Libri in botte| Città Sommersa di Marta Barone

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Marta Barone
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Ci sono persone per le quali la certezza della propria origine, la scintilla di un loro personalissimo big bang genealogico innescatasi in qualche lontano anfratto della propria discendenza, assume le sembianze di una ovvietà priva di mistero, una specie di dotazione naturale che non necessita di alcun sforzo di decifrazione.

Poi, c’è Marta autrice e protagonista di questa storia di apnee e risalite, pervasa di esitazione e fremito come solo il procedere delicato di una chirurgica imbastitura col passato, e con sé stessa, può esserlo. Si vive, come fosse anche un’esperienza un po’ nostra, l’impellenza di ricomporre una biografia spaziale e temporale che riconsegni alla protagonista la testimonianza di un rinvenimento che il padre sia esistito, e che abbia abitato un tempo “sommerso” anche prima che lo diventasse.

Con lei, muoviamo i passi à rebours, verso il sentiero di Batu, risaliamo, cioè, una corrente gravitazionale che sospinge le cose su un immaginario fondale melmoso di una memoria in ombra, dove attendono pazienti che qualcuno restituisca un loro posto dentro. Scopriamo la storia di L.B. puntellata di rinvii all’Italia che era, e che forse esiste ancora nel silenzio dei “grandi”, una parte questa, che restituisce al lettore un sussulto commovente, al pari di quello che Marta prova ogniqualvolta si imbatte in un tassello del mosaico dei ricongiungimenti.

Perché sebbene ciascuno abbia la sua storia, per nessuno c’è esodo dalle origini, dai genitori né dagli anni di Piombo, annegati anch’essi come la città di Kitez per mano di chi la Storia l’ha scritta dimenticandosi di L.B. e di quelli come lui, di Marta e delle figlie delle serve, e per questo, andrebbe ricordata senza negazione né pudore né ideologia né paura: perché i ricordi, come la Storia, non si buttano, sono preziose vestigie con cui misurare il giorno, dei fossili che svelano il pensiero di una lontana era che stava preparando il nostro arrivo al mondo. Quello di Marta, ma anche un po’ nostro.

Marta Barone, “Città sommersa”, Bompiani Ed., Milano, 2020.

https://martabarone.com

https://twitter.com/marta_barone_

https://www.bompiani.it/catalogo/citta-sommersa-9788845299421

Se Città Sommersa fosse un vino, sarebbe un Nebbiolo Sperss D.O.C.

Naturalmente un vino piemontese come l’autrice per evidenti affinità territoriali e culturali, ma non solo. Per chi piemontese non è, spers significa remoto, sperduto, desideroso e questa mi è apparsa da subito la nota che più delle altre ricongiunge l’esperienza della lettura con quella enologica. Alcuni produttori annoverano una lunga genealogia che nei secoli ha portato avanti la tradizione dei vitigni, raccontando storie di “saldature” generazionali analogamente a quanto accade nella lettura proposta.

Per questo gesto di fedeltà alla terra e alle proprie origini, e per un’intensità caratteriale leggera e impressionante al contempo, il Nebbiolo Sperss si accompagna idealmente al romanzo di cui richiama i tratti compositi: è un vino dal sapore levigato, morbido e regolare al palato, con uno stile ricco ma mai pesante, tecnicamente potente, con un retroterra fisico, ambientale, etnico e culturale da cui trae valore e persistenza nel sapore come nella memoria.

Buona lettura e buona degustazione!