Tacco dodici: 12 livelli di spiritualità di Flaviana Pier Elena Fusi

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Tacco dodici:12 livelli di spiritualità di Flaviana Pier Elena Fusi

 

Pare poesia, chi cammina su quella scia, di un tacco che dà lo stacco, dalla terra che tiene all’attracco. Innalzarsi dalla materialità è qualità di chi usa la spiritualità. È abilità stare a quel’altezza là. Volteggiare su dodici centimetri è dote di spiriti terrestri ormai maestri, che gli ardori di signori rende autori e professori: possono imparare anche solo restando a guardare. È quella postura indice di misura, della signora che l’eleganza assapora. Un sensuale ancheggiare, rende muto il pubblico ad osservare, se si incede con sapere, si fa gioco di un potere, quello imparato nella vita, che non è cosa già stabilita. È duro apprendimento, che tiene conto di ogni momento. Avanzare vuol dire sbagliare, ma anche correggere e, se è necessario, indietreggiare, prendere la rincorsa e cambiare l’andare. Tutto è arricchimento, se ci si guarda bene dentro. Col tacco è più duraturo, si ottiene un baricentro sicuro. Ci vuole fermezza, perciò si lasci andare la debolezza, una buona dose di autostima, che qui non serve solo a far la rima. La costanza e l’allenamento sono componenti da tenere nel tempo. La compostezza e la fierezza arrivano insieme alla carezza, per chi guarda l’esistenza con leggerezza. Da quell’altura si vede il mondo da altra angolatura: si deduce che la calzatura, rende protagonista chi della vita ne fa animistica avventura.

 

Sei più sei: dodici strati evolutivi di Edoardo Flaccomio

La scarpa simboleggia il tipo di vita vissuta dalla persona che la indossa; può essere logora, sporca, consumata, con la suola bucata; viceversa, pulita, elegante, slanciata con tacco. Una bicicletta, una motocicletta, un monopattino, tutti i mezzi con due, tre o quattro ruote, rappresentano anch’essi lo stile di vita dell’individuo che ne è proprietario.

Scarpe strette o larghe, morbide o dure, alte o basse, stivali o sandali, ciabatte o zoccoli, simboleggiano tutti qualcosa.

JOSHU, monaco zen vissuto tra l’ottavo e il nono secolo, tiene un comportamento strano con i suoi sandali. La storia è questa: due gruppi si contendono un gatto, ma non trovano l’accordo. Per risolvere il problema, si rivolgono ad un Maestro. Questi, dopo aver ascoltato, sguaina la sciabola e squarta in due il gatto, dalla testa alla coda. Un allievo chiede al maestro JOSHU, come si sarebbe comportato, lui, di fronte allo stesso problema. Alla domanda non segue una risposta, il maestro si toglie i sandali, se li poggia in testa e va via, lasciando di stucco l’apprendista.

Riuscire a indossare con destrezza, agilità e disinvoltura una scarpa sobria, pulita, elegante, con tacco dodici, è un’impresa ardua. Qualora venissero a galla vanità ed ego, la donna precipiterebbe a terra. Storte, cadute rovinose e deformazioni della colonna vertebrale, sono la logica conseguenza di chi non possiede il giusto sapere interiore. Padroneggiare il significato della propria quotidianità, allinearsi alle leggi del cuore, permette di elevarsi.

Il tacco dodici richiama alla mente la corteccia cerebrale umana. I due emisferi contengono ciascuno sei strati cellulari, la cui somma è dodici.

12 è il numero della levatura iniziatica e della completezza. Iniziatico si riferisce all’Ordine Creatore, al giorno uno: In Principio, asserisce l’Antico Testamento. Una donna che sa risvegliare appieno l’Ordine Interiore, è in grado di salire su un tacco dodici senza problemi. Da lassù contempla ciò che ha fatto nel corso dei vari cicli della vita, fino a quel momento: abilità non comune.

Superare il tacco dodici è deleterio, pericoloso, perché si oltrepassa il limite. Nel corso di certe sfilate, volutamente provocatrici, si osservano cadute memorabili e penose di giovanissime modelle su tacchi altissimi.

Quando JOSHU si toglie i sandali e se li pone in testa, vuole annunciare la fine di un ciclo, ovvero il completamento del sesto Livello dell’Emisfero Creatore Sinistro e del sesto Livello dell’Emisfero Creatore Destro. Piedi e testa sono in relazione: Inizio e Fine. Non è un caso che le cellule del Livello uno del nostro cervello parlante, preposte principalmente all’acquisizione del linguaggio, siano le stesse del Livello sei, l’ultimo; nonostante la distanza, tali cellule, a forma di sigaro, sono in contatto fra loro; motivo per cui, le persone anziane, ricordano l’infanzia con una certa facilità.

L’entrata nel livello due e nel Livello tre della vita del ciclo preso in considerazione, implica l’acquisizione dei simbolismi, che successivamente, dopo i quarant’anni, dovranno essere decifrati dalle cellule del Livello quattro e del livello cinque della corteccia cerebrale, pena l’errare nell’incertezza. Il livello sei concede la visione d’insieme dei fatti. I Sei livelli di Sinistra più i Sei livelli di Destra ,formano i dodici strati da attraversare e contemplare al fine di elevarsi…anche su un tacco dodici.

