“È possibile rinunciare a qualcosa che fa smaniare?” | di Flaviana Pier Elena Fusi

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Flaviana Pier Elena Fusi
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La privazione è una parola che potrebbe mettere soggezione. Un timore reverenziale verso qualcosa che allude al mancare; fa intuire che si deve rinunciare. Rifuggire un gradimento o il piacere di un momento, che pone poca creanza e si pensa aggiunga sostanza: un cioccolatino, un nuovo golfino o ancora un gran festino. Sembrerebbe nulla di speciale, per noi che si vive in ambiente industriale, invece è proprio qui che è utile indagare, sulla morale che appare contrastare. Proprio dove la vita è centrifugata, è nello spettacolo che resta imbalsamata. Un luccichio conformato, che viene a tutti sdoganato, dalle mode del momento che regalano un andamento. Il denaro col suo potere è tutto ciò che riusciamo a vedere.

La privazione non è un senso di costrizione, non è rinunciare a qualcosa ma ti annuncia ben altra cosa: quello che di rimando ti può ritornare, se contribuisci anche tu a riequilibrare. È la rinuncia a un momento speciale che la vita ancor di più fa assaporare. Il consapevole atto che puoi star bene in maniera palese, anche senza incrementar le pretese. In un lampo si può percepire come tutto vada a fluire, confluire ed energizzare un sistema dove nulla è casuale. Riequilibrare un’energia che tolta da te arriva all’altro con empatia. Non è utile scialacquare, in un certo senso lo vedi anche tu che fa naufragare.

Non fa vedere la riva, interrompe un percorso come fosse una diga, quando c’è troppa abbondanza è come un mare dove ti ritrovi ad annaspare. Meglio stare in piscina, così quando sei stanco hai la sponda vicina. In tale modo agiscono le energie universali come una sorta di ali. Quando l’occidente si alza, l’oriente non ne ha abbastanza, se il nord è troppo nutrito, il sud resta alquanto smagrito. Funziona anche per le emozioni, bisogna trovare l’equilibrio per tutte le stagioni. Uno stato di appagamento che si accompagni al mutamento. La felicità, nella realtà, si trova nell’uguaglianza e nella fraternità. Per equilibrare la bilancia della vita e regalare a ciascuno la gioia prestabilita: quella data dalla Creazione che fa per tutti senza esclusione.

Un compensare e un vero amare è quello che ci vuole al mondo per ritornare a sperare.

Flaviana Pier Elena Fusi

Edoardo Flaccomio

“QORBAN” di Edoardo Flaccomio

Circondarsi di abbondanze viola palesemente la Legge Assoluta dello SCAMBIO LATERALE, DELL’EVOLUZIONE ORIZZONTALE. Impossibile aggirare ciò che rientra nel Software Creatore, perché il danno altera il ritorno all’equilibrio. La situazione va in stallo, a discapito delle due opposizioni strutturali.

L’EVOLUZIONE ORIZZONTALE è determinata dall’ENERGIA CREATIVA. Non c’è modo di fermarla a vantaggio di uno dei due piatti della bilancia. Procederà oltre, tralascerà le due polarità per ritornare nell’Infinito. Ognuno pagherà le conseguenze dei propri eccessi.

Private dell’Energia Evolutiva, le vite divengono vegetative e le conseguenze sono drammatiche.

La giusta privazione non è un atto sconsiderato, ma un vantaggio per tutti.

Introducendo la moderazione nel comportamento, si è colti da un sottile piacere: lo spirito dell’uomo riconosce la correttezza dell’atto iniettando serenità. L’Energia Evolutiva discerne la moderazione e ritorna più potente e creativa di prima.

Sono leggi arcaiche, introdotte con l’Origine dei tempi, leggi Iniziatiche, dell’Inizio.

La parola privazione è associata al termine sacrificio: QORBAN, si dice in ebraico, lingua divina per eccellenza le cui lettere provengono dall’Invisibile, penetrano l’area di fonazione della terra, il Medio Oriente, per uscirne sotto forma di VERITÀ.

L’ebraico si legge da destra a sinistra. È la Legge dell’INVERSIONE che agisce. Un piatto sale, uno scende, una nazione vola alto, un’altra precipita nel baratro.

QORBAN si scrive Q =cof ק, R=reiscר, B=beitב , N=Noun finaleן

ק ר ב ן

Eccole qui in tutta la loro magnificenza.

Il significato è prossimità, congiungimento. Quando la parola è scritta con Beit ed un puntino dentro  בּ   QORBAN significa SACRIFICIO.

Il Qorban è la privazione, il sacrificio necessario all’equilibrio della bilancia.

