Carlo Barbieri, scrittore siciliano, presenta il suo nuovo libro “Siculo babbìo” | INTERVISTA

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Carlo Barbieri
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«“Siculo Babbìo” è costituito da “pezzi” scritti negli ultimi anni che, quando ancora inediti, erano stati raccolti sotto il titolo “Babbiando babbiando”.»

Siculo Babbìo

di Andrea Giostra

Ciao Carlo, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. A poco più di un mese dalla pubblicazione con EL/Einaudi Ragazzi di “Dieci piccoli gialli 2”, la seconda raccolta di racconti polizieschi del piccolo commissario in erba Ciccio, ti ritroviamo con un nuovo libro, “Siculo Babbìo”. Ce ne parli? Come nasce, quale l’idea originaria, chi i lettori che hai immaginato?

Tranquillizzo subito chi mi segue: non spaventatevi, non sono così prolifico. C’è stato solo un piccolo ingorgo di traffico. “Siculo Babbìo” è costituito innanzitutto da “pezzi” scritti negli ultimi anni che, quando ancora inediti, erano stati raccolti sotto il titolo “Babbiando babbiando”. A questi si sono aggiunti nel tempo altri “pezzi”… ed ecco “Siculo Babbìo”. Quanto all’idea originaria… non c’è: solo l’ispirazione del momento, che può nascere da una lapide celebrativa, come nel caso de “La cavalla di Garibaldi”, o da un fatto di cronaca reale come ne “La rapina con la Coca Cola”, o da una esperienza diretta con… i servizi cimiteriali del Comune di Palermo (non toccate ferro, è tutta da ridere). Ma anche da associazioni di idee, come fra Camilleri e il fumo ne “L’Intervista (immaginaria) ad Andrea Camilleri nella Giornata Mondiale senza Tabacco” – scritta quando il Maestro stava ancora bene, e divenuta adesso, purtroppo, un affettuoso omaggio alla memoria. E infine ci sono cosucce nate non si sa da quali misteriose sinapsi cerebrali, talvolta surreali fino all’allucinazione come “La triste fine di Pelouche, capra di famiglia”. Ma ci sono pure veri mini-gialli – in uno compare persino il commissario Mancuso, protagonista di tutti i miei romanzi polizieschi; e addirittura racconti in cui alla fine mi tocca confessare che mi sono inventato tutto, se no i lettori credono che sia tutto vero, ed altri in cui mi tocca giurare che è tutto vero se no i lettori credono che mi sia inventato tutto. Facile invece rispondere all’ultima domanda, “quali lettori hai immaginato”: ho immaginato gli amici. Gli amici di sempre, quelli con cui si ride insieme, si scambiano battute… quelli che, come me, adorano i discursi di cafè.

«Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Cosa ne pensi delle parole di Marcel Proust? Cosa leggerà il lettore di “Siculo Babbìo” secondo te?

Figurati se mi permetterei mai di contraddire Marcel Proust. Se dice così, ha sicuramente ragione. Certo, se penso ad alcuni dei 37 scritti di “Siculo Babbìo”, qualche preoccupazione su quello che potrebbe “leggere di me” il lettore, francamente mi viene… Che dici, la gente comincerà a tenermi a distanza anche nel post-COVID?

Questo libro ha già avuto dei riconoscimenti pubblici importanti. Ci racconti in proposito?

Il nucleo centrale di “Siculo Babbìo” è costituito, come dicevo, dagli scritti di “Babbiando babbiando” a cui è stato assegnato il premio Umberto Domina per la letteratura umoristica Sezione Inediti; e nella stessa manifestazione, anche il premio speciale della giuria “Vitaliano Brancati” per l’ambientazione siciliana. Un premio che mi ha fatto particolarmente piacere: per l’autorevolezza della giuria, che comprendeva personaggi come Bruno Gambarotta, Enzo D’Antona, Gianni Nanfa e Guido Clericetti; ma anche per la cordiale amicizia basata sulla stima nata con quest’ultimo, grande vignettista e autore di programmi RAI e Mediaset, che ha poi ha firmato la prefazione a “Siculo Babbìo”. Ovviamente ho apprezzato molto anche le belle recensioni che, a pochissimi giorni dalla presentazione del libro, sono apparse su “Metro News” e “Umbria e Cultura”.

“Siculo babbìo” è pubblicato da Nuova Ipsa editore. Tu passi da EL/Einaudi Ragazzi, a Flaccovio a case editrici non molto conosciute al grande pubblico dei lettori. Ci racconti qual è la tua strategia e perché “non riesci ad essere fedele” ad un solo editore? Cosa si nasconde dietro questo peregrinare editoriale di uno scrittore siculo che oramai è molto conosciuto a tanti lettori?

Non è un problema di fedeltà, se no non avrei i buoni rapporti che ho con tutti i miei editori. Semplicemente, può succedere che un editore decida di non pubblicare un giallo per adulti, o per bambini, o una raccolta di racconti, perché ha troppi libri di quella tipologia “in coda”, o perché attraversa un momento di crisi, o perché la sua linea editoriale non include, o non vuole ancora includere, o non vuole più includere, un determinato genere. Inoltre non dimentichiamo che gli editori hanno “addetti alla lettura” che valutano le opere: può essere che lo stesso libro finisca nelle mani di uno che se ne innamora e lo raccomanda per la pubblicazione, o nelle mani di un altro che rimane tiepidino. Magari uno non apprezza un romanzo perché ha troppi dialoghi, e un altro, al contrario, ritiene che quello sia un punto di forza. La storia editoriale è piena di libri rifiutati che hanno avuto poi un enorme successo, come il Gattopardo, ma anche di libri pubblicati da editori “eccellenti” che non hanno avuto il successo sperato. Quello dell’editore non è un mestiere facile, e oggi meno che mai. Da punto di vista dello scrittore, la cosa più importante è che l’editore sia serio e adeguatamente distribuito. Se poi è anche “di peso” ovviamente è meglio, ma serietà e distribuzione sono i requisiti essenziali, e tutti i miei editori li posseggono.

Una domanda difficile Carlo: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Siculo babbìo”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per comprarlo.

Se fossi un lettore prenderei subito in antipatia un autore che cercasse di farmi comprare un suo libro. Al massimo posso suggerirgli di chiedere il parere di qualcuno che l’ha letto e di cui si fidano. Che ne dici, uno come Andrea Giostra potrebbe andare bene?

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questo Siculo Babbìo?

Un sacco di persone. Cinque milioni, per l’esattezza. Perché se i siciliani fossero diversi, metà del libro non sarebbe mai nato. Aspetta, mi sto sbagliando per difetto. Dimenticavo le centinaia di milioni che si sono succedute su questa isola e che ci hanno dotato di un DNA speciale. Non migliore né peggiore di altri, o forse peggiore e migliore allo stesso tempo… ma certamente diverso.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Grazie a te e a quelli che hanno avuto la pazienza di leggere fino in fondo. Caffè pagato. E se avete tempo, facciamoci pure qualche “discursu di cafè”, seduti comodi, con la tazzina davanti.

Carlo Barbieri

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Link del libro:

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