8 Agosto 1943 | di Mariella Di Mauro

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Acireale

La mattina dell’8 agosto del 1943, la 50° divisione di fanteria inglese, seguendo il percorso della ferrovia e la statale 114, giunse alla stazione di Acireale e dopo aver superato gli ostacoli frapposti dai guastatori tedeschi, che avevano fatto saltare il ponte sulla ferrovia con enormi cariche di esplosivo, occuparono la città. Altri gruppi inglesi, contemporaneamente, occuparono la parte ovest di Acireale bloccando i nemici che sparavano da Piano d’Api. Già il 10 luglio, contrastati dalle truppe tedesche, gli alleati avevano iniziato lo sbarco in Sicilia costringendo le truppe avversarie a ritirarsi, inesorabilmente, verso Messina. I giorni a seguire furono problematici per gli abitanti dell’isola. Ad Acireale, gli ultimi giorni di luglio erano stati molto difficili, la città, nonostante sede di ospedali, fu ripetutamente bombardata sia dal mare che dall’aria: i danni a case ed edifici pubblici furono notevoli, numerosi  i morti tra militari e civili. Gli acesi, nel panico, cominciarono in massa a scappare lasciando la città quasi deserta. C’erano, poi, notizie poco rassicuranti sugli alleati che erano stati additati come selvaggi, violentatori e, anche, cannibali. Così le famiglie agiate si erano rifugiate nelle case in campagna e la gente comune aveva trovato rifugio un po’ dovunque, perfino nelle gallerie ferroviarie utilizzate come ripari antiaerei. Certo, era l’occasione che i malfattori aspettavano! Case, esercizi commerciali, depositi rimasero incustoditi e presi di mira. Sotto il castello Pennisi di Floristella, nei pressi della stazione ferroviaria, un vagone carico di casse piene di biglietti di banca con due guardie tedesche a vigilare fu svuotato e le sentinelle uccise. Ancora oggi si dice che gente del posto si arricchì improvvisamente grazie a questo feroce episodio.

L’8 agosto, dunque, superato il blocco, gli alleati entrarono in città, salirono dalla via Vittorio Emanuele e non trovarono altri ostacoli: la città era quasi deserta, solo pochi acesi li guardavano e qualcuno li acclamava con gioia. Dopo quella data gli abitanti cominciarono a simpatizzare con le truppe che intanto dispensavano sigarette, cioccolata, caramelle, zucchero: una manna dal cielo per chi da giorni e giorni aveva vissuto di stenti e digiuni forzati.

Per quanto riguarda la preoccupazione per la fama degli inglesi, gli acesi non ebbero problemi, gli alleati furono molto tolleranti, anche se nel territorio etneo gli inglesi avevano campi di concentramento pieni di fascisti, noto è il caso del segretario  Cristoforo Filetti e degli altri giovani appartenenti al partito che furono lasciati liberi. Nei giorni a seguire, anzi, il clima diventò ancora più sereno e gli scambi tra loro e la popolazione aumentò. Gli acesi fecero il possibile per procurarsi le sterline delle truppe che valevano molto più delle lire. I pasticcieri, per esempio, con i mezzi che avevano, inventarono nuovi dolci: cuore di cane cioè granita di limone senza zucchero, Pancamiel un impasto di farina nera ed estratto di carrube che faceva  riferimento al pasticciere Pippo Castorina. La gestione amministrativa fu affidata al barone Agostino Pennisi che gestì il comune, fino a novembre del  1943, onorevolmente, cercando di venire incontro ai bisogni della gente che lentamente faceva ritorno alle loro case.

Oggi queste date sono distanti da noi, “troppa acqua è passata sotto i ponti”. Se ci capita, però, di visionare delle foto dell’epoca dove in mostra di sé c’è Aci antica, oltre alle belle immagini e ai bei volti dei nostri nonni, viene la pelle d’oca quando si vedono le foto delle “nostre” strade con i carri armati e i soldati con le armi in pugno prendere possesso della nostra città.

Mariella Di Mauro