Edoardo Flaccomio

 

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Flaviana Pier Elena Fusi
Vivo, prego, amo: Bio…Grafia. Nord Italia, Lombardia. Brescia è precisamente la città che mi diede i natali. Il nome Berescit qui è inserito; la Testa Parlante, la Coscienza Universale che guida la Totalità, guida anche la mia esistenza. Trascorro i primi ventitré anni studiando. Magistrale, maturità, la consuetudine vuole che si dica maturità Magistrale a cui segue un quinto anno ad indirizzo giuridico per acquietare la mia sete di giustizia. Logica conseguenza è l’università statale di Milano, l’indirizzo è giustappunto Giurisprudenza. Pochi esami mi bastano per capire, benché il primo di Diritto privato lo ricordi ancora con la stessa emozione, mi accorgo che non è la giustizia di questo mondo quella a cui anelo. Rincorro altro. È tensione che vuole la mia anima libera da condizionamenti, da vincoli, da dogmi impartiti e da quelle regole ferree che non calzerebbero neppure al ferro. Mi piace spaziare in ogni direzione, me stessa è il verso che prediligo. Mi scruto per sanare antiche ferite. Guardo bene dentro, prima di mostrarmi fuori. Non sono pronta! Psicomotricità aiuta ad armonizzare il movimento con lo spirito. Un triennio, come laurea breve e sono in regola: abilitata ad una professione. Scelgo di aprire una palestra, poi due e alla fine saranno quasi tre se considero il mio studio privato, spalmati tra Brescia, Verona, laghi e valli. È vera scuola, la palestra di una vita. Gli atleti, amici e quasi figli. Le amiche, colleghe e quasi sorelle. Gli allenamenti sprigionano energia che tempra e i risultati arrivano anche se non li vado cercando. Accumulo una serie di brevetti che nemmeno ricordo, ma posso considerarmi istruttrice di svariate discipline. Cominciai con l’aerobica, che impazzava in quegli anni, per passare al body-sculpturing, step e via così fino a collezionare tutti quelli dettati dalle mode del momento. Ginnastica dolce, ginnastica isometrica, ginnastica in salsa. Impartisco personalmente corsi di training autogeno: una corsa a tutto. Lezioni sparate di fila che mantengono il mio corpo scattante e la mia mente pronta. Mi ritempro e quando abbasso la saracinesca della palestra sono preparata per altra attività: la ristorazione. Una passione che contiene più di una virtù: l’ospitalità, il ricevere, la disponibilità ad accogliere mi aiutano a diventare donna. Il primo ristorante a venticinque anni, il secondo a quaranta e il terzo? Beh il terzo scelgo di farlo all’estero. Ho maturato una certa esperienza nel campo dell’imprenditoria. So cosa funziona e cosa no. Sull’onda dell’espansione diversifico gli interessi economici. Mi tuffo nel mondo della bellezza… dell’anima. Lo spirito mi guida come vento sottile ad aprire il ‘Centro Benessere ‘Siddaharta’. Sulle rive del lago di Garda apre i battenti un atelier, dove l’estetica si unisce alle profondità dello spirito. Come dentro così fuori. Ispirato al principe Siddharta, questo negozio contiene in sé incanti reconditi, che solo ora si palesano nella loro sincronicità cosmica. Avevo trentacinque anni quando inaugurai quel centro, esattamente la stessa età che il Principe aveva quando ricevette la Buddità. Siddharta si trasforma in Buddha. Il nome significa esattamente: il risvegliato, l’illuminato, colui che detiene la Conoscenza, che intende perfettamente come parla la Vita. Da quell’esperienza nasce la mia trasformazione. Quell’anno 2000 segna il mio Vesak, è questo il nome dato dalla dottrina buddista al compleanno di Budda. Viene celebrato ogni anno nel plenilunio di maggio, casualmente anche il mio mese di nascita. È in quell’anno che inizia la mia attività scrittoria pubblica, mi propongono di curare una rubrica sul benessere per una rivista locale: ‘La Bolina’. Sono imprenditrice di me stessa, ma tendo ad un altro tipo di creazione, diventare madre è l’anelito che mi spinge a lasciare questa impresa; il momento arriverà qualche anno più tardi. Nel frattempo rischio e ricomincio. Seguo stage e aggiornamenti e non tralascio l’attività politica. Sono propositiva, credo nella globalizzazione ed è qui che riesco a ‘portare a casa’ qualche risultato cimentandomi nella collaborazione diplomatica, per così dire, che favorisce il gemellaggio tra comuni di diversi stati. Parlo tre lingue e scrivo, scrivo, scrivo. La scrittura mi catapulta in un mondo nuovo fatto di comunicazione. Il mio primo romanzo autobiografico “ Le Rivelazioni della Stella Bianca” è dedicato a mia figlia. Bianca: il sogno realizzato. È per merito di questo libro che approdo in radio; una emittente storica, la più importante della regione Calabria, mi offre un appuntamento fisso. Sono ospite tutti i lunedì, nel programma Blaterando, ideato e condotto da Anna Maria Esposito responsabile della testata giornalistica. Una scuola di voce, di toni e di parole scelte con cura. Contenuti lavorati e rielaborati per essere trasmessi con spontaneità nuova. Il pubblico non lo vedo, ma lo percepisco vivace e attento. Mi galvanizza l’incontro ‘in onda’ e sono fiera di far parte in certo modo di uno staff radio. L’emozione prende forma da una canzone che dà il ‘LA’ e … ‘SI FA’ il programma. Risuona armonia fuori da me e riporta nuova linfa in me, quella che poi a casa utilizzo per scrivere ancora. Il secondo e il terzo libro si sono creati magicamente e quasi contemporaneamente. La fase del riscaldamento motori è iniziata; è il tuffo nella mia vita ciò che ora mi interessa!