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Flaviana Pier Elena Fusi
Vivo, prego, amo: Bio…Grafia. Nord Italia, Lombardia. Brescia è precisamente la città che mi diede i natali. Il nome Berescit qui è inserito; la Testa Parlante, la Coscienza Universale che guida la Totalità, guida anche la mia esistenza. Trascorro i primi ventitré anni studiando. Magistrale, maturità, la consuetudine vuole che si dica maturità Magistrale a cui segue un quinto anno ad indirizzo giuridico per acquietare la mia sete di giustizia. Logica conseguenza è l’università statale di Milano, l’indirizzo è giustappunto Giurisprudenza. Pochi esami mi bastano per capire, benché il primo di Diritto privato lo ricordi ancora con la stessa emozione, mi accorgo che non è la giustizia di questo mondo quella a cui anelo. Rincorro altro. È tensione che vuole la mia anima libera da condizionamenti, da vincoli, da dogmi impartiti e da quelle regole ferree che non calzerebbero neppure al ferro. Mi piace spaziare in ogni direzione, me stessa è il verso che prediligo. Mi scruto per sanare antiche ferite. Guardo bene dentro, prima di mostrarmi fuori. Non sono pronta! Psicomotricità aiuta ad armonizzare il movimento con lo spirito. Un triennio, come laurea breve e sono in regola: abilitata ad una professione. Scelgo di aprire una palestra, poi due e alla fine saranno quasi tre se considero il mio studio privato, spalmati tra Brescia, Verona, laghi e valli. È vera scuola, la palestra di una vita. Gli atleti, amici e quasi figli. Le amiche, colleghe e quasi sorelle. Gli allenamenti sprigionano energia che tempra e i risultati arrivano anche se non li vado cercando. Accumulo una serie di brevetti che nemmeno ricordo, ma posso considerarmi istruttrice di svariate discipline. Cominciai con l’aerobica, che impazzava in quegli anni, per passare al body-sculpturing, step e via così fino a collezionare tutti quelli dettati dalle mode del momento. Ginnastica dolce, ginnastica isometrica, ginnastica in salsa. Impartisco personalmente corsi di training autogeno: una corsa a tutto. Lezioni sparate di fila che mantengono il mio corpo scattante e la mia mente pronta. Mi ritempro e quando abbasso la saracinesca della palestra sono preparata per altra attività: la ristorazione. Una passione che contiene più di una virtù: l’ospitalità, il ricevere, la disponibilità ad accogliere mi aiutano a diventare donna. Il primo ristorante a venticinque anni, il secondo a quaranta e il terzo? Beh il terzo scelgo di farlo all’estero. Ho maturato una certa esperienza nel campo dell’imprenditoria. So cosa funziona e cosa no. Sull’onda dell’espansione diversifico gli interessi economici. Mi tuffo nel mondo della bellezza… dell’anima. Lo spirito mi guida come vento sottile ad aprire il ‘Centro Benessere ‘Siddaharta’. Sulle rive del lago di Garda apre i battenti un atelier, dove l’estetica si unisce alle profondità dello spirito. Come dentro così fuori. Ispirato al principe Siddharta, questo negozio contiene in sé incanti reconditi, che solo ora si palesano nella loro sincronicità cosmica. Avevo trentacinque anni quando inaugurai quel centro, esattamente la stessa età che il Principe aveva quando ricevette la Buddità. Siddharta si trasforma in Buddha. Il nome significa esattamente: il risvegliato, l’illuminato, colui che detiene la Conoscenza, che intende perfettamente come parla la Vita. Da quell’esperienza nasce la mia trasformazione. Quell’anno 2000 segna il mio Vesak, è questo il nome dato dalla dottrina buddista al compleanno di Budda. Viene celebrato ogni anno nel plenilunio di maggio, casualmente anche il mio mese di nascita. È in quell’anno che inizia la mia attività scrittoria pubblica, mi propongono di curare una rubrica sul benessere per una rivista locale: ‘La Bolina’. Sono imprenditrice di me stessa, ma tendo ad un altro tipo di creazione, diventare madre è l’anelito che mi spinge a lasciare questa impresa; il momento arriverà qualche anno più tardi. Nel frattempo rischio e ricomincio. Seguo stage e aggiornamenti e non tralascio l’attività politica. Sono propositiva, credo nella globalizzazione ed è qui che riesco a ‘portare a casa’ qualche risultato cimentandomi nella collaborazione diplomatica, per così dire, che favorisce il gemellaggio tra comuni di diversi stati. Parlo tre lingue e scrivo, scrivo, scrivo. La scrittura mi catapulta in un mondo nuovo fatto di comunicazione. Il mio primo romanzo autobiografico “ Le Rivelazioni della Stella Bianca” è dedicato a mia figlia. Bianca: il sogno realizzato. È per merito di questo libro che approdo in radio; una emittente storica, la più importante della regione Calabria, mi offre un appuntamento fisso. Sono ospite tutti i lunedì, nel programma Blaterando, ideato e condotto da Anna Maria Esposito responsabile della testata giornalistica. Una scuola di voce, di toni e di parole scelte con cura. Contenuti lavorati e rielaborati per essere trasmessi con spontaneità nuova. Il pubblico non lo vedo, ma lo percepisco vivace e attento. Mi galvanizza l’incontro ‘in onda’ e sono fiera di far parte in certo modo di uno staff radio. L’emozione prende forma da una canzone che dà il ‘LA’ e … ‘SI FA’ il programma. Risuona armonia fuori da me e riporta nuova linfa in me, quella che poi a casa utilizzo per scrivere ancora. Il secondo e il terzo libro si sono creati magicamente e quasi contemporaneamente. La fase del riscaldamento motori è iniziata; è il tuffo nella mia vita ciò che ora mi interessa!