“Un giorno per la memoria” ǀ a cura di Anna Copertino ǀ Recensione di Maria Teresa De Donato

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Un giorno per la memoria è un libro – sarebbe più corretto usare l’espressione ‘una raccolta di testimonianze’ – straordinario, bellissimo, anche se, visto il contesto, quest’ultimo aggettivo sembrerebbe quasi paradossale.

È stato fatto un lavoro incredibile sotto tutti i punti di vista, dalla narrativa, alla cronaca, ma anche alla poesia, sì perché in fondo di poesia si tratta, di inno alla vita, all’amore, alla solidarietà e alla bellezza e profondità dei rapporti umani volti alla creazione di un Mondo migliore.

L’apporto che ogni autore ha dato nella ricostruzione, nella cura e nella stesura di tutti gli eventi ricordati rende onore alle vittime in primis e ai loro familiari, nonché a tutti coloro che hanno partecipato alla produzione di questo libro, per la totale dedizione mostrata in quest’opera e per il suo forte impatto sociale.

Un giorno per la memoria è un’ulteriore opportunità per commemorare le tante, troppe vite portate via da un soffio di vento e che sono state, però, immortalate nella coscienza collettiva – se non di tutti – quantomeno in quella di milioni di persone che “in una società complessa in cui il male e il bene si contrastano fra loro…” sanno che “…le idee e i principi di chi ha sacrificato la vita non muoiono mai”, anzi, si moltiplicano in quanto “restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.

Onore e gloria, quindi, vanno non solo alle vittime e alle loro famiglie, ma anche a tutti gli avvocati, i magistrati e i membri delle forze dell’ordine e non solo che si chiedono ogni giorno “se [hanno] fatto bene il [loro] lavoro e se sono a posto con la [loro] coscienza”; che cercano “di svolgere il proprio lavoro mantenendo quella integrità che può e deve fare la differenza”.  

Un aspetto che coinvolge soprattutto gli avvocati penalisti emerge e viene portato all’attenzione del lettore: la scelta se accettare il caso di un cliente in base al principio giuridico di una stato democratico secondo cui “tutti hanno diritto a una difesa” ed eventuali problemi che ne conseguono legati all’etica professionale che a volte si contrappone alla propria morale, alla propria coscienza.  Una decisione non facile da prendere, qualunque possa essere la nostra personale opinione in materia.

Le innumerevoli vite strappate in un baleno ed altrettanto improvvisamente di bambini e ragazzi innocenti, ma anche di uomini e donne di qualsiasi età, estrazione sociale, ideale politico o religioso, livello di istruzione e di cultura e la cui colpa è stata solo quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato o di aver vissuto fino alla fine la propria esistenza in piena armonia con i più alti e nobili valori etici e morali di rettitudine, onestà, dando il buon esempio alle proprie famiglie, ai propri figli e alla propria comunità ci spezza il cuore ma, al tempo stesso, costringe noi tutti a guardarci allo specchio, a confrontarci con la nostra coscienza e a porci domande profonde cui ognuno di noi individualmente deve dare una risposta:

Cos’è la Vita? Qual è lo scopo ed il valore che diamo alla Vita, alla sacralità della Vita?

Noi siamo uno specchio gli uni per gli altri. Il linguaggio che noi usiamo verso gli altri riflette il linguaggio interno che noi abbiamo con noi stessi. Il comportamento che noi abbiamo verso gli altri riflette la visione che noi abbiamo di noi stessi. La cura, l’amore, la dedizione ed il rispetto che noi riserviamo agli altri riflettono la cura, l’amore, la dedizione ed il rispetto che noi abbiamo per noi stessi. Ne consegue che la frustrazione, la rabbia e l’odio che manifestiamo verso gli altri non sono altro che una proiezione della frustrazione, della rabbia e dell’odio che proviamo per noi stessi.

Se non consideriamo ‘sacra’ la vita degli altri questo significa che in un angolo remoto della nostra psiche, del nostro cuore o persino della nostra mente, consideriamo del tutto insignificante la nostra stessa esistenza e che per noi vivere o morire è la stessa cosa in quanto siamo già morti dentro.

I motivi possono essere molteplici: la povertà, l’essere stati a nostra volta abusati sin dall’infanzia, la mancanza e/o precarietà del lavoro possono sicuramente aver contribuito a farci perdere il senso della Vita facendoci sentire come zattere in mare aperto abbandonate al nostro destino.

Ma così non deve necessariamente essere! Possiamo e dobbiamo noi tutti contribuire alla creazione di un Mondo migliore, di una nuova Umanità! Per farlo empatia, amore e solidarietà sono elementi assolutamente fondamentali. Noi tutti possiamo e dobbiamo sentirci parte integrante del Tutto.

Se solo ci fermassimo  a riflettere sul fatto che nessuno è immortale; che ‘polvere siamo e polvere torneremo’ ad essere e che nessuno di noi potrà portare le proprie ricchezze accumulate ed il proprio potere nella tomba forse inizieremmo a comprendere e a tesoreggiare la sacralità della vita. Riusciremmo, finalmente, ad accettare e a far nostro il fatto che, malgrado le nostre differenze di pensiero, vedute, tratti somatici, personalità e colore della pelle noi tutti non siamo che una grande famiglia, comunemente chiamata “Umanità”. Noi tutti siamo legati l’uno all’altro da vincoli imprescindibili, imperscrutabili, invisibili e, malgrado ciò, percepibili attraverso la sensibilità che ci accomuna quali esseri viventi e che troppo spesso viene soffocata ed annullata dall’effimera ricerca di falsi piaceri, dall’illusoria fame di potere e di soldi che, invece di creare benessere per tutti, alienano e distruggono privandoci della possibilità di gioire e godere dei pochi e veri valori della Vita seminando al tempo stesso sofferenza e morte.

Al contrario, sarebbe saggio soffermarsi a riflettere sul significato e sulle rispettive profonde implicazioni della Teoria del Caos – Effetto Butterfly, menzionata in questa pubblicazione – che ci ricorda che “piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.”

Piccoli cambiamenti nel nostro modo di pensare e nel nostro conseguente comportamento possono avere, infatti, un effetto boomerang: quanto più mostriamo solidarietà, ci aiutiamo, amiamo il nostro prossimo, tanto più gli altri ci mostreranno solidarietà, ci aiuteranno e ci ameranno.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” – affermava Mahatma Gandhi. E mentre “la vita passa in fretta e quasi non ci appartiene” noi tutti dovremmo sviluppare la consapevolezza che “la salvezza deve essere collettiva”.

Ognuno di noi ha un infinito potenziale. Ognuno di noi ha dei talenti che devono essere semplicemente identificati affinché possano essere utilizzati e consentirci di realizzarci al massimo delle nostre possibilità.

Se tutto questo ci fosse insegnato sin dall’asilo, vivremmo già in una società di gran lunga migliore.

A mio modesto avviso questa antologia dovrebbe, o potrebbe, rappresentare un trampolino di lancio, uno strumento da utilizzare a scopo educativo (o rieducativo) per il benessere di noi tutti e soprattutto di coloro che si sentono persi e senza una reale via d’uscita.