno dopo il coronavirus: siete ottimisti?
Certo, siamo ottimisti: abbiamo aperto due nostre arene, adesso manca solo la terza a Ostia, ma ci siamo riusciti e quindi non aver diminuito il numero di arene aperte, né il periodo di proiezione, non può che portarci ad essere ottimisti.

Come procede con l’autorizzazione per i film dopo i problemi con ANICA e ANEC?
Stiamo lavorando notte e giorno per richiedere le nuove autorizzazioni per i film. Qualcosa si sta sbloccando e speriamo di riuscire a chiudere il programma nel più breve tempo possibile: ancora non siamo in grado di farlo, ma siamo fiduciosi.

Il Presidente Conte all’arena di Piazza San Cosimato: un segnale importante dalle istituzioni per la ripresa del mondo del cinema?
Ci ha fatto molto piacere che il Presidente Conte sia venuto a Piazza San Cosimato e sicuramente è un segnale importantissimo dalle istituzioni per la ripresa del mondo del cinema: siamo speranzosi che da questo momento in poi parta una nuova stagione positiva.

“Speriamo di uscirne migliori”: frase molto usata durante la pandemia: il cinema potrebbe essere uno strumento per intraprendere questa via?
Non ci sembra che il cinema sia uscito molto migliore dalla pandemia: ci è voluto un decreto antitrust, che determina che c’è stato boicottaggio nei nostri confronti, per sperare di riavere i film.

Come procedono i lavori al Troisi?
I lavori procedono molto bene e dovremmo aprire la sala a ottobre. Siamo molto soddisfatti: il Troisi sarà uno spazio innovativo e unico nella città perché, con la sua aula studio, sarà aperto 24h su 24h.

Il cinema come lente di ingrandimento sulla società: con che film rappresentereste il momento attuale?
Secondo noi c’è stato un abbrutimento dopo la pandemia dettato dalla paura, quindi, forse, il film giusto è “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola.

Trastevere: con quali parole descrivereste questo Rione?
Il Rione di Trastevere è un Rione verace, vero: romano, nel vero senso della parola. Trastevere è ancora un rione, il più bello di Roma, un paese, un vero luogo di comunità di questa città.

La vostra storia segue una grande parabola, non priva di difficoltà: vi sentite in un momento di apice, nonostante il periodo Covid-19?
Non ci sentiamo mai in un momento di apice perché sappiamo come ci sia sempre in agguato un problema da risolvere: siamo sempre guardinghi, attenti lavoratori, non pensiamo all’apice e non puntiamo di starci.

Il cinema: creazione o rappresentazione?
Eh, è una bella domanda: il cinema è il cinema, quindi entrambe le cose.

Vi vedreste dietro la cinepresa, magari per un documentario sulla vostra storia in collaborazione con qualche grande produzione?
Ne abbiamo rifiutato uno di recente, proposto da Paolo Del Brocco di Rai Cinema, perché non ci sembrava che la nostra storia fosse ancora conclusa. Quando, e se, apriremo il Troisi e, magari, anche l’America, allora ci fermeremo, apriremo un momento di riflessione e ripartiremo con un racconto di quello che è successo, che sia maturo, realistico e consapevole sia degli errori fatti, che anche dei grandi colpi di fortuna.

Il Piccolo America:
https://ilcinemainpiazza.it/ e https://piccoloamerica.it/
https://www.instagram.com/piccoloamerica/?hl=it
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Mattia Mincuzzi
Mi chiamo Mattia, ho 20 anni, e sono uno studente di Giurisprudenza a Roma. La mia passione per la scrittura è nata al liceo: ho cominciato occupandomi di temi argomentativi e di articoli di giornale, parlando di attualità e di politica. Tuttavia, con il tempo i miei interessi si sono evoluti e, sebbene un occhio rimanga vigile sull'attualità, ora mi concentro su racconti e poesie che partono dalle emozioni, dai sentimenti, che ritengo la vera matrice di tutto e, a differenza della politica, meritevoli di fiducia, pieni di leggerezza, spontaneità e incertezza, che rendono la vita migliore. Ho sempre amato la letteratura russa, in particolare "Il Dottor Zivago" di Boris Pasternak rimane il libro che continua a cambiare tutte le mie giornata, ma con il tempo hanno trovato spazio nella mia libreria i classici greci e latini e diverse letture di provenienza sudamericana. «Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo»: questa è una delle frasi che mi ispira maggiormente. Nessuno di noi è diverso dagli altri e qualsiasi cosa, anche quella che può sembrarci più distante, non è nemica, ma, spesso, solo un riflesso delle nostre paure, incertezze, che possono essere superate solo insieme, mai da soli. Contatti: mincuzzi10@gmail.com