“Repressione emotiva e morte interiore contrastano con l’amore” | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini, Natalia Simonova e Gabriel Napoleone Elbano
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Amiche ed Amici carissimi, nella storia di Maria ed Enrico, tratta dall’inedita raccolta “Mastr’Antria e altri racconti”, l’autore, Andrea Giostra – Scrittore e Psicologo Clinico –, evidenzia un malessere molto diffuso: la morte interiore causata dalla repressione emotiva che, nel caso specifico, implica la rinuncia ad amare in virtu’ di un affetto stabile e protettivo.

Il tema ha appassionato anche il mondo del Teatro a livello internazionale, grazie alla trasposizione in scena a cura dell’attrice e sceneggiatrice Natalia Simonova.


“Al Tribeca” | Progetto internazionale di Natalia Simonova liberamente tratto dal racconto “Al Tribeca” della raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti” | Sceneggiatura teatrale, idea e realizzazione di Natalia Simonova con la partecipazione di Gabriel Napoleone Elbano e delle musiciste Georgiane Nati Maglakelidze, Nana Kurashvili e Tamar Maglakelidze |

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Maria è bella, benestante, colta, artista apprezzata, dotata di fascino e personalità esuberante. Spregiudicata quanto basta per concedersi l’ebbrezza della passione senza porsi limiti, ma insospettabilmente fragile a causa di un devastante abbandono subìto in età infantile, di seguito descritto dall’Autore: «L’abbandono infame che infante l’aveva tradita, ferita, dissanguata, resa esanime, immobile, impassibile, imperturbabile, inscrutabile, fredda, glaciale, indifferente, insensibile, consapevole, cosciente, resistente, forte, granitica, devastante com’era divenuta dopo l’adolescenza, da donna, adesso. Devastante malgrado la sua infantile fragilità che l’avrebbe accompagnata per sempre».

È soprattutto l’esuberanza di Maria a conquistare il cuore di Enrico, affermato avvocato discendente da abbiente e rigorosa famiglia.

La relazione tra Maria ed Enrico è nella sua essenza squilibrata: lui la ama profondamente, lei gli vuole bene! Maria è affascinata da Enrico… dalla sua passione per l’arte e la bellezza, tramandatagli dalla facoltosa famiglia, tanto da restare incantata dalla sua magnifica casa. Infatti: «La prima volta che Enrico mostrò a Maria quella casa, lei ne rimase incantata. Non capì più se si fosse innamorata di quella dimora o del suo uomo. Delle sue straordinarie possibilità o della sua innata intelligenza. Del gusto raffinato per la bellezza che possedeva da sempre o dell’agio nobile e distinto nel quale aveva costruito le sue bellissime dimore (…). Un gusto che era paralizzante per Maria che amava la bellezza, l’arte, la creatività, l’imprevedibile talento del genio. Quella casa per lei significava tutto questo. Enrico l’aveva imprigionata dentro quella dimora incantevole dove Maria si sentiva sé stessa, in simbiosi armonica con la sua intimità, disinibita, libera. Libera e prigioniera».

Tuttavia, non si fraintenda Maria con una volgare femmina opportunista…

Maria vuole tanto bene ad Enrico e volere bene è una forma d’amore, solo scevra da passione. Tuttavia è pur noto che, nel tempo, la passione è destinata a scemare e allora mi chiedo “quanti matrimoni o convivenze, basati inizialmente sull’attrazione reciproca – oltreché sul volersi bene – sono immuni dal percepirsi prigioniere?”. Forse è un’espressione impopolare, ma reprimere il prorompente desiderio dell’emozione procurata dalla passione è solo moralistico, non morale, non naturale.

Di seguito l’Autore ci partecipa con avvincente coinvolgimento delle sensazioni sperimentate dalla coppia: «Quella sera Maria trovò Enrico sulla soglia. Enrico l’abbracciò con calore ed affetto. Come sempre. Poggiò il suo viso sulla spalla di Enrico, tenendo le braccia lunghe e penzolanti. Un brivido leggero le trapassò la schiena. Nuovo. Mai sentito prima. Leggero e fugace. Insipido. Poi amaro. Ecco, sentì un sapore amaro che le impregnava la gola».

Quando si dice che il corpo, attraverso il suo linguaggio silente, palesa le nostre sensazioni ancor più chiaramente delle manifestazioni verbali… rispondere al caldo abbraccio di lui con le braccia penzolanti… deruba persino del disperato autoinganno.

Maria soffre. Soffre per non provare emozione e desiderio per Enrico, soffre perché gli vuole tanto bene. La sua fragilità le procura paura… teme l’affrontare la vita senza lui.

La descrizione prosegue straziante: percepire l’inesorabile fine… il dolore… la paura… «un altro brivido le trapassò la schiena. Era il brivido della paura. Del pericolo. Di un pericolo che sentiva arrivare. Il pericolo di ritrovarsi sola senza quell’uomo che l’amava più della sua stessa vita. Di quell’uomo che la proteggeva dallo sbaraglio della vita».

Ed ancora… la composta disperazione di lui… Lui, che in nome del suo immenso amore, consapevole, da sempre, accettava persino l’inaccettabile… «di quell’uomo che le aveva donato la libertà di curiosare il mondo, la vita, i sentimenti, l’amore che non fosse il suo».

D’altronde, Maria, se privata della libertà di sperimentare la sua esuberanza, appagando i suoi desideri di emozioni profonde e l’innato bisogno di trasgressione, sarebbe morta interiormente ed Enrico l’amava viva, viva e vitale… tanto da lasciarla andare. Egli ben sapeva che se l’avesse imprigionata nelle classiche convenzioni sociali l’avrebbe persa…

Andrea Giostra, scevro da falso moralismo, pone in evidenza alcuni aspetti fondamentali di una relazione: il dovere di rispettare il/la partner per quello che è. Cedere alla manipolazione di plasmarlo assecondando i nostri desideri, significa privarlo della libertà di essere se stesso e, questo sì, è immorale e, comunque, quand’anche l’ardua impresa fosse realizzabile, diverrebbe inevitabilmente un boomerang: ci ritroveremmo a fianco una persona diversa dalla quale ci siamo innamorati. Infatti, nell’interpretare la scelta di Enrico, Andrea asserisce: «Quell’ottusa strategia di possesso convenzionale, gli avrebbe derubato Maria per sempre (…) Avrebbe avuto una Maria derubata della sua anima (…) Una Maria che non avrebbe più potuto amare perché uccisa nella sua anima. Sì, in quel modo avrebbe avuto Maria vivente, ma morta al contempo. Morta per sempre».

Un caro abbraccio a voi tutti ed un sentito ringraziamento ad Andrea Giostra.

Daniela Cavallini